Farinetti e il miracolo dei tre euro all’ora

Farinetti e il miracolo dei tre euro all’ora

Strano tipo il caro Oscar Farinetti. L’uomo del gusto, del bello, del made in Italy rampante, dinamico, flessibile. L’uomo che apre i suoi store del gusto, i “luoghi del miracolo”, come usa definirli lui, renziano di ferro, molto deluso dalla vittoria del no al referendum di un anno fa, in cui minacciava l’abbandono della patria.

Prendiamo il polo del gusto sorto nell’ex-teatro Smeraldo di Milano, inaugurato qualche anno fa, in cui i dipendenti lavorano 40 ore a settimana, sabati e domeniche compresi, per un totale di 800€ mensili. A occuparsi della ristrutturazione non è stata un’impresa edile locale (benché il patron di Eataly professi un’«adorazione per i lombardi» e abbia persino fatto pace con il governatore leghista Roberto Maroni), ma la Cobetra Power di Suceatra, in Romania. Capitale sociale dichiarato: 500 ron, che equivalgono a circa 110,2 euro.

Anche Farinetti ha raccolto l’occasione, sempre più diffusa tra le grandi aziende italiane, dei «distacchi». Si fa ricorso con i subappalti a imprese bulgare, romene, polacche che hanno filiali sul territorio. Per la legge, i contributi non vengono versati in Italia ma nel Paese d’origine. «Ma vengono versati?» è il grande punto interrogativo mosso dai sindacati, visto che sul caso Eataly sono stati  interessati anche gli ispettori della Cassa Edile, che «a Milano sono una cinquantina, riescono a malapena verificare i contratti che hanno inizio e fine sul territorio, figuriamoci avviare controlli in Romania» (Link). Ma veniamo nel dettaglio: alla Cobetra Power, dei 25 lavoratori edili che fanno capo a Cobetra e si sono occupati di demolire e ricostruire l’interno dell’ex-teatro, come si legge sui contratti trasmessi alla Cassa edile, 23 sono «operai non specializzati in costruzioni», uno solo è esperto in restauri. C’è poi un addetto che nel 2012 ha firmato la “promozione” da amministratore della società a “operaio non specializzato”.

La legge europea recepita anche in Italia stabilisce che i lavoratori romeni in distacco debbano avere una busta paga non inferiore ai minimi contrattuali italiani. Ma è quello che potremmo definire un «grande buco nero». Perché «dietro al sistema dei distacchi si nascondono forme di sfruttamento, ed è quasi impossibile che gli operai stranieri facciano denuncia, c’è un’omertà assoluta», come sostenuto dalla Cisl. I contratti che hanno firmato i 25 operai con Cobetra, mediamente, si aggirano tra i 500 e gli 800 ron di stipendio base lordo (dunque tra i 110 e i 176 euro) per 40 ore settimanali di lavoro. Tradotto: tra i 2,75 e i 4,4 euro all’ora. Sul Libro unico del lavoro, però, quella che possiamo equiparare a una normale busta paga, nella parte bassa dedicata ai contributi la cifra schizza a 2.100 euro. Che non sarebbero male per un manovale non specializzato, anzi, se fossero davvero corrisposti verrebbe da chiedersi come mai non vengono assunti operai italiani, visto che sarebbero più economici dei romeni. Ma è proprio la parte “extra” che sfugge ai controlli italiani. Abbiamo il forte dubbio che al manovale straniero rimanga in tasca quanto ha firmato sul contratto.

Il modello di lavoro «Eataly», d’altra parte, alimenta i sospetti. Di recente diversi precari che lavorano negli store del gusto già sparsi tra Torino, Roma, Firenze o Napoli hanno denunciato stipendi da fame: 800 euro al mese per quaranta ore settimanali, domeniche comprese. E si aggiunge la pratica delle perquisizioni a fine turno, raccontata nei negozi del Centro-Sud. I dipendenti vengono controllati prima di uscire, sai mai che abbiano infilato in borsa qualche conserva «doc».

La maggior parte dei dipendenti che servono i clienti in panetteria, macelleria, salumeria, formaggeria, pescheria, all’ortofrutta, nel bistrot e nella serie di ristoranti sparsi tra i tre piani di «Eataly Smeraldo», ha un contratto a tempo determinato.

Chissà se il prode Farinetti ne ha stabilizzato almeno l’80% come aveva promesso nel 2014.

Chissà se il principe del gusto, il re del bello, ha smesso di praticare nelle sue aziende la pratica delle perquisizioni a fine turno di lavoro.

Chissà se ogni volta che dovrà ristrutturare un suo immobile, il prode Farinetti la smetterà di affidarsi a imprese edili straniere che pagano i propri dipendenti con stipendi da fame.

Chissà che un giorno, speriamo non troppo lontano, si scopra il vero volto del prode Farinetti.

L’uomo dei miracoli, l’uomo del gusto, che ha capito furbescamente quali sono i vantaggi e le gioie di una legge come il Jobs Act.