Perché no al biotestamento? Per una scelta di Civiltà, e che diamine!

Perché no al biotestamento? Per una scelta di Civiltà, e che diamine!

“Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, mi asterrò dal recar danno e offesa. Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo.

In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario, e fra l’altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi”.

Il giuramento di Ippocrate (testo classico)

“GIURO: […]

di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente”.

Il giuramento di Ippocrate (testo moderno)

Perché Forza Nuova si batte tanto sui temi etici, tradizionalmente tra i più divisivi, ed è quindi contraria anche al cosiddetto testamento biologico e ad ogni forma di eutanasia? Perché il biotestamento è un altro passo deciso verso la distruzione della vera civiltà e Forza Nuova, invece, si è costituita per realizzare un’autentica Ricostruzione Nazionale che non sarebbe tale senza la centralità che il tema della vita – prioritario, per uno Stato che si rispetti, difendere la vita del suo popolo dal concepimento alla fine naturale – deve necessariamente ricoprire. Sono gli italiani più deboli – bambini, anziani e disabili – quelli che, prima di ogni altro, hanno bisogno della protezione dello Stato, del potenziamento degli investimenti e della ricerca per garantire loro veri diritti e migliori condizioni di vita, e lo Stato, che non va certamente idolatrato, non ha alcun diritto di stabilire per legge quale sia lo standard di vita da considerarsi più accettabile – magari in base a parametri variabili, soggettivi e influenzabili dai tempi, dalle mode o da interessi lobbistici avallati dai partiti – per scartarne altri a proprio piacimento. Lo Stato, infatti, non può né deve garantire un diritto al suicidio, pur non potendo impedire che qualcuno vi faccia ricorso, ma, al contrario, deve adoperarsi per migliorare le condizioni di vita e la sicurezza di ogni componente della comunità nazionale perché votato a garantire il bene comune.

Nel DDL sulle cosiddette Disposizioni Anticipate di Trattamento, per l’approvazione del quale il Senato voterà il prossimo 14 dicembre, idratazione e nutrizione, con la scusa della loro artificialità, vengono considerate terapie mediche, quando, invece, si tratta semplicemente di idratare e nutrire pazienti che non sono in grado di farlo autonomamente.

Può uno Stato, solo basandosi su un vago consenso preventivo, togliere acqua e pane ai propri cittadini uccidendoli per mezzo di quella che è, senza dubbio, eutanasia passiva?

Il Parlamento italiano sta facendo proprio questo – sotto la pressione di lobby ben precise, di cui una tra le principali portavoce è l’onnipresente fiduciaria di Soros, la signora Emma Bonino – consentendo un omicidio di fatto che cancella con un colpo di spugna ogni parvenza di autentica civiltà umana, giuridica e medica, trasformando il medico nella caricatura di un qualsiasi dottor morte.

Vengono, infatti, cancellati il riconoscimento del diritto inviolabile alla vita umana – già aggirato con la 194, sulla cosiddetta Interruzione Volontaria della Gravidanza, negando giuridicamente il valore di Vita sia al bambino nel ventre materno nei primi tre mesi che al presunto malato (si pensi al genocidio dei down), per quello che chiamano aborto “terapeutico” – e il divieto di qualunque forma di eutanasia, omicidio del consenziente o aiuto al suicidio. Per di più, ciò viene fatto in nome dei diritti e della libertà, la stessa libertà negata per legge al bambino, incapace di difendersi, nel ventre della madre

La tradizionale relazione medico-paziente e il principio stesso che obbliga il medico, fin dal giuramento di Ippocrate, a curare anziché uccidere non esisteranno più: “…ciò che farà la differenza tra un chirurgo con il bisturi in mano e un potenziale assassino non sarà la finalità terapeutica dell’atto del primo alla ricerca del bene del paziente, ma il consenso di quest’ultimo” (Prof.ssa Maria Luisa Di Pietro, già componente del Comitato nazionale di bioetica, direttrice del Center for Global Health Research and Studies all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma).

La vera questione è, quindi, quella della stessa “qualità della vita”, il cui standard verrebbe stabilito soggettivamente da un paziente che non è ancora tale – e che magari non potrà nemmeno comunicare, se dovesse arrivare quel tragico momento, la volontà di aver cambiato idea – o da un “fiduciario/tutore”, nel caso di minori o di persone non in grado di intendere.

Questo il parere in merito di uno specialista, Mauro Zampolini, direttore del Dipartimento di riabilitazione Asl 3 della Regione Umbria e dell’Unità gravi cerebrolesioni all’ospedale di Foligno: “Non possiamo non sapere che in generale per tutti i pazienti incapaci di comunicare c’è un problema oggettivo che riguarda la volontà espressa in passato», ha dichiarato. «Non a caso tanti malati di Sla – ovvero pazienti lucidi fino alla fine – che un tempo avevano dichiarato di non voler essere salvati, quando invece stanno per morire chiedono la tracheotomia. Quando una persona entra davvero nella condizione di malattia grave, anche se prima aveva chiesto di morire alla fine sceglie di vivere”.

Non è un caso se le maggiori opposizioni al DDL che il nuovo leader emergente della sinistra tanto caldeggia – quel presidente Grasso, in passato magistrato, mai giurista, oggi politicante, che, guarda caso, disponeva della facoltà di calendarizzare il biotestamento in chiusura di legislatura – arrivano proprio da giuristi e medici, non solo cattolici.

I nemici della vita vogliono che l’Italia si inabissi nello stesso tunnel di morte che l’Olanda e il Belgio percorrono già da tempo, senza risparmiare né minori né anziani. L’eutanasia passiva legalizzata sarebbe l’abdicazione definitiva, ma non certo finale, purtroppo, dello Stato all’inciviltà, per di più certificata dall’arbitrio personale e teleguidato, in nome di una “civiltà” della morte, coincidente perfettamente con i desideri di un turbocapitalismo che intende lo Stato come può farlo un miope ragioniere, interessato solo al presente, e pronto a nascondere le proprie fredde esigenze di bilancio – impostegli, peraltro, da interessi sovranazionali e anti politici – dietro una falsa pietà di segno opposto – specie se paragonata alla luminosa Pietas tradizionale della civiltà europea – che, invece di aiutare a vivere, preferisce fornire sostegno e compassione alla morte, risparmiando così, ad esclusivo vantaggio delle diaboliche virtù del dio bilancio, sulle ormai fastidiose e anacronistiche Sanità e pensioni che, pur tra mille imperfezioni, concretizzavano quella funzione alta e nobile che equiparava il sistema statale alla figura del buon padre di famiglia, sinceramente preoccupato del benessere dei propri figli.