Polizia antifascista contro il Campo X: 30 denunciati per apologia al Cimitero Maggiore di Milano

Polizia antifascista contro il Campo X: 30 denunciati per apologia al Cimitero Maggiore di Milano

Non sono bastate le archiviazioni chieste dalla procura per i saluti romani dello scorso 29 aprile. Nella giornata di ieri, 1 novembre, la commemorazione al Campo X del Cimitero Maggiore – dove sono sepolti più di 900 militi della Repubblica Sociale Italiana, quasi tutti uccisi a guerra finita, dopo il 25 aprile 1945 – è di nuovo incappata nello sconcertante approccio repressivo che ultimamente le autorità di polizia milanesi hanno deciso di adottare nei confronti di qualsiasi manifestazione, corteo, commemorazione o celebrazioni odori, anche solo vagamente, di fascismo.

La commemorazione dei caduti della Repubblica Sociale al Campo X – che si tiene tradizionalmente ormai da molti anni ogni 6 mesi, l’1 novembre e a ridosso del 25 aprile – a questo giro si è conclusa con una denuncia per apologia di fascismo per 30 persone su un totale di 150-200 partecipanti. Il tutto era stato preceduto da un’ordinanza del questore che invitava i partecipanti a non tenere “comportamenti che eccedano il culto dei defunti e a non esporre simboli fascisti”. Nell’ordinanza si specificava anche che, in caso di atteggiamenti classificabili come apologia di fascismo, Digos e polizia scientifica dovevano identificare e denunciare i responsabili immediatamente. Il dispositivo repressivo al cimitero non si è però fermato qui, impedendo persino il semplice inquadramento nel tradizionale mini-corteo che dall’ingresso del cimitero aveva sempre (fino a novembre dell’anno scorso) condotto al Campo dell’Onore.

L’episodio si inquadra all’interno di una ormai costante, pervasiva e schizofrenica paranoia neo-antifascista che sembra aver contagiato una buona parte delle istituzioni politiche (specialmente quelle a guida PD) e che si ripercuote nei costanti appelli di ANPI e associazioni varie al divieto assoluto e alla completa repressione di qualsiasi forma di commemorazione che c’entri qualcosa con il Ventennio, comprese quelle puramente cimiteriali e quindi, come la giurisprudenza ha chiarito diverse volte con sentenze assolutorie giunte fino in Cassazione, assolutamente al di fuori della portata (pure ultimamente molto ampliata da alcuni giudici) della legge Scelba che vieta la ricostituzione del Partito Nazionale Fascista.

Così, alle completamente folli e assurde perquisizioni e denunce per dei saluti romani effettuati nel corso di un concerto all’evento Campo Hobbit 40 tenutosi quest’estate a Montesarchio e all’intervento diretto del ministro dell’Interno Marco Minniti per vietare la Marcia dei Patrioti organizzata da Forza Nuova il 28 ottobre a Roma, si è in questi giorni aggiunta la presa di posizione del sindaco di Milano, Beppe Sala: “Ho parlato e chiesto al prefetto di sorvegliare il cimitero affinché non ci siano segni, bandiere e apologia di qualcosa di terribile come il fascismo. La speranza è che questa capacità di vigilare ci sia e poi vedremo cosa succederà”.

Paradossalmente, questo appello intriso di una volontà repressiva assoluta di stampo totalitario, proviene da un sindaco più volte tacciato di provenire dal mondo del centro-destra, per il suo passato come direttore generale del Comune di Milano durante la giunta Moratti. Questa macchia indelebile sul suo curriculum aveva indotto, durante la campagna elettorale per le ultime elezioni comunali nel capoluogo lombardo, a diverse ironie e contestazioni, in special modo provenienti da suoi sostenitori “dubbiosi” sulla capacità di Sala di emulare il compianto Giuliano Pisapia e i suoi 5 anni di sinistra “arancione” alla guida di Milano.

Ora possiamo dire tranquillamente che l’allievo Sala ha tranquillamente superato il maestro Pisapia, che pur provenendo da Rifondazione Comunista non aveva cambiato così profondamente, al di là dei proclami, la prassi di sostanziale tolleranza nei confronti delle commemorazioni al campo X. Il Sala “di destra” eletto con il centro-sinistra è riuscito in soli due anni a riguadagnarsi una patente di antifascista duro e puro, organizzando la surreale marcia pro-migranti di cui è già stata annunciata la seconda edizione e riuscendo, con l’aiuto del Ministero e della costante azione di alcuni parlamentari del PD, a riportare in voga un completamente anacronistico antifascismo istituzionale che si pensava davvero sepolto nella memoria storica.

Dispiace notare (o forse no) che Beppe Sala rimarrà però quasi certamente deluso anche questa volta. Allo stato attuale la legge Fiano risulta ancora lettera morta in mancanza dei numeri al Senato, e una commemorazione all’interno di un cimitero, anche con saluti romani effettuati a propria discrezione da alcuni partecipanti (perlopiù anziani), non finirà verosimilmente neppure a processo.