La massificazione delle notizie

La massificazione delle notizie

Il Telegiornale: il “mass media” per antonomasia

Puntuale alle 13.00 ed alle 20.00 – o al massimo in “replica” mezz’ora dopo – il Telegiornale, alias il “racconta bugie”, irrompe prepotente nelle case, negli unici orari in cui la Famiglia è riunita tutta insieme, nella stessa stanza – ed in cui i membri della stessa potrebbero correre il rischio di parlare tra di loro.

Il Telegiornale è la più grande invenzione del capitalismo moderno: è un altro metodo con cui può atomizzare la società, e lo fa nelle ore dei pasti; è l’apoteosi di un’idea diabolica, malsana, che non ha alcuno scopo se non quello di indottrinare le masse. Mentre, infatti, i benpensanti considerano “informazione” tutto ciò che vomitano le cosiddette “fonti di informazione”, in realtà i mass media – ed in particolare i telegiornali – proseguono a fare ciò per cui sono stati pensati: propaganda al sistema.

In principio, i mass media erano rappresentati dai giornali e dalla radio. Poi, arrivò la televisione. Evidentemente, ci si rese conto che, come dice Le Bon in Psicologia delle folle, “le immagini evocate nel loro [in quello delle masse] spirito, sono da esse considerate come realtà”. Ecco, questa è la chiave di volta: portare immagini, spesso e volentieri montate ad hoc, nelle case di tutte le persone con lo scopo di creare in loro dei sentimenti e, se possibile, di indirizzarli ad un pensiero – magari, anche a quello elettorale. Le masse, infatti, accusano i partitini di non essere mai in televisione; i furbi rispondono che nel ‘900 le Rivoluzioni le hanno fatte senza le televisioni – e coi giornali contro!

Il giornale on-line

Il giornale on-line è diventato lo sfogatoio delle masse. Sulle pagine Facebook dei giornali on-line il grande pubblico saccente – quello che sentenzia opinioni manco fosse in prima serata su Rai 1 – vomita le proprie opinioni in un linguaggio che passa dal colorito al volgare e allo sgrammaticato, solo in virtù del Principio Universale della Democrazia, che è quello di garantire la parola a tutti – e allora piagnucolano se vengono “bannati”!

Il giornalista che lavora presso una testata on-line, in buona parte dei casi, vive la propria vita lavorativa convogliando notizie dai propri canali per poi ripubblicarle sul proprio sito: per fare il copia ed incolla, insomma, pare vi sia bisogno di fare il praticantato presso alcune testate.

Ormai, le notizie corrono così veloci che i giornalisti delle testate on-line fanno a gara a chi pubblica prima, e le masse, ormai iper-connesse al cyberspazio di Zuckerberg, seguono i botta e risposta dei politicanti da strapazzo che dibattono a distanza ad ogni piè sospinto, incolpandosi tra di loro: è l’orgasmo delle masse che seguono delle telenovele di una bassezza mai vista negli ultimi decenni, le quali durano anche una settimana, ma tengono impegnato il popolino nei commenti da bar sciorinati dietro ad una tastiera.

Il pensiero critico contro le “fonti autorevoli”

«Due più due fa quattro.» «A volte, Winston. A volte fa cinque, a volte tre», scrive Orwell in 1984.

Le fonti autorevoli sono quelle che fanno propaganda al Sistema. Gli altri sono revisionisti, o eretici della notizia, se non pazzi. Gli “altri” sono relegati ai margini della società – virtualmente o meno; magari, sono gli autodidatti che, per passione, sono in prima linea sul campo e le notizie se le vanno a prendere; spesso, sono quelli che hanno deciso di non partecipare al simposio del politicamente corretto, facendosi imporre un percorso culturale che di “culturale” ha solo la riverenza forzata a chi impone agli studenti certi temi da dover imparare a memoria – e guai a chi sgarra!

E’ la casta della notizia servile a chi paga meglio e di più; è la sfilata strisciante dietro al miglior offerente per difendere un castello che – spesso – si regge su bugie utili a mantenere lo status quo, piuttosto che a incutere il terrore nelle menti, mostrando, per esempio, come in Europa nessuno sia più al sicuro – ma questo lo sapevamo già senza bisogno dei ricami dei pennivendoli, cuciti con finali strappalacrime sui morti che, ormai, nessuno rispetta più!