I giorni del giglio – Capitolo 18. Figlia e madre di questa Europa

I giorni del giglio – Capitolo 18. Figlia e madre di questa Europa

La signora Laura è straordinariamente anziana. Da qualche anno ha superato il secolo di vita, ma anche se il suo passo è incerto e ancora più incerta è la sua vista, la sua mente rimane trasparente e limpida come il ghiaccio nel primo sole. Mentre smontiamo dal turno di ventiquattro ore che ci siamo assegnati, la guardiamo procedere a passi leggeri lungo la strada acciottolata.

Da quasi ottant’anni vive qui. La guerra le ha portato via figli, nipoti, pronipoti: attacchi, bombe, fame. A volte, però, Laura sorride ancora. Lo fa soprattutto quando la sera, nello städel antico, parla del tempo leggero della sua giovinezza, della città in cui viveva, del suo matrimonio durato sette decenni.

Laura conosce ogni prato, ogni famiglia e ogni casa da un capo all’altro della vallata. Di tante famiglie che conosceva non è rimasto neppure il nome: solo iniziali corrose sugli stipiti di qualche rudere remoto. Le sue parole sono un sussurro incerto di candela ma nascondono tesori sorprendenti: leggende, fatti, vocaboli interi che presto saranno perduti. Siamo fortunati a proteggerti, figlia e madre dell’Europa che muore.

Quando abbiamo occupato la valle, i suoi occhi azzurri si sono chiusi per un momento: non per paura, non per timore di noi. Semplicemente, Laura sapeva che il gran tempo sarebbe arrivato. Il cerchio si era chiuso e si era fatto ostacolo vivo. Rimanevano le sue montagne da proteggere come un ricordo amatissimo ed ostinato.

Col tempo, abbiamo insistito perché ci insegnasse il dialetto locale. Non per vezzo, ma per amore. Per le ore concesse dalla sua stanchezza e dalla sua età, chi scende dai monti, finita la guardia, si intrattiene spesso con lei, balbettando questo assurdo alto-tedesco che in pochi conoscono ancora. Lingua aspra, stranamente alternata a suoni più dolci dal familiare timbro latino.

Questa sera la signora non mostra i suoi anni. Sarà la luce tremante a giocare con il suo viso? Laura sembra una bambina nel suo sguardo così nitido e acceso. “Ha nevicato ieri, sopra Orsivan“, le diciamo. “È strano, ma qualche volta lo fa ancora, anche a luglio inoltrato. Ricordo… Ricordo“.

Non le diciamo che la neve aveva impronte di musulmani, né che si è fatta rossa dei nostri mitragliatori. Vogliamo che per lei la neve sia semplicemente una coperta bianca lontana dalle brutture del mondo. Eppure anche lei ha avvertito il tono esitante della nostra voce. “È già successo, sapete? C’è una pietra sopra Orsivan, c’è stata la peste, secoli fa, e li hanno messi proprio lì…“. Ma con una mano fa per scacciare il pensiero e sorride ancora. “Non parliamo di brutte cose. Ditemi come stanno i bambini“.

Signora Laura, ci dispiace. Non meritavi questa vecchiaia, l’avvicendarsi di armi e divise. Ma tremiamo e capiamo quanto sia decisiva la lotta, quando con le tue mani tremanti e leggere sfiori i gigli d’argento sui nostri cappotti lacerati. No. Non ti promettiamo futuro, ma ti giuriamo che combatteremo bene ora, nel presente, perché fino all’ultimo giorno della tua vita possa vedere le tue montagne.