Elezioni regionali siciliane, il ritorno del Re nelle parole di Nello Musumeci

Elezioni regionali siciliane, il ritorno del Re nelle parole di Nello Musumeci

Ha scandalizzato molti partigiani laicisti quel “Dio è dalla nostra parte” con cui Musumeci ha concluso il comizio di Catania.

Ha avuto coraggio il candidato di centro alla presidenza della Regione Siciliana, non c’è dubbio. Che io ricordi, l’ultimo esponente politico italiano di potere a nominare Dio in un pubblico intervento fu la leghista Irene Pivetti, nel lontano 1994, invocandoLo nel suo discorso di insediamento a presidente della Camera (“Come cattolico, non posso non affidare la mia opera in questo Parlamento e, nella preghiera, la vita del paese, alla volontà di Dio, a cui appartengono i destini di tutti gli Stati, e della storia…”), salvo poi dimenticarsene, a giudicare dai successivi comportamenti pubblici. Non ho motivo di dubitare che la fede in Dio e la buona fede, in entrambi i casi, abbiano ispirato le laicamente scorrette citazioni dell’Altissimo e non può che farmi piacere il fatto che in questa Italia del 2017 qualcuno lo abbia fatto. Ciò vuol dire essere moderni nel senso migliore del termine, moderni come Putin, Orban e i leader di molti Paesi non solo europei.

Del resto, nessuno può giudicare, tanto meno il sottoscritto, né le buone intenzioni di ciascuno né il fatto in sé. Come disse la Pivetti, “a Dio appartengono i destini di tutti gli Stati, e della storia”, figuriamoci quelli delle regioni italiane, ma un dubbio mi sorge: adoperando l’espressione “nostra parte” il politico ha, infatti, coinvolto pure chi lo supporta, sostenendo che Dio sia schierato non solo con lui, ma anche con loro. Prerogativa divina è lo scrivere dritto su righe storte e, fra queste righe, quelle di molti rivali di Musumeci sembrano essere evidentemente più contorte delle sue, ma può essere così sicuro il politico militellese della parte che lo appoggia? Quanti tra i suoi determinanti sostenitori avranno provato imbarazzo nel sentirgli pronunciare quelle parole?

Prima di lui, infatti, aveva parlato un certo Silvio Berlusconi, proprietario di televisioni che hanno avuto un ruolo determinante nell’influenzare i costumi morali degli italiani, reti TV che non hanno fondato certo su Dio e sulla morale cristiana i propri decennali palinsesti, anzi. Quel Silvio Berlusconi, più volte fieramente collocatosi all’interno di uno schieramento laicista in politica, che sui temi etici ha di fatto emarginato Dio all’interno della coscienza soggettiva dei singoli italiani. Lo stesso Berlusconi che, pur non volendo qui considerare la sua discutibile “vita privata”, che del resto di privato ha ben poco, sugli pseudo-diritti gay, ad esempio, non ha certo sposato la parte di Dio.

Quel Berlusconi che nel corso della stessa manifestazione ha presentato anche il commissario di FI in Sicilia, Gianfranco Micciché, e il candidato assessore Vittorio Sgarbi, entrambi come lui, per differenti ragioni, poco avvezzi a rappresentare con chiarezza in foro esterno (il nostro operato nei confronti della società e degli altri) quei diritti di Dio nella società che il laicismo imperante nega ogni giorno in nome della libertà.

È lo stesso ex-presidente del consiglio, mi pare, che sta, con gli altri personaggi citati, solo per menzionare i più noti, dalla stessa parte di Nello Musumeci. Così come, dalla medesima parte, si colloca, nell’UDC di Cesa, la/il trans Roberta Mezzasalma. che pur avendo sinceramente definito la propria condizione “una tragedia”, attirandosi gli strali delle lobby gay, non può certo rappresentare a pieno titolo quella “parte di Dio” che vede nella difesa della famiglia naturale e nel contrasto alle cosiddette scelte individuali, in aperta contraddizione con i diritti di Dio sulla società, le proprie battaglie prioritarie.

A pochi giorni di distanza dalla festa di Cristo Re, che il calendario tradizionale ha celebrato l’ultima domenica di ottobre, non possono non essere ricordate – a beneficio di tutti noi per primi, sia ben chiaro – le parole di Pio XI nella Quas Primas: “Non v’è differenza fra gli individui e il consorzio domestico e civile, poiché gli uomini, uniti in società, non sono meno sotto la potestà di Cristo di quello che lo siano gli uomini singoli. È lui solo la fonte della salute privata e pubblica…”.

Se, anche a dispetto delle posizioni della parte che lo sostiene, il probabile nuovo presidente della Regione Siciliana riuscirà a far dimenticare le particolari “devozioni” di Rosario Crocetta e a illuminare le menti e i cuori dei suoi tanti discutibili sostenitori, più o meno noti, non potrò che rallegrarmene, e con me la mia parte politica e moltissimi siciliani, ma se ciò non dovesse avvenire, perché il compromesso anche morale è la regola e non l’eccezione, la battaglia politica contro la parte di Musumeci sarà ancora più dura, perché Forza Nuova sposa questo fondamentale ammonimento della Quas Primas, oggi più che mai attuale: “Non rifiutino […] i capi delle nazioni di prestare pubblica testimonianza di riverenza e di obbedienza all’impero di Cristo insieme coi loro popoli, se vogliono, con l’incolumità del loro potere, l’incremento e il progresso della patria”.