Galà del Cinema e della Fiction: non è così che si valorizzerà la Campania e le sue ricchezze

Galà del Cinema e della Fiction: non è così che si valorizzerà la Campania e le sue ricchezze

Giovedì 5 ottobre è stata presentata la IX edizione del Galà del Cinema e della Fiction, che si terrà tra Napoli e Castellammare di Stabia tra il 10 e il 13 ottobre. La sede dell’evento è stata l’Università Telematica Pegaso, che si trova a pochi metri dal Museo di Roma, a ridosso di piazza Navona. Ci sarebbe veramente da comprendere il senso di questi “atenei virtuali”, ma non vogliamo tediarvi con i soliti discorsi da tradizionalisti evoliani, puntualmente in rotta di collisione con la società dell’assoluto nulla in cui viviamo.

La vera anima di questa rassegna la si trova nel cosiddetto cineturismo. Da questo appare chiaro che i titoli non siano stati selezionati per il loro intrinseco valore artistico, fatta forse eccezione per l’ultimo film dei Manetti Bros, Ammore e Malavita, in concorso come migliore commedia, bensì per la visibilità che sono riusciti a dare alla Campania. Infatti, tutte le opere sono state girate in questa regione negli ultimi due anni.

Da operatori dei Beni Culturali non possiamo fare a meno di sottolineare che non è così che si riescono a valorizzare le ricchezze di questa splendida terra. Reiterare l’importanza della farsa, della leggerezza… non è questo che aiuterà la Campania. Sappiamo bene che le nostre sono parole al vento, e lo si è visto anche in questa occasione: meglio ricordarsi il grande Totò, che rendersi conto di vivere in una città come Napoli, la quale, se tirata a lustro, è assai più bella e piena di ricchezza della tanto, e a sproposito, osannata Parigi, potendo vantare ben quattro castelli e due palazzi reali! Si sa, l’ovvio è agevole, come lo sono lo scontato e il semplice. Eppure, le cose grandi, quelle autenticamente grandi, sono sempre e comunque quelle difficili.

Ecco che l’incontro, condotto dalla ideatrice del Galà Valeria Della Rocca e dal Direttore Artistico Marco Spagnoli, è stato “allietato” da un siparietto tra quest’ultimo e una delle organizzatrici. Come del resto non poteva mancare la solita ridondanza partenopea, nell’eccesso di applausi e lodi: si è applaudito per ogni cosa, fino a far perdere di senso il gesto stesso. Qui sta un elemento iconico di questa nostra Italia di oggi: smarrire l’essenza delle cose, non capire esattamente quello che si sta facendo e il perché; tanto tutto passa e si tornerà a mangiare, fare l’amore e pensare alla prossima vacanza. Ecco, questa “goliardia posticcia”, che i campani si illudono sia una loro forza, è, per converso, la loro principale debolezza.

Durante la presentazione sono stati assegnati due riconoscimenti ad altrettanti interpreti che, per vari motivi, non potranno ritirarli il 13 ottobre, nella splendida cornice del castello medievale di Castellammare di Stabia. Quello Cinema e Teatro è andato ad Alessandro Preziosi, mentre all’inossidabile Leo Gullotta è stato conferito quello per la Eccellenza Artistica, come protagonista del cortometraggio Lettera a mia figlia di Giuseppe Alessio Nuzzo. Proprio Gullotta ha detto le uniche cose sensate che abbiamo avuto modo di udire. Egli, con un linguaggio preciso e organizzato – oramai sempre più una rarità – ha ricordato come la valorizzazione del talento dovrebbe essere un: “principio tutto italiano”; peccato che nessuno lo abbia ascoltato, tutti troppo impegnati a scattare fotografie tutte uguali.

Caro Gullotta, all’italiano di queste cose non importa nulla. I “principi”? In una Nazione anestetizzata da una dabbenaggine imperante, la quale si declina tra l’ultimo modello di telefonino e il culto del “Figlio Dio”? Andiamo su, è chiedere davvero troppo. Se così non fosse, non assisteremmo al totale silenzio attorno alla chiusura del Museo Nazionale d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci” di Roma, che possiede la più importante raccolta di arte e archeologia asiatica d’Occidente, come pure sul fatto che Silvio Berlusconi sia tornato a giocare un ruolo chiave nello scenario politico. Come dichiarò in una intervista Indro Montanelli: “Per gli italiani c’è speranza, per l’Italia no”, spiegando che il trasformismo e la mancanza di attaccamento al Paese consentono all’italico individuo di riciclarsi senza problemi in qualsiasi contesto.

Capite, allora, perché si è detto così poco di questa rassegna? Di cosa avremmo dovuto parlare? Dell’importanza per dare lustro a Napoli della fiction Un posto al Sole? Son primati questi? Roba di cui vantarsi? Oppure, bisognerebbe ricordarsi che l’Università “L’Orientale” è stato il primo centro di studi cinesi fuori dalla Cina? Avanti col cineturismo; che si premino, come avverrà il 13, Dolce&Gabbana per aver dato, col loro spot TV, l’ennesima immagine ridicola di Napoli.

Abbiamo iniziato parlando della farsa, la quale ha le sue regole, e tale deve rimanere dall’inizio alla fine. Vi è stata quindi coerenza nel “lunch” dello chef Bruno Brunori, che ha preparato della pasta alla puttanesca, che non ci risulta un piatto tipicamente campano, come non lo erano le lasagne collose che abbiamo assaggiato. Inoltre, se si pubblicizza che l’accoglienza offerta agli ospiti della stampa sarà “firmata” da uno chef, un piccolo consiglio, panini e paninetti non dovrebbero esserci.

Chiediamoci, infine, il motivo di tutto ciò. Troppa inutile leggerezza, irritante goliardia, vacuità dei gesti. Così facendo, Napoli non risolverà un bel nulla dei suoi gravissimi problemi. Non è sperando nell’americano danaroso che si prende un aperitivo o si compra un paio di scarpe che si può essere forti e importanti. Non è nella pizza e nei babà la grandezza di Napoli; è sufficiente entrare nel Museo Archeologico Nazionale o nella Biblioteca Nazionale per accorgersi che questa “burla” continua fa più male che bene. La grandezza vera di Napoli è qualcosa di molto serio, e sono i napoletani i primi a non capirlo. Ecco perché un autore del calibro di Paolo Sorrentino nella sua città proprio non vuole girare un film, poiché a questo straordinario cineasta la stupidità, la semplicità, la frivolezza sono tutte cose che danno molto fastidio: “Il riso abbonda sulla bocca degli stolti”.