Chi erano Walter Tavoni e Fernando Mugnaini. La verità è un atto rivoluzionario

Chi erano Walter Tavoni e Fernando Mugnaini. La verità è un atto rivoluzionario

Nella zona della Bassa Modenese, la sezione locale di Forza Nuova ha deciso di intitolare la propria sede alla memoria di Walter Tavoni e Fernando Mugnaini, sottufficiali della Guardia Nazionale Repubblicana e uccisi dai partigiani sul finire della Seconda guerra mondiale. 

Tanto è bastato, ovviamente per accendere gli animi e suscitare le proteste della stampa locale. Di seguito, pubblichiamo la replica di un militante forzanovista di Mirandola, Giovanni Facchini, che in un breve comunicato pubblicato sulla pagina Facebook di Forza Nuova Modena ha replicato alle accuse e spiegato le ragioni dell’intitolazione. 

L’Indicatore Mirandolese, nel pubblicare la nostra doverosa replica ai vergognosi articoli precedenti, non ha perso l’occasione di regalarci l’ennesima (non richiesta) lezioncina politicamente corretta di educazione civica, democratica e storica, prendendo spunto dalla dedica della nostra sezione della bassa modenese, ma di fatto per ora di tutta la nostra comunità militante provinciale, a Walter Tavoni e Fernando Mugnaini: “Per completezza di informazione ricordiamo che Tavoni e Mugnaini erano due sottufficiali della Guardia Nazionale Repubblicana, la spietata forza armata fascista creata da Mussolini dopo l’8 settembre 1943 con compiti di polizia interna e militare. Vennero uccisi il 18-19 aprile del 1945 dai partigiani a San Martino Spino, cittadina che aveva ben conosciuto l’orrore nazifascista…”

Ringraziamo quindi l’Indicatore Mirandolese, che porge anche a noi l’occasione per spiegare a un pubblico maggiore chi furono questi giovani, martiri ed eroi dell’Italia libera. Sempre PER COMPLETEZZA DI INFORMAZIONE, si intende…

Walter Tavoni, 19enne giovane allievo ufficiale della Guardia Nazionale Repubblicana, maestro di scuola, originario di Morciano di Romagna (Rimini), infatti, non fu semplicemente ucciso dai partigiani, bensì fatto prigioniero, orrendamente torturato e CROCIFISSO. Sì, avete capito bene, anche questo succedeva a Mirandola 70 anni fa: CROCIFISSO al portone di un casolare di campagna e poi finito con un orrendo tiro a segno dei suoi assassini. Walter Tavoni non aveva commesso alcun crimine o strage “nazifascista”, semplicemente combatteva, vestendo con onore una divisa italiana, dalla parte perdente, e probabilmente i suoi carnefici avevano voglia di sfogare la loro frustrazione e il loro odio divertendosi con i nuovi portentosi mitra Sten regalo dei loro padroni, gli invasori angloamericani…

La vicenda è abbastanza nota e documentata, purtroppo, e qui di seguito riportiamo un vecchio articolo della Gazzetta di Modena del maggio del 2003, che riassumeva la tragica vicenda, venuta alla ribalta perché ancora l’anziana sorella si era recata a Mirandola a fare ricerche… Ci chiediamo quindi come mai l’amministrazione comunale di Mirandola, sempre così sollecita a promuovere e sponsorizzare ogni battaglia “politicamente corretta”, non appenda accanto al cartello “Verità per Giulio Regeni” anche un “Verità per Walter Tavoni”. Prima di pontificare e protestare per le orrende torture subite dal giovane ricercatore in Egitto, non sarebbe meno ipocrita e più giusto ricordare e fare chiarezza sui macellai torturatori di casa nostra? Furono innumerevoli le esecuzioni sommarie, le violenze, gli stupri, le rapine, torture e soprusi commessi durante e soprattutto dopo la guerra civile da sedicenti “partigiani” comunisti, almeno fino al 1948, in tutta la Bassa Modenese, ma, nonostante il successo commerciale dei libri di Giampaolo Pansa, ancora qui si stenta a parlarne con piena libertà di coscienza…

Gazzetta di Modena, 22/05/2003

Fernando Mugnaini, nato nel 1926 a Siena, era anch’egli sottotenente della Guardia Nazionale Repubblicana ed era, secondo tutte le testimonianze, il migliore amico di Tavoni. Non a caso morirà, insieme ad altri due militi, il giorno successivo durante un’azione disperata nel tentativo di liberare il compagno catturato. Almeno in questo caso pare si trattò di una morte sul colpo, in combattimento, senza il corollario da film horror e splatter che certi “eroici” partigiani hanno sempre riservato ai civili inermi e ai prigionieri indifesi…

Ricordiamo Mugnaini anche perché è giunta fino a noi la sua ultima lettera scritta alla madre, che non ha certo il tono lamentoso e lacrimevole che ci si aspetterebbe oggi da un ragazzino travolto da una guerra ormai persa. Si tratta di un linguaggio forte e d’altri tempi, forse difficile da capire e da comprendere per i giovani d’oggi, ma non si può restare indifferenti di fronte alla drammaticità di queste parole e alla incredibile determinazione e fierezza di questo giovane uomo di 19 anni:

«Cara mamma, ho ricevuto ieri la tua lettera del 9…L’epicentro della tempesta si approssima. Tutto il mondo, col peso del suo marcio sta per rovinarci addosso. Irrigidiamoci! Disumaniamoci! Dimentichiamo affetti, sentimenti, tutto ciò che riguarda noi stessi. Facciamoci un cuore di sasso; imponiamoci una coscienza spartana. Induriamoci nella rinuncia. Le mascelle serrate, tiriamo diritto sino in fondo, a qualunque costo. Tutto, tutto perisca! Uomini, cose, città di ieri e di oggi. Muoia tutto un passato e tutto un presente. L’idea sola resti grande per la vittoria e nella vittoria. Tutto perdiamo! Amici, parenti. congiunti, gioie. Restiamo nudi! L’anima sola di noi resti! Ma che il nemico scavalcando i nostri cadaveri, senta su di sé la condanna del sangue che lo schiaccia; l’alito invincibile di una fede che ha smosso le montagne e sconvolto cieli e oceani. Non so perché ti scriva così. Sono un carattere difficile, lo sai; non amo confessare a nessuno e tanto meno a tè quello che ho dentro; ma dal momento che lo vuoi, oggi faccio un eccezione, anche sapendo di esprimermi, come al solito, con una crudezza che non ti farà bene…..Adesso per la prima e forse ultima volta, ho una fede che mi fa’ sentire la bellezza della vita e della lotta che la giustifica, che rende degni di amarla e di viverla. Questa parentesi di vita e di luce che una immane tragedia di popoli mi offre come un imperativo nel rischio della disperata missione, finalmente mi fa’ pensare con serenità e spirito di coscienza. Adesso capirai perché in questa parentesi, per me inestimabile, io getti affetti, speranze, energie, l’anima intera a consumarsi; vivendo nel tumulto tutta la sua giovinezza. A Dio chiedo solo che io possa al momento del collaudo restare coerente a me stesso, ch’io non retroceda, né esiti, né mi smarrisca, quando apocalittica infurierà la lotta sui campi d’Europa e la vittoria vorrà significare credere fino ai limiti dell’assurdo e oltre.»

Walter Tavoni e Fernando Mugnaini rappresentano quindi per noi, mirandolesi, italiani e forzanovisti di oggi, un esempio di coraggio e sacrificio sempre attuale. Lottare per i propri ideali, anche quando ormai tutto sembra perduto, è un messaggio universale che va oltre la contingenza storica della terribile lotta di 70 anni fa, e uno sprone per i giovani di oggi a non arrendersi al conformismo e all’omologazione imperanti. Crediamo che la loro storia di amicizia e cameratismo portati fino all’estremo e il loro esempio – il martirio di Tavoni, la fiera determinazione di Mugnaini – andrebbero additati nelle scuole agli studenti e la loro storia ricordata e onorata da tutti gli italiani che ancora credono in un paese libero e indipendente, in questo difficile momento di crisi materiale, ma soprattutto spirituale e morale.