Perché essere forzanovisti

Perché essere forzanovisti

In questi ultimi sessant’anni il dibattito politico è stato articolato attorno a un monopolio ideologico che mai si era visto nella storia dei popoli e che mai aveva avuto dalla sua parte i mezzi di informazione, di condizionamento e di controllo agli stessi livelli dell’attuale élite oligarchica. Il monopolio si è imposto attraverso due fasi distinte: l’ordine di Yalta prima, il Mondialismo poi.

L’ordine di Yalta, oltre a vigilare affinché le  zone di influenza delle due superpotenze vincitrici del secondo conflitto mondiale non debordassero dai confini stabiliti, era impegnato a mantenere spaccata in due e occupata militarmente l’Europa. 

Yalta aveva inoltre uno scopo ancora più subdolo e devastante, cioè quello di allontanare dalla politica tutte quelle idee che non fossero riconducibili alla logica di Yalta e ai filoni culturali dominanti, quello democratico-capitalista americano e quello comunista filo-sovietico. Ecco perché si assistette ad una polarizzazione di forze riconducibili a queste logiche all’interno dei parlamenti europei. Essere anticomunista doveva implicare una simpatia filo-americana, tertium non datur.

Non si poteva manifestare contemporaneamente idee anticomuniste ed anti-americane perché ciò sarebbe andato in netto contrasto con la logica stessa dell’ordine di Yalta, andando così ad innescare un vero sentimento nazionale all’interno dei popoli europei, con conseguenze devastanti per l’egemonia americana in Europa e non solo. Infatti nessuna forza politica presente in Parlamento ha mai avuto realmente il coraggio, la coerenza o la volontà di percorrere questa strada.

Fu così che molti fascisti e nazionalisti, immersi nelle proprie legittime convinzioni anticomuniste, finirono per abbracciare, in buona fede o meno, l’americanismo, dimenticando che, per ogni nazionalista di questo paese, il nemico principale, era allora ed è oggi proprio quello rappresentato dal sistema di potere a guida USA. L‘Italia non è attualmente occupata da truppe sovietiche, ma da truppe americane, la società italiana stava e sta subendo ancora oggi un pesantissimo condizionamento da parte dei cosiddetti “valori americani” – individualismo, consumismo, pseudo-umanismo da soap opera – testa di ponte all’avvento di una società pienamente multietnica. Infine, la posizione dell’Italia è stata dal ’45 a oggi stabilmente stabilita nella sfera statunitense e nessun risultato elettorale, né alcuna ipotetica rivoluzione proletaria di sinistra, avrebbe consentito all’Italia di cambiare protettore.

A sinistra, in nome di uno strumentale antifascismo, si è allora sfruttata una base anti-americana e popolare, facendola però lavorare al servizio di interessi che nulla avevano a che fare con la classe operaia, né con quelli dell’Italia in senso stretto. Ed è sintomatico come, oggi, sia proprio la sinistra a svolgere il ruolo di cane da guardia dell’imperialismo americano in Europa – esattamente l’opposto di ciò per cui aveva dichiarato di nascere.

Oggi, l’ordine di Yalta è stato sostituito dal dispiegarsi del Mondialismo, che rappresenta il solo potere al comando oggi, ma che non è  sottoposto a nessun controllo. Non è qualcosa di astratto o di onirico, ma l’obiettivo per il quale l’oligarchia e le sue élite hanno lavorato per decenni, e del quale il gioco delle parti tra comunismo e capitalismo, che ha infiammato e sta ancora infiammando le piazze di tutto il mondo, è stato il paravento per più di quarant’anni.

In Italia, la posizione più marcatamente anti-comunista fu senz’altro quella del Movimento Sociale Italiano, un partito certamente di ispirazione fascista, ma che del Fascismo conservava la nostalgia, collante ideale per la base militante, senza averne però né gli obiettivi politici né le scelte strategiche.

La storia recente ha dimostrato come la strategia adottata a Fiuggi e a Verona sia risultata quella di annullare il patrimonio ideologico del fascismo, immergendolo dritto nel pantano mondialista, facendo digerire questo sterco a una base militante realmente sincera e in buona fede. Il risultato di tali scelte di campo è stata la periodica emorragia di militanti e di moltissimi che, delusi, hanno rinunciato alla partecipazione politica attiva.

Anni di litigi e scissioni hanno portato alla nascita di una moltitudine di associazioni, centri culturali, centri studi, testate giornalistiche, che sono nati nel tentativo di conservare quella coerenza ideologica e politica compromessa dalle scelte del partito, creando un amalgama disorganizzato, spontaneista, mai in grado di raggiungere l’opinione pubblica e quindi il consenso popolare.

Questo isolamento ha convinto molti, in maniera errata, di essere i detentori della verità e dell’idea, allontanandosi così da quell’alta concezione di sintesi che fu l’elemento chiave della rivoluzione fascista. Oggi ci troviamo in una situazione politica dove l’opposizione alle politiche vigenti è alquanto condivisa dalla pubblica opinione, ma è espressa molte volte nei bar, sugli autobus o sui tram, al mercato, a casa di amici o parenti, essendo molte volte latitante come vero e proprio soggetto politico.

Fino a vent’anni fa, non esisteva alcuna forza politica che si opponesse in maniera netta e chiara all’Europa di Maastricht e a tutto ciò che fosse contingente ad essa. Nessun partito osava opporsi con chiarezza e decisione alla società multietnica. Eppure sarebbe bastato che qualche politicante che si proclamava, allora come oggi, amico del popolo, avesse fatto quattro passi nei quartieri dove l’immigrazione, già venti anni fa, aveva superato il livello di guardia, per conoscere l’autentica opinione dei cittadini.

Nessuno schieramento o movimento osava opporsi all’epoca contro le ingerenze americane in Europa. Allora come oggi l’agricoltura era ed è sabotata,  le piccole e medie imprese erano e sono ancora oggi in sofferenza, le infrastrutture erano e sono al collasso, stesso discorso per scuola e università. Eppure, allora non esisteva alcuna forza politica che si ponesse come unico fine un cambiamento di rotta sostanziale e radicale.

Ecco perché la nascita di Forza Nuova, esattamente vent’anni fa, grazie alla lungimiranza di Roberto Fiore, Massimo Morsello, Sergio Gozzoli e di tutti quelli che, allora, aderirono compatti a questo compito titanico di vera e propria lotta contro la coalizione dei padroni dell’oro, rimane un evento epocale. Ecco perché Forza Nuova era allora ed è ancora di più oggi l’unico baluardo contro lo stato borghese, plutocratico e mondialista.

Concludo questa mia piccola disamina di militante forzanovista, orgoglioso e consapevole di far parte di qualcosa di speciale, invitando tutti gli uomini e donne liberi d’Italia ad avvicinarsi senza paura a Forza Nuova. Forza Nuova non è quello che lo stato autoritario italiano vuole farvi credere, con le sue politiche reazionarie e repressive attuate da sempre contro il Movimento. Forza Nuova non è un gruppo di pazzi che mira a una sorta di “terrorismo”, come viene fatta passare dalla stampa di regime. Forza Nuova è un gruppo di uomini e donne di buona volontà che, ogni giorno, sacrificano il loro tempo alla propria famiglia, ai loro affetti più cari, per portare avanti un ideale che è il solo ed unico capace di risollevare le sorti di questa nazione in agonia. Ecco perché oggi, come vent’anni fa, Forza Nuova è l’unica forza capace di creare un ponte ideale tra passato, presente e futuro. L’unica scelta plausibile, in un mare di chiacchiere e mediocrità.