Giovanna d’Arco, vergine, guerriera e santa

Giovanna d’Arco, vergine, guerriera e santa

Vi parlerò di una figura femminile francese, importante e famosa per il suo coraggio e la sua estrema volontà di salvare la Francia contro gli Inglesi. Venne chiamata la “Pulzella d’Orléans”: Giovanna d’Arco, in francese Jeanne d’Arc.
Per capire come e perché una ragazza del Quattrocento decise di prendere le armi per salvare la sua Patria, bisogna tornare al 1412, l’anno in cui nacque Giovanna d’Arco, e tornare sul contesto storico dell’epoca.
Giovanna d’Arco nacque il 6 gennaio 1412 in un paese della Lorena chiamato Domréry, nelle Vosges, una regione situata nel nord-est della Francia, da una famiglia di contadini. Era una pastorella, analfabeta e molto cristiana.

La Francia era in guerra dal 1337, una guerra che durerà fino al 1453 e che verrà chiamata la Guerra dei Cent’anni, anche se in realtà durò esattamente 137 anni. Quel conflitto opponeva il Regno di Francia contro il Regno d’Inghilterra e si concluderà con l’espulsione degli Inglesi dalla Francia.

Tornando a Giovanna, la storia narra che all’età di 14 anni sentì per la prima volta la voce di Dio, che le affidò una missione: liberare la città di Orléans dalla presenza del nemico e far consacrare il Delfino Carlo nella Cattedrale di Reims, così come la tradizione della monarchia francese imponeva (a causa della guerra, fino ad allora era stato impossibile celebrare tale cerimonia).

Dalla testimonianza di Giovanna si può leggere: «Ero nel tredicesimo anno della mia vita, quando Dio mandò una voce per guidarmi. Dapprima rimasi spaventata: “Sono una povera ragazza che non sa né guerreggiare né filare”, risposi. Ma l’angelo (S.Michele) mi disse: “Verranno a te Santa Caterina e Santa Margherita. Opera come ti consigliano, perché loro sono mandate per consigliarti e guidarti e tu crederai a quanto esse ti diranno».


Le voci che parlavano a Giovanna insistevano sulla missione che doveva compiere. Nel 1429 arrivò alla fortezza di Vaucouleurs e convinse il comandante ad affidarle una piccola scorta per portarla dove risiedeva il Delfino.

Il 29 febbraio del 1429 si presentò alla Corte del Delfino Carlo a Chinon, chiedendo di essere alla guida dell’esercito per soccorrere Orléans e sottrarla dalle mani del nemico inglese, il re Enrico VI. Durante quell’incontro, il Delfino, secondo la leggenda, per mettere alla prova Giovanna, decise di scambiare la sua persona con uno dei suoi servi e di vedere se Giovanna lo avrebbe riconosciuto. Contro ogni aspettativa, Giovanna non cadde in trappola e si rivolse a Carlo, come riferito da un testimone dell’incontro: «Ho udito le parole seguenti che ella ha detto al re: “Nobilissimo signor Delfino, sono venuta e sono inviata da Dio per portare aiuto a voi e al regno”Allora, Giovanna, portatasi davanti al re, fece gli inchini e le riverenze che è uso fare al re come se fosse allevata alla Corte e, terminato il saluto, disse rivolgendo la parola al re: “Dio vi dia vita, gentile re”. Fino a quel momento non lo conosceva e non l’aveva mai visto; e vi erano numerosi signori vestiti pomposamente e riccamente, e più di quello che lo era il re. Per cui egli rispose alla detta Giovanna: “Sono io il re, Giovanna?”. E, mostrandogli uno dei signori, disse: “Ecco il re”. Al che, ella replicò: “In nome di Dio, gentil principe, siete voi [il re] e non altri».

Giovanna stessa al suo confessore, quando fu imprigionata, raccontò : «Quando [il re] la vide, chiese a Giovanna il suo nome ed ella rispose: “Gentil Delfino, mi chiamo Giovanna la Pulzella e vi fa dire il Re dei Cieli, per mezzo mio, che sarete consacrato e incoronato nella città di Reims e sarete luogotenente del Re dei Cieli che è Re di Francia”. E dopo altre domande poste dal re, Giovanna gli dice nuovamente: “Ti dico da parte di Messere, che tu sei il vero erede di Francia, e figlio del Re, e Lui mi ha inviato a te per condurti a Reims, perché tu riceva la tua incoronazione e la tua consacrazione, se lo vuoi”. Ciò udito, il re disse ai presenti che Giovanna gli aveva detto un certo segreto che nessuno sapeva e poteva sapere, se non Dio; è per questo che aveva grande fiducia in lei. Tutto ciò – conclude fratel Pasquarel – l’ho udito dalla bocca di Giovanna, perché non ero presente».

Lei diventò per i suoi seguaci, per via della sua verginità, “Giovanna la Pulzella”, ma anche perché il primo significato di “Pulzella” era semplicemente “ragazza”. Ovviamente, all’epoca questi due significati erano legati, perché una ragazza doveva essere per forza vergine e il Delfino Carlo si fidò di lei dopo l’incontro di Chinon.

L’8 maggio 1429, Giovanna d’Arco guidò con grande energia l’attacco contro le fortezze che gli inglesi avevano eretto a guardia della città e, nonostante fosse stata ferita da un colpo di freccia, con la sua armatura bianca, lo stendardo e la spada, liberò insieme alle truppe del Delfino la città di OrléansIl 18 giugno Giovanna e le sue truppe inflissero un’altra sconfitta agli inglesi nella città di Patay, cosa che permise al Delfino la conquista del territorio francese fino a Reims. Il 7 luglio, il Delfino Carlo venne incoronato Re con il nome di Carlo VII.

A questo punto, il nuovo Re Carlo decise di trattare con gli inglesi, ma Giovanna, contraria a questi patti, decise di continuare a combattere da sola senza l’appoggio della corona. Purtroppo, la situazione precipitò e la Pulzella venne fatta prigioniera dai Borgognoni il 23 maggio 1430 a Compiègne, che voleva difendere dalle mani del nemico, e fu venduta agli inglesi per 10.000 tornesi. Il re non mosse un dito per salvarla e venne imprigionata al Castello di Rouen. Venne processata e condannata per eresia e stregoneria il 30 maggio 1431.

Il suo processo – davanti ad un tribunale di ecclesiastici, tra cui il suo accusatore più feroce fu il vescovo Pierre Cauchon – iniziò il 3 gennaio 1431, con una prima udienza pubblica il 23 febbraio. Nelle prime udienze, Giovanna rivelò una grande forza d’animo e un umorismo inaspettato. Per citare un episodio, quando le chiesero se avesse avuto una rivelazione sulla sua evasione dalla prigione, rispose: «E io dovrei venire a dirvelo?».

Da inizio marzo, perciò, vista l’evidente tranquillità dell’imputata, le udienze iniziarono a tenersi a porte chiuse, per porre domande più precise sulla sua fuga dai genitori, sull’aspetto degli Angeli che le parlavano, sul suo indossare abiti maschili e altre tematiche, con lo scopo di farla cadere in errore e di dichiararla eretica. I più eruditi tra coloro che assistettero agli interrogatori, come testimonia il medico Jean Tiphaine, notarono l’accortezza e la saggezza con le quali Giovanna rispondeva. Allo stesso tempo difendeva la veridicità delle sue voci, riconosceva l’autorità della Chiesa e si affidava completamente a Dio. I capi di accusa erano circa 70: tra questi si legge che Giovanna avrebbe bestemmiato, portato con sé una mandragora, stregato stendardo, spada e anello conferendo ad essi virtù magiche, frequentato le fate, venerato spiriti maligni, fatto venerare la propria armatura, formulato divinazioni, o anche accuse più sottili, come la ravvisata volontà di entrare in contatto direttamente con il divino, senza la mediazione della Chiesa.

Per salvarsi Giovanna poteva abiurare e negare tutto ciò per cui che aveva combattuto finora. In un momento di debolezza, firmò l’abiura, il che significava rinunciare alle voci, alla chiamata divina e al carattere sacro della sua missione. Poi, sentendo di nuovo le voci che la costrinsero a non essere debole e a non aver paura della morte, tornò sulle sue ultime dichiarazioni. Fu consapevole che significava essere dichiarata relapsa (ricaduta), cioè tornare all’errore dopo l’abiura. Da lì venne dichiarata eretica e venne condannata a morire sul rogo, il 30 maggio 1431, sulla piazza del Mercato a Rouen. Prima di morire, gridava il nome di Gesù.

La sua vicenda non venne dimenticata e nel 1456 c’è stata una revisione del suo processo e Giovanna venne riabilitata. Nel 1909 venne dichiarata beata da Papa Pio X e poi santa nel 1920 da Benedetto XV.

Attraverso questa breve biografia, ci possiamo chiedere cosa abbia insegnato ai posteri Giovanna d’Arco. Secondo Corrado Gnerre, docente di Storia dell’Utopia in età moderna e contemporanea e Antropologia Filosofica presso l’Università Europea di Roma, dalla sua figura possiamo trarre  tre concetti principali:
1) L’amor Patrio è un valore Cristiano. Secondo il Cristianesimo, tutti gli uomini sono uguali e sono fratelli. Per Volontà di Dio, come l’uomo nasce all’interno di una famiglia, così l’uomo nasce e cresce in una Nazione; e come l’uomo deve molto alla sua famiglia, così deve anche molto alla sua Nazione. Come deve amare la propria famiglia, deve amare anche la propria Nazione. L’amore per la propria Patria è di conseguenza un valore cristiano. 

Da qui si capisce che per il cristiano è un dovere difendere la Patria, così come è un dovere difendere la propria famiglia. Difendere la propria Patria significa anche potere e dovere, in alcuni casi, combattere per essa. Quando una Nazione viene ingiustamente aggredita, la Nazione aggredita ha il dovere di difendere se stessa anche con le armi. Il principio della legittima difesa, come vale a livello singolo, vale anche a livello sociale e internazionale.

2) Combattere deve essere sempre una “extrema ratio”. Usare le armi non può mai essere usato senza un motivo preciso, ma sempre come rimedio estremo rispetto al quale non sussistono alternative praticabili. Non è un caso che la Provvidenza abbia scelto Giovanna d’Arco invece di un cavaliere della corte francese, oppure una donna di corte, bensì una ragazza che mai avrebbe pensato di dirigere un esercito. Una fanciulla di umili origini, analfabeta, che svolgeva uno dei più miseri mestieri: la guardiana di pecore.

3) Lottare per la Verità e non per il potere. Mentre Carlo VII cercò di trattare con il nemico, Giovanna volle andare fino in fondo. È il ragionamento dei santi, che seguono la Verità a tutti costi. Santa Giovanna d’Arco non lottò per il successo, né per coltivare chissà quale ambizione, ma per servizio, per servizio della Verità e del suo popolo. E per tutto questo affrontò le prove più terribili… persino il martirio.

Abbiamo visto attraverso la breve biografia di Giovanna che questa ragazza ha sacrificato la sua vita in nome di Dio e della sua Patria, ed è così diventata un esempio di coraggio, un’eroina nazionale del popolo e della nazione francese. Il suo esempio ha trascorso i secoli e ancora oggi possiamo visitare Domrémy, dove è nata, e le città che ha attraversato. Ancora oggi, il fondatore del Front National ed ex-presidente del partito Jean-Marie Le Pen, ogni anno organizza una commemorazione il 30 maggio, giorno della sua morte.