La marcia dei richiedenti asilo, perché lo Stato ha perso

La marcia dei richiedenti asilo, perché lo Stato ha perso

E’ cronaca di questi ultimi giorni: molteplici gruppi di migranti stanno lasciando i propri centri di accoglienza per cercare una sistemazione migliore.

Il primo esodo è partito dalla base di Cona giovedì scorso: il gruppo di circa duecento persone, avente come destinazione Venezia per chiedere condizioni di vita più dignitose, è stato fermato a Campolongo Maggiore e i partecipanti, alla fine, hanno ottenuto una nuova ricollocazione in altre strutture.

Ciò ha dato luogo a una serie di movimenti e proteste che potrebbero accentuarsi nel corso del tempo, e difatti altri profughi sono partiti da Cona lunedì mattina e hanno trovato una sistemazione provvisoria nel comune di Piove di Sacco per la notte.

Le regole di cittadinanza e di accoglienza dovrebbero essere chiare, trasparenti e soprattutto non soggette a ricatti e compromessi. Lo Stato e le istituzioni locali hanno il controllo del territorio e quando individuano una sistemazione dedicata ai richiedenti asilo, dopo aver cercato, contemperando più interessi e cercando di scontentare meno gente possibile, la migliore soluzione tra quelle disponibili (occorre dire, che la gestione dei profughi in grandi hub, come si è visto, non si è certo rivelata la migliore), quella è e quella va mantenuta e questo non vuole dire essere insensibili alle ragioni dei profughi, perché un miglioramento delle loro condizioni di vita è certamente auspicabile.

Se un richiedente asilo decide di abbandonare la struttura presso la quale lo Stato si è impegnato nei suoi confronti, decide di porsi al di fuori della legalità e di perdere quei diritti garantitigli, ovvero un posto dove dormire e del cibo.

Se altri soggetti come la Chiesa, parrocchie, sindacati, enti pubblici o privati vogliono dare il loro contributo caritatevole offrendo loro una soluzione abitativa, devono farlo all’interno di un programma prestabilito dallo Stato e a priori, perché altrimenti, come si è visto, si crea anarchia, ovvero non si capisce più a cosa si ha diritto, e allora si può arrivare a pretendere sempre qualcosa in più. E quella ribellione passa direttamente sulle strade, si ingigantisce e diventa un enorme problema di ordine pubblico.

(L’opinione espressa dall’autore dell’articolo può non coincidere con quella della redazione.)