Gli ultras della Lazio sfidano l’ISIS. Ma la stampa inglese non ci sta

Gli ultras della Lazio sfidano l’ISIS. Ma la stampa inglese non ci sta

Giovedì sera, nella terza giornata della fase a gironi di Europa League, la Lazio ha battuto fuori casa il Nizza di Balotelli e Sneijder per 3-1, mettendo così una pesante ipoteca sul passaggio del turno. Ma a rubare parzialmente la scena agli uomini di Simone Inzaghi ci hanno pensato gli Irriducibili della curva Nord laziale, che, accorsi in massa all’Allianz Riviera per supportare i biancocelesti, si sono presentati allo stadio con una maglietta nera recante la scritta: Fuck ISIS!

Apriti cielo: il Sun, famosissimo tabloid britannico e secondo quotidiano in lingua inglese più venduto al mondo, ha definito “not so nice”, “non così carino”, il fatto che la frangia più calda del tifo laziale si permetta di mandare a fare in culo un’organizzazione terroristica, responsabile, proprio a Nizza, di uno degli attentati terroristici più gravi della stagione di terrore che l’Europa sta vivendo in questi anni. Come tutti ricorderanno, infatti, il 14 luglio 2016 Mohamed Lahouaiej-Bouhlel alla guida di un camion entrò indisturbato nella Promenade des Anglais e travolse la folla che aveva invaso il lungomare nizzardo per le tradizionali celebrazioni della presa della Bastiglia. Le vittime furono 86, tra cui 6 italiani, mentre i feriti furono addirittura 302, per quella che è stata la peggiore strage compiuta dall’ISIS sul suolo francese dopo gli attacchi simultanei a Parigi del 14 novembre 2015.

Tutto ciò è molto grave, ma non così tanto, almeno stando alla reazione del Sun, da consentire di lasciarsi andare al turpiloquio nei confronti di questa organizzazione – e pure in diretta TV! D’altronde, ha argomentato il tabloid inglese, diversi tifosi laziali sono stati immortalati nell’atto di effettuare “saluti nazi” per celebrare i 30 anni della loro “sigla fascista”, e ciò è sicuramente abbastanza grave da far passare in secondo piano il fatto che questi stessi tifosi, prima di vincere sul campo contro il Nizza, si siano recati proprio sul lungomare ad omaggiare le vittime del terrorismo islamista.

Non che questa posizione stupisca affatto in un paese, il Regno Unito, dove l’ultras del Milwall, Roy Larner, che aveva affrontato (da solo contro tre) i terroristi autori dell’attentato al London Bridge del giugno di quest’anno, era stato in seguito additato come “razzista” a causa di un video risalente a poche settimane prima. Alcuni estremisti di sinistra inglesi erano arrivati addirittura a recarsi sotto l’ospedale in cui era ricoverato dopo la colluttazione coi jihadisti per impedire l’ingresso ai giornalisti che volevano intervistarlo. Con un “fascista” non si parla, anche quando la stampa non ha avuto alternative al definirlo un eroe.

Questo clima, peraltro, in cui la caccia al “fascista” e al “razzista” fa passare in secondo piano qualsiasi merito personale di fronte al fatto di essere un (presunto) estremista di destra, non è estraneo neppure al nostro paese, se pensiamo a come furono trattati i due poliziotti che fermarono e uccisero l’attentatore di Berlino Anis Amri a Sesto San Giovanni. Alcuni link (in effetti abbastanza beceri) contro l’invasione migratoria e con riferimenti a Benito Mussolini postati dai due sui social network furono sufficienti a far calare sui due agenti la scomunica del giornalismo e della cultura progressista, riportando in auge la paranoia di una “polizia fascista”, costantemente smentita dalla semplice cronaca.

Il risultato finale di questa mentalità paranoide che, come si è visto, è largamente diffusa in quasi tutto il Vecchio continente, sono i commenti paradossali su quanto successo giovedì sera. In sostanza, terroristi è brutto ma si può essere, fascisti è più brutto e quindi no. Se siete del primo gruppo in effetti non è il massimo, ma non preoccupatevi: ci sarà sempre un esperto della domenica mattina, un opinionista da talk show o un pensatore raffinato che troverà una spiegazione sociologica nella povertà, nell’esclusione e nell’immancabile razzismo di una ancora imperfetta società multiculturale. Se siete del secondo gruppo, invece, guai a usare persino il turpiloquio: per voi niente spiegazioni sociologiche, che tanto negli anni la persistenza del fenomeno ha fatto capire che è speranza vana cancellarlo.