Giacinto Scelsi, il mondo intero dipende dal suono

Giacinto Scelsi, il mondo intero dipende dal suono

Giacinto Scelsi (1905 – 1988) è il compositore, non solo nel mondo della musica contemporanea italiana, che è stato più influenzato dall’Oriente nel XX secolo. Un influsso che permea profondamente la sua musica, ma anche l’estetica in generale e il suo stile di vita. In questo libro il filosofo e orientalista Leonardo Vittorio Arena mette in luce le componenti filosofiche di questo retaggio, che abbracciano il pensiero cinese, indiano e giapponese nell’opera scelsiana. Il lettore avrà modo di scoprire uno dei musicisti più importanti della nostra tradizione novecentesca, purtroppo ancora non sufficientemente conosciuto in Italia, mentre all’estero, è giusto ricordarlo, viene accostato e paragonato a John Cage (1912 – 1992).

“Scelsi non distingue la musica dalla non musica: il suono è alla base di tutto” (5), essendo, aggiungiamo noi, messaggio che diventa parola. Da queste premesse muove l’intenso volumetto di Arena, rivolto a uno dei maggiori compositori della cosiddetta “musica colta”, superiore per molti al suddetto Cage. Scelsi seppe intuire e sviluppare le idee serialiste e dodecafoniche apprese da nomi celebri, quali Schoenberg, Skrjabin e Berg. Egli fu tra i primi occidentali a cercare in India non solo un metodo compositivo, ma specialmente una filosofia applicabile alla musica stessa. Arena, nella sua analisi, rilegge e contestualizza Il sogno 101 (prima parziale edizione nel 1982, e poi completa nel 2010), il libro-manifesto di Scelsi, utilizzandolo quasi come sua unica fonte.

Cosa si potrebbe dire di un uomo che seppe prevedere il giorno della propria morte? Beh, la fantasia corre e la curiosità pure. Ciò malgrado, Giacinto Scelsi ha riscosso il meritato apprezzamento in gran parte solo dopo la sua scomparsa. Il motivo per cui un altro Grande Italiano sia finito a lungo nel dimenticatoio è, come vedremo, sempre lo stesso. Chi decide e impone ciò che è giusto o sbagliato nel nostro Paese da sin troppi anni è costantemente il medesimo gruppo politico-culturale, benché abbia cambiato nome e veste pubblica. Fortuna vuole che il Maestro, probabilmente anche in virtù della sua origine aristocratica, volasse assai più in alto di siffatti “partigiani della cultura ufficiale”. A cavallo delle sue note intrise d’Oriente, legato al numero fortunato per eccellenza in Cina, Scelsi visse e morì nel segno dell’“8”, risiedendo in via San Teodoro 8, dove ci ha lasciato una casa piena di ricordi e oggetti curiosi, amministrata da tempo dalla coraggiosa Fondazione che porta il nome della sorella minore (Isabella) e che promuove la fondamentale eredità musicale di questo artista. Va da sé, che della sua abitazione nulla si sa, nondimeno andrebbe conosciuta! Ecco, qui sta uno dei punti che condividiamo meno del testo di Arena: il non aver ricordato a sufficienza l’abitazione in cui Scelsi creò buona parte della sua opera. Pertanto, in questo nostro scritto ci sentiamo in dovere di colmare tale lacuna, raccontando pure il Museo Casa Scelsi. Resta comunque il fatto che il libro di cui stiamo parlando contribuisce a fornire una lettura originale della vita e del pensiero del compositore. Un’analisi corretta, giacché l’Oriente rappresentò per Scelsi la base essenziale della sua arte; difatti, egli fu un esperto praticante di Yoga.

Parlando proprio della casa di Scelsi, possiamo dire che il salone è un luogo “magico”, punteggiato da varie opere orientali, che pur essendo dei semplici souvenir di viaggio, dialogano perfettamente con l’atmosfera della casa. Troviamo perciò esemplari di porcellane d’esportazione, giapponesi del tipo Imari e cinesi Blanc de Chine. Ben più interessanti sono i pezzi alle pareti, è il caso di una Thangka tibetana, un disegno di un Deva (divinità induista) della musica e delle statuette in legno di Bodhisattva suonatori su delle nuvole. Tutto intorno al pianoforte di Scelsi ci sono vari strumenti etnici, dove spicca una grande tromba, anch’essa tibetana. Una particolarità la si trova nelle tante campanelle che il musicista utilizzava per cercare il suono giusto, in perfetta tradizione orientale. L’ultima cosa da segnalare presente in questa stanza dice molto su Scelsi, sulla sua spiritualità universale. Su un tavolino fa bella mostra di sé una copia di quel caposaldo del Taoismo che è I Ching (conosciuto anche col titolo de Il libro dei mutamenti). Quale edizione poteva mai avere il Maestro? Chiaramente quella con la celebre prefazione di Carl Gustav Jung! Una sorpresa? Non certo per chi conosce Scelsi.

Passiamo al corridoio, con appesi due piccoli quadri di Giorgio De Chirico e una cartolina con dedica (1960) di Jean Cocteau, che Scelsi conobbe durante una visita a Capri. Di gran suggestione sono inoltre i disegni del musicista, dove si raffigurano alcune posizioni dello Yoga. Il corridoio termina con una teca trasparente che conserva sia dei ricordi familiari che delle tante amicizie internazionali, tra le quali quella assai stretta con Henri Michaux (1899 – 1984). Lo Yoga, non certo inteso nel modo volgarmente americanizzato di ginnastica, è stato dopo la musica la grande passione di Scelsi. Egli, come detto, soggiornò in India, dove ebbe modo di incontrare personaggi come Sri Aurobindo e la compagna di questi, la francese Mirra Alfassa, meglio conosciuta col nome di Mère de Pondichéry.

L’ultimo ambiente è la camera da letto di Scelsi, nella quale, guardando con attenzione, si nota il suo interesse per l’Antroposofia. Del resto, come riporta Arena, questa ambigua e suggestiva forma filosofico-spirituale gli era assai cara, come anche il suo fondatore: “Steiner era un superuomo, un grande iniziato, forse l’ultimo in Occidente […] (23).

Tra libri, fotografie e bibelot di varia natura, colpisce la presenza di un segmento di affresco staccato ritraente un angelo musicante. Un cerchio che si chiude, se pensiamo che nel salone si viene accolti da immagini di divinità musicali asiatiche, mentre al termine dell’appartamento ritroviamo un’iconografia occidentale; e non avrebbe potuto essere diversamente, nel caso di Scelsi. Non per nulla, il suo simbolo, con il quale firmava ogni cosa, era un cerchio sopra una linea: l’infinito precipuo dell’Oriente e la progressione continua che anima da sempre l’Occidente.

Tornando ora allo Scelsi compositore intriso di filosofia orientale, come ci racconta l’autore di questo libro, va ricordato come egli non solesse stendere di persona le partiture, ma le registrava, per poi farle trascrivere da altri. La musica o meglio il suono era la unica cosa che contasse per lui; segnare delle note su carta sarebbe stata una perdita di concentrazione ed energie, visto che egli sosteneva di comporre in una condizione di “lucida passività”.

A tal proposito, Scelsi affermò di essersi ammalato per il troppo studio, infatti smise di comporre, scegliendo per l’appunto la pratica dello Yoga quale forma propedeutica alla ricerca del suono unico. Invero, egli decise senza incertezze che fosse la via della totale improvvisazione la migliore per creare musica. Parimenti Arena sembra averlo voluto imitare in questo suo testo volutamente disorganizzato, che non ha un filo logico, lasciando il lettore in balìa della propria capacità di seguirne il discorso; lo stesso stato di animo che necessita l’ascolto e comprensione della musica di Scelsi. Va altresì segnalata una bibliografia quasi assente nel volume. Nondimeno, a parziale scusante va precisato che tuttora il Maestro non è studiato come richiederebbe il suo genio; ancor peggio se si affrontano tematiche non strettamente connesse al suo repertorio musicale, un ambito di ricerca praticamente inesplorato. Per tale motivo, il piccolo libro di Arena ha l’indiscusso merito di rappresentare un utilissimo primo passo, per approfondire sia l’aspetto biografico, che quello prettamente filosofico nella vita e nell’opera di Scelsi, fornendo un ritratto di un individuo che sì viveva per la musica, ma che tuttavia riportava un’esistenza piena di esperienze, viaggi e riflessioni in composizioni, e in questo siamo perfettamente d’accordo con l’autore, dall’alto valore filosofico.

Chiediamoci, quindi, qual è il legame tra filosofia e suono in Scelsi. Arena lo individua nel noto precetto del Wei-Wu-Wei (为无为, “azione senza azione”), quindi legato alla antica sapienza cinese: […] si rapporta a Zhuangzi, letto da Scelsi e meditato […], cercando solo questo, un non cercare” (7). Possiamo ritenere che l’assenza di una brama conoscitiva sia il cardine del rifiuto dell’Occidente da parte di Scelsi, che Arena indica nel superamento della nostra cultura da parte del musicista, principalmente nella filosofia, con la sua distanza dalla logica aristotelica (19-20).

Un altro argomento che l’autore evidenzia con una certa forza è quello che vede in Scelsi il suono come entità dotata di vita propria: […] una musica nuda, svincolata da una cronologia” (11). Eppure, le opere dell’artista non sono prive di struttura, al contrario, potremmo definire la sua una complessa musica delle forme: “Il suono […] prende delle forme, ed è quindi pluridimensionale. Ne crea, altresì, e queste si possono vedere anche nel mondo fenomenico, ma soprattutto in meditazione; come si possono udire i colori, poiché in assoluto tutto è unità” (13). In effetti, la meditazione, ovviamente orientale, in Scelsi vale quale strumento di ricerca interiore alla stessa stregua della preghiera (17-18).

Un ultimo aspetto davvero interessante nel testo di Arena, e completamente inedito per gli studiosi del musicista, riguarda quello che l’autore definisce: “esoterismo scelsiano” (18). In questa sezione del libro si fanno sorprendenti, quanto benvenuti, accenni a pensatori tradizionalisti del calibro di René Guénon e, specialmente, Julius Evola, il quale Scelsi non soltanto conosceva, ma di cui ammirava pure l’orientalismo di stampo marcatamente esoterico (21-22). Nella sua fase spirituale, il compositore italiano entrò poi in indiretta polemica con Jiddu Krishnamurti (1895 – 1986), visto che Scelsi diffidava dei guru, poiché egli stesso si considerava “un piccolissimo intermediario” (29) di una musica che andava oltre il semplice elemento artistico, indirizzandosi a livelli dello spirito e dell’anima.

Scelsi: oltre l’Occidente è una pubblicazione che, sebbene con alcuni piccoli limiti contenutistici e organizzativi, andrebbe letta da coloro che indagano l’uomo dietro quella musica così incredibilmente orientale, malgrado la sonorità occidentale. Obliato per non essere stato iscritto a un partito, ovvero a IL partito, all’estero si accorsero eccome di lui: Martin Scorsese utilizzò dei lavori di Scelsi nel film Shutter Island (2010). In barba a quei “partigiani” dei quali nella Storia non rimarrà traccia alcuna, Scelsi invece resterà per mezzo della sua musica, il cui spirito sta tutto in queste parole: “Vivo a Roma in una casa situata di fronte al Palatino e che poggia esattamente su una linea ideale di demarcazione tra Oriente e Occidente – e per chi intende – spiega la mia vita e la mia musica”.

La lezione di Scelsi, quella che lo ha reso indiscutibilmente unico, fu di aver compreso che il mondo intero alla fine dipende dal suono, e questo è un concetto orientale, poiché è nel contempo filosofia e trascendenza. Un qualcosa che un Occidente da decenni incapace di vedere al di là del proprio naso non può valutare nella sua complessità. Scelsi è andato “oltre” nella musica, nel pensiero e nella sua stessa vita, giacché, nel concreto mondo del progresso, di veramente utile per l’essere umano non vi è rimasto nulla.

Leonardo Vittorio Arena, Scelsi: oltre l’Occidente, Edizioni Crac, Falconara Marittima (AN) 2016