L’esempio della Polonia nazionalista e cristiana e il suo valore per l’Italia: intervista a Roberto Fiore

L’esempio della Polonia nazionalista e cristiana e il suo valore per l’Italia: intervista a Roberto Fiore

“Formazioni come il Popolo della Famiglia, che lottano coraggiosamente contro il gender e a favore del diritto alla vita, dovrebbero seguire l’esempio intransigente dei cattolici polacchi su temi quali l’immigrazione o la sovranità, dove appaiono omissive o incerte e divise al proprio interno”.

Cosa possiamo imparare dalla grande manifestazione di Varsavia?

L’imponente marcia di sabato scorso dimostra all’Italia e all’Europa intera che il trinomio Dio, Patria, famiglia è politicamente vincente, se proposto organicamente e con il necessario vigore; un programma politico, invece, che lo consideri parzialmente, escludendo l’esatta gerarchia degli altri componenti, è deficitario e, quindi, perdente.

L’attacco all’ Italia si articola su tre livelli: l’attacco alla Fede (Dio) e a tutto l’ordine delle cose che da lì procede; l’attacco alla Patria, quindi l’immigrazione, la rapina della Sovranità e il crollo demografico; l’attacco alla famiglia, con l’ideologia gender, l’aborto e l’incessante indebolimento del matrimonio. La Polonia sta rispondendo compatta colpo su colpo a tutto questo, e con politiche totalmente in linea con la Dottrina Sociale sta vincendo la sua battaglia.

Netanyahu, da Israele, dice oggi che vanno puniti gli organizzatori della marcia…

Trovo quanto meno bizzarro che i fautori di un nazionalismo razzista come quello israeliano vogliano punire un corteo dove sono state pronunciate parole d’ordine intransigenti, ma dove mai c’è stata alcuna istigazione alla violenza. Il problema dell’ingerenza delle lobby antinazionali, che non riguarda certamente solo la Polonia, è risolto dai polacchi elegantemente… non ascoltandole. Dovremmo fare così anche noi, con le innumerevoli lobby massoniche, mafiose, sinti, pro-gender e chi più ne ha più ne metta.

Le 200 mila persone che hanno sfilato a Varsavia (nonostante Repubblica parli di 60 mila… ma loro di solito dividono per quattro) rappresentano la quasi totalità della società polacca, compatta nella sua visione nazional-cristiana e per questo impermeabile alle minacce delle lobby di cui sopra. In Polonia capiscono il dramma dell’Italia, tradita dai politici e attaccata costantemente da forze che la vogliono distruggere. È questa la nostra Europa, molto differente da quella di Bruxelles.

Ha sorpreso e a volte spaventato, in Occidente, l’evidente carattere cattolico della manifestazione…

È un dato di fatto che dovrebbe, invece, dare coraggio a tutti i cattolici che credono e che vogliono combattere. Fortunatamente, molti capiscono che il Cattolicesimo non è quello che viene proposto dall’Avvenire o dalla Caritas e, purtroppo, anche dalle gerarchie “illuminate”: la Polonia ci ricorda che il Cattolicesimo è quello che emerge dal profondo senso della Fede e dalla storia gloriosa dei popoli; questo oggi si riafferma con forza. Formazioni come il Popolo della Famiglia, che lottano coraggiosamente contro il gender e a favore del diritto alla vita, dovrebbero seguire l’esempio intransigente dei cattolici polacchi su temi quali l’immigrazione o la sovranità, dove appaiono omissive o incerte e divise al proprio interno.

La Polonia è, quindi, il punto di riferimento di un sano nazionalismo?

Sì, e perché questo avvenisse abbiamo lavorato per anni; le nostre relazioni con i movimenti politici e culturali polacchi sono iniziate 25 anni fa, noi abbiamo influenzato loro e loro noi e lo tocchiamo con mano con il rispetto straordinario con cui veniamo accolti ogni anno. Durante il mio intervento dal palco ho invitato i nazionalisti polacchi alla Marcia dei Patrioti del 4 Novembre 2018 e, per la prossima estate, alle passeggiate per la sicurezza italo-polacche organizzate nella zona di Rimini, dove, come è noto, una giovane polacca è stata stuprata quest’estate da immigrati africani.