Di Maio candidato premier. E’ davvero “un’altra storia”?

Di Maio candidato premier. E’ davvero “un’altra storia”?

Annunzio Vobis Gaudium Magnum,  

Habemus Candidatum Premier!

«Adesso inizia un altra storia», dice Beppe Grillo durante il comizio che sancisce l’incoronazione di Luigi Di Maio a candidato premier per il Movimento 5 Stelle.

Comizio noioso, quello del Leader Maximo, in perfetto stile prodiano. Mezz’ora di parole, con scarso o quasi nullo significato logico. Adesso inizia un’altra storia dunque, ma che non ha nulla di nuovo, a parte un partito (perché di questo si tratta) come il 5 Stelle, creatura nata con l’avvallo di tutti quei poteri forti che non hanno altro scopo se non quello di impedire l’avanzata dei movimenti nazionalisti.

D’altronde il prode Grillo ama andare controcorrente, nel senso letterale del termine: «Il nostro scopo è abbattere i partiti, non crearne di nuovi», diceva Grillo sul palco del primo VDay del 2007 a Bologna. Infatti, subito dopo è nato il Movimento 5 Stelle, benedetto subito dall’ex-ambasciatore USA a Roma Spolli, e dall’ex-Segretario di Stato Usa Condoleezza Rice.  

Ci ha messo poco comunque il comico genovese a togliersi la maschera di dosso, passando dal leggendario «Se non ci fossimo noi avanzerebbe il fascismo, noi abbiamo arginato Forza Nuova», all’altrettanto geniale «Apriremo il parlamento come una scatoletta di tonno».

Di tutte queste parole ci restano un gruppetto di sindaci a 5 Stelle, autori di disastri epocali (Filippo Nogarin a Livorno, Virginia Raggi a Roma i più clamorosi), e un partito che unisce il tipico modus operandi di una setta di mamma ebiana memoria, alle visioni millenaristiche di Casaleggio padre prima e del figlio poi, che paventano un mondo unico e cosmopolita governato da super entità cibernetiche in stile 2001 Odissea nello spazio (Dio ce ne scampi). Il tutto con il beneplacito di varie affiliazioni massoniche a e di tutti quei poteri forti che vogliono che tutto cambi perché che niente cambi.

Perché a questo servono i 5 Stelle. Stelle giovani, ma che concettualmente nascono nel giugno del 1992, quando nel porto di Civitavecchia, a bordo del panfilo Britannia, dove si riunirono membri di alta finanza, grande industria, partiti politici, che si riunirono in gran segreto per spartirsi il patrimonio industriale italiano. E il prode Grillo c’era, come ha testimoniato in diverse occasioni, senza essere smentito o querelato, Giovanni Sandi di Genova, testimone oculare che ha dichiarato sia di aver visto Beppe Grillo scendere dal tender del panfilo Britannia, che di aver visto lo stesso Grillo intervistato sul posto da una troupe dell’allora neonato Tg5, capitanata dall’allora giovane giornalista Enrico Mentana, che non ha neanche lui querelato Sandi.  

Questo è l’humus da cui nascono le 5 Stelle di Grillo, di Di Battista, del candidato di Maio, che non ha mai lavorato un giorno in vita sua e che sembra una fotocopia di quel Macron che in Francia è stato creato e foraggiato per far si che il fronte euroscettico non prendesse campo in Francia. E se queste sono le stelle che dovrebbero far brillare il panorama politico italiano, non ci resta che sperare in una bella e duratura eclissi totale.