Austria sempre più verso Visegrad: aria d’intesa tra Sebastian Kurz e i nazionalisti del FPÖ?

Austria sempre più verso Visegrad: aria d’intesa tra Sebastian Kurz e i nazionalisti del FPÖ?

Il 15 ottobre si terranno le elezioni legislative in Austria e l’evento potrebbe riservare risvolti di non scarso interesse.

I sondaggi danno tutti in testa, con largo vantaggio, l’ÖVP, il partito popolare di centrodestra, che dovrebbe ottenere la maggioranza relativa con circa un terzo dei voti. A contendersi il secondo posto, i socialdemocratici dell’SPÖ e gli euroscettici dell’FPÖ di Heinz Christian Strache, entrambi appaiati, sempre secondo i sondaggi, attorno al 23-24 %.

A rendere certamente d’interesse questa tornata elettorale è la candidatura alla guida dei popolari del giovanissimo Sebastian Kurz, attuale ministro degli esteri di Vienna, classe ’86.

Il giovane Kurz ha impostato tutta la sua campagna elettorale, così come la sua scalata al partito, scandendo slogan che i più hanno giudicato ricalcati e ripresi dall’FPÖ, che ormai da lungo tempo si trovava in vantaggio presso l’elettorato austriaco rispetto ai propri concorrenti del centro-destra “moderato”.

Il fatto, d’altra parte, che per il ballottaggio presidenziale del 2016 sia stato Norbert Hofer, il candidato dell’FPÖ amico del Front National, a trionfare tra l’elettorato conservatore, deve esser stato un campanello di allarme di non scarso peso per la dirigenza dell’ÖVP, il cui candidato presidente, Andreas Khol arrivò addirittura quinto, con appena l’11,1% dei voti. 

Lo stesso Strache sta denunciando l’operazione, che pare di successo, del giovane Kurz di riguadagnare all’ÖVP parte dell’elettorato deluso dalla politica centrista del partito, mettendo in luce nei suoi discorsi tutte le problematiche legate all’immigrazione e al processo d’integrazione europea.

Se d’altra parte i sondaggi dovessero essere confermati, Kurz per formare un governo dovrebbe necessariamente allearsi o coi socialdemocratici o con l’FPÖ.

Un’alleanzaÖVP-FPÖ, d’altra parte, non sarebbe affatto inedita, visto che riproporrebbe semplicemente lo schema per il quale Jorg Haider riuscì, sotto una cancelleria pur sempre a guida popolare, ad arrivare al governo di Vienna tra il 1999 e il 2002. In seguito l‘esperienza durò poco, vista la pressione internazionale che immediatamente si esercitò sul governo austriaco per ottenere l’espulsione del partito di Haider dalla maggioranza di governo.

Tuttavia è proprio questo ciò che potrebbe rendere nuovamente interessante l’esperimento. Ovviamente, qualora il giovane Kurz dovesse tradire molte delle aspettative che sta suscitando presso l’elettorato austriaco, con un’altra grande coalizione coi socialdemocratici, i conservatori avrebbero in ogni caso una maggioranza capace di mantenere in piedi un governo.

Ma questo scenario, in ogni caso, rappresenterebbe in qualche modo una sorta di condanna per il futuro politico di Kurz, che, autopresentatosi come volto del cambiamento e di una nuova audacia nella difesa dell’interesse nazionale, subirebbe immediatamente lo stigma del politico arrivista e pronto al compromesso.

Forse è più facile pensare che a muovere un uomo tanto giovane possa valere di più l’ambizione personale, e che per ambizione Kurz possa pensare di dare, tramite la propria cancelleria, un aspetto totalmente nuovo alla politica e al posizionamento internazionale della piccola, ma strategicamente importante, Austria.

Dovesse mantenere la linea sull’euroscettiscismo e l’anti-immigrazionismo che sembra difendere e con l’FPÖ come principale socio di governo, è facile immaginare con quale ostilità un tale governo potrebbe essere visto presso Bruxelles. Viceversa, non sarebbe impensabile immaginare per l’Austria, vista anche la sua posizione geografica e storica, un avvicinamento con le nazioni del gruppo di Visegrad. Lo slittamento di una nazione dell’al di qua della vecchia cortina di ferro al campo delle nazioni dell’Europa Orientale sarebbe senza dubbio un incidente non da poco per il signor Juncker.

Forse stiamo immaginando troppo, ma non si può mai sapere dove possa portare un po’ di sana ambizione.