La validità di una scelta, vent’anni dopo

La validità di una scelta, vent’anni dopo

Nella nascita di Forza Nuova sono inscritte le profonde ragioni ideali che ne determinano la sostanziale inassimilabilità al clima putrido e vischioso del politicantismo democratico.

La significativa elezione dell’Arcangelo Michele a emblema e archetipo della sua battaglia di redenzione nazionale attesta eloquentemente la fedeltà a quell’etica legionaria che, nelle sue feconde e provvidenziali reviviscenze storiche, ha eretto un saldo baluardo alle aberrazioni di una modernità presuntuosamente conculcatrice di ogni anelito eroico e di ogni elevazione spirituale.

Le intuizioni che hanno presieduto alla costituzione di siffatta milizia ideale, radicata nella più pura tradizione italiana e nel conseguente ripudio di una politica intesa come pedissequa conformità a sofistici e cerebrali ideologismi, riceve illuminanti riscontri nella sua non casuale data di fondazione: il 29 settembre 1997, giorno consacrato alla memoria di San Michele Arcangelo, Roberto Fiore e Massimo Morsello hanno coraggiosamente riaffermato la necessità di ricongiungere la politica ai presupposti spirituali capaci di finalizzarla al conseguimento del vero bene di una comunità nazionale; ispirandosi al fervore caritatevolmente profuso dal Principe delle schiere celesti nella lotta decisiva contro le potenze ostili ai disegni della divina Sapienza, essi si sono contestualmente richiamati al valore eroico della Legione dell’Arcangelo Michele, che il 24 giugno di settanta anni prima Corneliu Z. Codreanu aveva fondato in Romania per debellare la sovversione giudaico-massonica.

Da quanto precisato, si desume facilmente come Forza Nuova, ricusando di adattarsi al ruolo appariscente ed effimero di formazioni parlamentari spurie, politicamente omologhe al vigente assetto demo-oligarchico (Movimento 5 Stelle, Fratelli d’Italia, ecc.), e costituzionalmente abilitate dal medesimo a esercitare una velleitaria opposizione di comodo, non sia disponibile a compromessi con un sistema che ha deturpato la fisionomia spirituale e culturale della nostra Patria attraverso il suo asservimento al prepotere finanziario e ad una criminosa legislazione lesiva dei valori della famiglia e della vita.

Ponendo l’ordine voluto dall’Altissimo come condizione preliminare entro la quale la politica è ontologicamente vincolata a esplicare una saggia e opportuna strategia rettificatrice, Forza Nuova, fedele alle fondamentali premesse di un cattolicesimo non avvilito da ambigue e svigorenti tendenzialità neomodernistiche, contribuisce a chiarire i rilevanti equivoci accumulatisi arbitrariamente sul travisato e abusato termine “rivoluzione”.

Come è noto, esso è prevalentemente e capziosamente adottato per designare le correnti politiche e culturali che hanno concorso a sradicare l’Europa dal suo tradizionale alveo romano e cattolico, precipitandola nella convulsa spirale di un disordine artificiosamente travestito dai rigori di una tirannica legalità; valutando il concetto di rivoluzione in relazione alle connotazioni semantiche ed etimologiche del vocabolo che lo esprime, ci si avvede che esso, anziché additare lo scardinamento dei principi della religione e della giustizia, sottende l’esigenza di riordinare le varie articolazioni di una specifica realtà comunitaria attorno a un centro capace di promuoverne la sana e organica reintegrazione.

La ricomposizione dell’ordine civile violato dalla corrotta repubblica antifascista e, più generalmente, dal mondo democratico, comporta una provvida e operosa riattualizzazione della positiva azione rivoluzionario-restauratrice che riconnette la temporalità al filone aureo della Storia Sacra e che, realizzandosi nella fulgida “luce del Medioevo” come Res Publica Christiana, tramanda ai secoli venturi l’esempio di una compagine politica configurante le sue diverse strutture in una sintesi consacrata dalla parola divinamente animatrice del Redentore e della Sua Chiesa.

La virile vocazione equestre del miles Christi, l’aristocratica liberalità del signore feudale, la tenace volontà del contadino vandeano di opporre alla virulenta propaganda democratico-giacobina la straordinaria concretezza della sua terra e della sua fede, proiettano la loro esemplarità etica e spirituale ben oltre i limiti cronologici della loro manifestazione, proponendosi quali figure rappresentative della visione del mondo che ha plasmato il senso dell’autentica civiltà europea.

In opposizione alle derive di una temperie politico-culturale viziata dalle sue originarie opzioni laiche e antropocentriche, i richiami di Forza Nuova al fascismo si inquadrano in una concezione integralmente realistica, rivolta a smascherare le falsificazioni ideologiche invocate a copertura delle ignobili cupidigie dei poteri forti, che diffondono deliberatamente i veleni della corruzione morale e intellettuale per schiavizzare i popoli e dissolverli nel plumbeo grigiore tecnocratico della “dissocietà” globalizzata.

La positività delle impostazioni dottrinali e delle realizzazioni politiche del fascismo, indenne dalle tentazioni romantiche e neopagane del coevo regime tedesco, si traduce nella creazione di uno Stato promotore di concordia civile e garante dei principi spirituali, che, nel segno luminoso del Cattolicesimo romano fondano la continuità della nazione.

Proponendo una lettura del ventennio nei termini culturalmente appropriati di anti-ideologica “rivoluzione restauratrice”, Forza Nuova sfugge alla sterile dialettica fondata sulla falsa antitesi tra le disaminate parvenze del progressismo e del conservatorismo che, in quanto variamente riconducibili alla sovversione del 1789, fomentano il naufragio nichilistico determinato dalla dissoluzione del mondo moderno e delle sue ingannevoli certezze.

In altre parole, ciò che contraddistingue il movimento guidato con sagace intelligenza da Roberto Fiore rispetto alle diverse componenti approssimativamente e convenzionalmente ascrivibili all’area della “destra radicale” è il deciso rifiuto di avvalorare la categoria filosofica del nichilismo a fronte dei desolanti scenari del rovinoso decorso post-ideologico e dei suoi premeditati attacchi all’ordine naturale; il motivato riferimento alla tradizione cattolica e alla sua origine soprannaturale esclude per principio qualunque considerazione positiva delle pretese potenzialità ricostruttrici di un fantomatico “nichilismo reazionario” che, sulla scorta di autori quali Evola e Nietzsche è ritenuto da una parte rilevante della predetta destra radicale virtualmente idonea a suscitare improbabili e inopinate “rinascite”.

Fondata su un patrimonio dottrinale sapientemente configuratosi nel corso dei secoli lungo una direttrice che potremmo chiamare la linea provvidenziale della storia, Forza Nuova ha lucidamente colto nella globalizzazione plutocratica la brutale pressione appiattitrice del liberalismo e del comunismo, che perseguono l’estirpazione delle radici religiose e civili del vecchio continente, per asservirlo all’arbitrio di oligarchie finanziarie democraticamente dissimulate dai trucchetti sofistici della sovranità popolare.

Il protrarsi di consistenti e incontrollati flussi immigratori, i rischi di una imminente islamizzazione delle nazioni un tempo cristiane, la democratica supponenza di pseudo-leggi che presumono vergognosamente di codificare come “conquiste civili” pratiche aberranti quali il divorzio, l’aborto e le unioni omosessuali, rappresentano le gravi avvisaglie di una decadenza politica che attanaglia l’Europa nell’atmosfera stagnante e corruttrice della liberal-democrazia.

Estranea agli svariati condizionamenti che nella composita area del neofascismo hanno precluso la via alla “soluzione cattolica del problema moderno”, Forza Nuova ambisce a ridestare i popoli europei dalle mistificazioni di una cultura asservita ai contro-dogmi della modernità ultima.

Le violente reazioni persecutorie del potere demo-oligarchico e dei suoi prezzolati servi dell’ultima sinistra, cercano vanamente di bloccare l’opera rivoluzionaria avviata, vent’anni or sono, da Fiore e Morsello.

Con la sua convinta adesione al retroterra tradizionale riemerso nel ventesimo secolo, in quel crogiolo di fervide e propositive idealità che Luigi Gagliardi ha definito come “la cultura controriformistica del fascismo”, essa potrà ridare all’Europa piena consapevolezza dell’alta missione civile affidatale da Dio.