La morte definitiva delle democrazie europee arriva col CETA

La morte definitiva delle democrazie europee arriva col CETA

Il 21 settembre è entrato in vigore il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) in via provvisoria. Sebbene questo delirante trattato, per essere in vigore, debba essere ratificato da tutti i Parlamenti dei Paesi membri, con una decisione presa già tempo fa dal presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, e dal premier del Canada, Justin Trudeau, è comunque entrato in vigore in “via provvisoria”; in altre parole, in attesa che tutti i parlamenti lo ratifichino è comunque in vigore a tutti gli effetti: alla faccia della UE come luogo della Democrazia perfetta!

Il 26 settembre la discussione sulla ratifica del CETA approda al Senato italiano e slitta “sine die”, cioè a data da destinarsi. Mentre i burocrati di Bruxelles ci impongono il CETA, anche se non tutti i Parlamenti degli Stati membri lo hanno ratificato, i nostri politicanti pensano bene di rinviare la discussione a data da destinarsi, scegliendo di non difendere i nostri prodotti ed i nostri interessi.

Ad essere onesti, non abbiamo mai avuto la sensazione che il parlamento volesse difendere i nostri interessi, – né ora, né mai – ma la speranza è sempre l’ultima a morire; dopotutto, San Paolo si è convertito sulla via di Damasco…

Adesso, proviamo ad immaginarci una scenario: i parlamenti degli Stati membri rimandano la discussione a data da destinarsi, di volta in volta. Nel frattempo, il CETA è comunque in vigore in via provvisoria, ma nessuno ha specificato quanto debba durare questa situazione temporale.

Si capisce immediatamente che i burocrati di Bruxelles hanno creato un pericolosissimo precedente che sancisce la morte definitiva delle Democrazie europee. Infatti, seppur in linea teorica si continui a parlare dell’importanza (e della necessità) della Sovranità degli Stati membri, quanto del pilastro fondamentale della UE che è la Democrazia, la quale – oggi – si manifesta (solo) attraverso il voto – e, in questo caso, riguarda solo gli europarlamentari – ci troviamo di fronte ad un fatto già compiuto: ogni parlamento deve ratificare il CETA, ma intanto è già in vigore perché il Presidente della Commissione Europea ha già deciso per conto suo, assieme al premier canadese, che il trattato debba essere in vigore a tutti gli effetti.

Adesso, parlateci ancora della Democrazia Occidentale come luogo perfetto della politica – e come massima aspirazione per ogni Stato che voglia essere all’avanguardia!

Considerando, allora, tale mossa tutt’altro che democratica (nonostante ci abbiano riempito la testa di parole smielate sulla democrazia da 80 anni a questa parte!), viene ora più che mai naturale chiedersi: ma davvero questo trattato difenderà i nostri interessi? Non è che, per caso, difenderà gli interessi delle lobby, dell’alta finanza e dei banchieri?

Noi ci siamo già espressi a suo tempo e, alla luce di ciò, a maggior ragione non possiamo che riconfermare che sarà proprio così.

Il tempo stringe e se i Popoli Europei non inizieranno in breve tempo la loro giusta ribellione sarà troppo tardi.