Il senso del tempo

Il senso del tempo

“La frase stereotipata è questa: “Bisogna essere uomini del proprio tempo”. Essa ci fa dimenticare che siamo proprio noi a plasmare il tempo: crediamo di essere l’effetto quando invece siamo la causa!”.

Queste righe che il conte Emmanuel Malinsky inserisce all’interno del suo Fedeltà feudale vanno dritte al cuore della questione perché la natura del macrocosmo sociale non è differente dalla natura del microcosmo individuale, si tratta solo di piani diversi e gerarchicamente ordinati.

L’uomo (gli uomini in sodalizio) che opera, impiegando il tempo che gli è concesso, per la salvezza della propria anima e per il bene comune può indicare, quale esempio, alla società la sua stessa missione in direzione di un libero arbitrio politico che le contingenze attuali hanno condotto all’agonia, e non è certo un caso che l’irreligiosità diffusa del “nostro” tempo corrisponda ad una decadenza senza pari della società e della politica.

Il non essere uomini d’oggi, dunque, è, più che mai, elemento rivoluzionario ed essenziale per fare politica nel tempo presente; è metodo politico, perché metapolitico, e consente di leggere il presente con un’ottica ispirata all’eternità.

Ingannando il tempo, facendolo passare, quindi, inganniamo prima di tutto noi stessi, è solo iniziando a plasmarlo che potremo riuscire ad invertirne l’attuale perversa tendenza. L’uomo del nostro tempo è uno schiavo che non sa di essere tale. La nostra aspirazione, invece, deve essere quella di plasmare il tempo perché dal Cielo, malgrado le nostre infinite miserie, siamo stati plasmati.