Giuseppe Provenzale (FN): «Anche il Sud a Roma il 28 ottobre per “Tutto per la Patria”».

Giuseppe Provenzale (FN): «Anche il Sud a Roma il 28 ottobre per “Tutto per la Patria”».

Mancano poco più di due settimane al grande evento “Tutto per la Patria” lanciato da Forza Nuova per il 28 ottobre a Roma. Giuseppe Provenzale, vicesegretario di Forza Nuova per il Sud Italia, ci racconta le ragioni di quella che è stata denominata anche come la Marcia dei Patrioti e che ha destato le ire dell’intera sinistra istituzionale.

Perché una Marcia dei Patrioti il 28 ottobre a Roma?

Il motto caratterizzante della manifestazione è “Tutto per la Patria”, e la Patria ha oggi più che mai bisogno della necessaria difesa di quelle libertà fondamentali che pulsioni liberticide vorrebbero cancellare.
La situazione è straordinaria, siamo probabilmente vicini ad una svolta storica importante: l’Europa delle banche ha fallito, i cosiddetti valori liberali mostrano la loro astrattezza… è naturale, quindi, che siano i valori tradizionali a riemergere. Gli unici concreti, ancora vivi e attuali nonostante tutto, i soli in grado di garantire un futuro di speranza: la Patria è uno di questi valori fondamentali.

Può darci qualche novità sulla preparazione dell’evento?

Tutto procede bene. Le adesioni da ogni parte d’Italia aumentano di giorno in giorno, l’interesse cresce e non c’è nessuna proibizione da parte della Questura.

Lei è anche coordinatore siciliano di Forza Nuova: ci sono ragioni particolari per la partecipazione del Sud Italia alla Marcia?

C’è una Questione Meridionale ancora irrisolta, che solo nel corso di un ventennio della nostra storia fu realmente affrontata, e con essa intere categorie tradizionali – penso all’agricoltura, all’allevamento o alla pesca – che nei programmi di Bruxelles sono destinate all’estinzione. Se usiamo i parametri della concretezza, sono le categorie indispensabili – non solo al Sud naturalmente, ma nel Meridione d’Italia particolarmente importanti – per affrontare e superare ogni crisi, sia per la sopravvivenza che la loro attività garantisce, che per il ruolo fondamentale di trasmissione dei valori naturali che più di altre rappresentano. So che saranno rappresentate a Roma, spero che lo siano in modo particolare. 

Il Sud sta soffrendo ancor più del resto d’Italia la situazione vigente. Qual è la ricetta per una rinascita del Meridione?

Il Sud ha bisogno in modo speciale di infrastrutture e di lotta seria a mafie e massonerie che ne soffocano lo sviluppo; è necessaria un’inversione di rotta che nessuno prospetta: abbiamo ancora il Centro d’accoglienza più grande d’Europa a Mineo e continua la folle corsa verso Sprar e hotspot, che per i partiti sono la prima possibilità di offrire posti di lavoro precari in cambio di voti. Non è lavoro vero, ma, oltre ai problemi per la sicurezza, si tratta di economia parassitaria, gestita proprio dal connubio mafia, massoneria e politica, il cui sradicamento libererebbe le straordinarie potenzialità – penso anche al turismo – del nostro Meridione.

Alle elezioni siciliane di novembre sempre le stesse facce… Musumeci può rappresentare un cambiamento rispetto ai 5 anni di presidenza Crocetta?

A giudicare dalle alleanze che ha fatto, credo proprio che non gli sarà possibile. Peggio di Crocetta non potrà fare, ma le buone intenzioni non sono sufficienti ad accontentare i famelici portatori di voti che gli consentiranno di vincere. La colpa principale di Musumeci, complice determinante Berlusconi, è quella di aver rimesso in corsa Micciché, Lombardo e Cuffaro: è destinato ad essere il loro presidente della Regione Siciliana, il presidente che avrà il compito di salvaguardarne gli interessi.  Dispiace non aver centrato, in tandem con la Fiamma, l’obiettivo di presentare nostre liste nella maggior parte delle nove province questa volta, ma siamo in crescita e l’immobilismo a cui anche il prossimo governo è destinato non può che aiutarci.