La nuova crociata contro il razzismo negli stadi: tutti contro gli adesivi della curva laziale

La nuova crociata contro il razzismo negli stadi: tutti contro gli adesivi della curva laziale

Dopo la polemica innescata dal tabloid inglese Sun per aver indossato alcune magliette con la scritta “Fuck ISIS” durante la trasferta di Nizza, la curva nord laziale torna a far parlare di sé, questa volta suscitando l’ira e la stigmatizzazione dell’intera stampa italiana.

A causare la levata di scudi di tutti i maggiori quotidiani sono stati alcuni adesivi con l’immagine di Anna Frank con la maglia della Roma, rinvenuti da alcuni addetti delle pulizie allo stadio Olimpico all’indomani della partita contro il Cagliari, vinta dalla Lazio per 3-0 nel posticipo domenicale. Gli adesivi sono stati attaccati nella zona della curva Sud, tradizionalmente appannaggio dell’opposta tifoseria romanista, i cui spalti sono stati occupati dai tifosi biancocelesti questa domenica a causa della chiusura della Curva Nord, a sua volta squalificata per “cori razzisti”.

In men che non si dica, è scattata la condanna della Comunità ebraica romana: “Questa non è una curva, questo non è calcio, questo non è sport. Fuori gli antisemiti dagli stadi”, sono state le parole espresse su Twitter da Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica di Roma. Oltre al già citato ritratto di Anna Frank con indosso la maglia della Roma, alcune foto pubblicate online hanno mostrato altri due adesivi, uno con la scritta “Romanista ebreo” e un altro con scritto “Romanista Aronne Piperno”, con riferimento al personaggio di religione ebraica del celebre film con Alberto Sordi“Il Marchese del Grillo”.

La vicenda non sembra peraltro destinata a essere derubricata a sfottò calcistico di cattivo gusto.  La Federcalcio ha deciso di aprire un’inchiesta sull’episodio e il Ministro dello Sport, Luca Lotti, ha assicurato che “i colpevoli saranno condannati”. Per cosa? Al momento non è dato a sapersi, ma è ragionevole pensare che, oltre alle possibili multe e DASPO, si stia ipotizzando di applicare una delle tante letture “estensive” della legge Mancino agli autori di questo attacchinaggio di adesivi, che verrebbe così identificato come un vero e proprio atto di discriminazione razziale.

Anche ammesso tranquillamente il cattivo gusto di questi adesivi, resta però un interrogativo fondamentale: davvero degli adesivi privi di minacce possono diventare materia di interesse per la giustizia penale? Davvero questi adesivi sono così più gravi di quello che si legge, si sente e si vede negli stadi di tutta Italia (ma non solo) ogni fine settimana da agosto a maggio? Davvero è normale che quasi tutte le versioni online dei maggiori quotidiani italiani aprano in prima pagina con questa “notizia”, neanche fosse la prima volta che negli sfottò da stadio viene applicato il paragone tra l’avversario e il popolo o la religione ebraica?

Molti ricorderanno sicuramente le scritte – che potremmo definire uguali e contrarie agli adesivi incriminati – comparse nello storico quartiere romanista Testaccio nell’estate del 2013, ma si potrebbero addurre a esempio anche diversi cori che si possono tranquillamente ascoltare ad ogni partita a San Siro da parte di entrambe le tifoserie milanesi, l’una rivolta contro l’altra.

Nonostante di effettiva violenza antisemita, allo stadio Olimpico così come a San Siro, non sembri esserci traccia nelle cronache degli ultimi anni, su questo tema sorgono ormai con cadenza ciclica scandali mediatici (l’anno scorso le “frasi antisemite” furono indirizzata al romanista Claudio Amendola), accomunati nei fatti da un solo filo conduttore: la volontà, da parte di certa stampa, di creare la trama nera, di fare una narrazione oscura di un presunto sottobosco fascista che, presente in ambienti a esso affini e dunque intrinsecamente criminali come le curve dello stadio, è pronto a colpire in qualsiasi momento non si sa bene chi, non si sa bene come, e ancora meno si sa con quale finalità.

D’altronde, la trama nera in passato ha sempre funzionato per trovare colpevoli di comodo per quelle che sono state in seguito definite come “stragi di Stato”. Oggi, più banalmente, la trama nera va benissimo per riempire le pagine di cronaca di pericoli risorgenti, di fantasmi del passato, di nemici oscuri su cui operare, sempre e comunque, una sana vigilanza democratica di echiana memoria. Che, in mancanza d’altro, può partire persino da degli adesivi.