Chiarimenti sul significato di “Rivoluzione”

Chiarimenti sul significato di “Rivoluzione”

Nel nostro ambiente è molto diffuso il concetto di “rivoluzione”. E’ necessario, però, chiarire bene questo concetto, affinché non si cada in insidiosi equivoci semantici o si ingenerino confusioni ideologiche tali da rendere controproducente ogni sforzo teso a dare un senso positivo alla propria battaglia.

In Forza Nuova, da principio, si distingue decisamente l’anima cattolica. Per tale ragione, non ci si può imbattere a cuor leggero in definizioni che si pongano in oggettiva contraddizione rispetto alla dottrina della Chiesa. 

Il significato di “Rivoluzione” per il Magistero Tradizionale Cattolico, e per la dottrina stessa, riveste un’accezione negativa. Esso indica un sovvertimento,  una “esplosione di orgoglio e di sensualità” (P. De Correa) che dà all’uomo la presunzione di potersi astrarre da Dio, rendersi avulso da tutto ciò che è legge naturale. 

S’inizia, per l’appunto, dalla Prima Rivoluzione, la rivolta anti-gerarchica infiammata da Lutero contro la Chiesa (protestantesimo), dalla quale si dipana il filo rosso per le altre successive tappe fondamentali, per quella che si configura come l’opera di liquidazione dell’ordine tradizionale, e cioè, la Rivoluzione Francese (illuminismo) e quella Comunista (marxismo).

Infine, il raggiungimento del gradino più basso del livello di degradazione umana: la Quarta Rivoluzione, con l’uomo ridotto al rango delle bestie, consumato dalle droghe, dai facili piaceri e dagli psicofarmaci, svuotato di ogni senso religioso ed identitario, rimbambito dal relativismo dilagante e dalle false opinioni.

Tutto dovrebbe culminare nel Mondialismo e nell’inveterato progetto massonico della Repubblica Universale sotto il governo dagli illuminati: gli emeriti e “naturali” prosecutori della ribellione di Lucifero.

Appare ovvio che il termine “rivoluzione” per il forzanovista assuma un valore semantico diametralmente opposto, se confrontato a quanto qui sopra delineato.

D’altronde, se ad un’auspicata fase rivoluzionaria, succede come prospettiva un’opera di Ricostruzione Nazionale (gli otto punti), allora il tutto acquisisce un senso compiuto.

Come quando si deve estirpare un tumore, il procedimento dev’essere tale da non procurare danno ai tessuti contigui. La rivoluzione, alla medesima stregua, assumerebbe una valenza segnatamente positiva e chirurgica.

Quindi, l’idea giusta sarebbe quella di non sovvertire o far tabula rasa di tutto, ma salvare quanto vi sia di valido ancora (ammesso che vi sia!), rimuovere  la parte deteriorata e ricondurre  il tutto ad un piano di normalità per il ristabilimento del primato  della legge naturale (Dio) nella società e, soprattutto, nell’uomo (conversione).  

L’etimologia deriva  dal latino ‘re-volvere’ che, guarda caso, attiene  proprio a tale ordine di idee. In astronomia per rivoluzione viene inteso il moto che un corpo percorre intorno ad un altro per ritornare al punto di partenza. Moto ciclico o tuttalpiù ellittico, il moto, appunto, di rivoluzione che la Terra e gli altri pianeti compiono attorno al loro astro, il Sole.

Ne deriva che l’autentico significato di Rivoluzione dovrebbe implicare un ritorno all’origine: in chiave politica, un recupero dei valori autentici cristiani (Regalità di Cristo) . E’ evidente che ciò non equivale a sottintendere l’avallo di una visione ciclica della storia umana; al contrario, si parla in proposito di un ricollocamento sui binari della retta linea provvidenziale. 

Nella pubblicistica anti-giacobina sovente è stato l’uso di termini come restaurazione, reazione e soprattutto di controrivoluzione. In effetti, ogni azione destinata a riportare tutto come prima si colloca in antitesi al processo rivoluzionario stesso. Specialmente se questo concorre a prodursi in un margine di tempo ristretto e immediato, nel quadro, propriamente, di una perentoria  re-azione: allora è legittimo parlare di Controrivoluzione.

Basti pensare alla Vandea cattolica, che comprese subito il tranello camuffato ad arte dietro agli immortali principi dell’89. Altri esempi furono il sanfedismo meridionale e la “guerrilla” ispanica anti-napoleonica. 

Nel caso del Fascismo, la propaganda ufficiale declamava di “Rivoluzione delle Camicie Nere”. Ma di fatto anche qui sarebbe lecito parlare di “controrivoluzione”. La forza d’urto creata dalla compagine mussoliniana si rivelò, infatti, l’anticorpo necessario in grado di bloccare anzitempo l’espandersi nel corpo sociale del veleno rivoluzionario, che avrebbe fatto piombare l’Italia nel caos marxista e bolscevico. Chiaramente lo scadimento del vocabolo procurato dalla cultura avversa (liberale e progressista) rese all’epoca alquanto inopportuno il proprio uso.

Quindi, letteralmente dicasi “rivoluzione”, ma, seppur implicitamente, si tratta sempre di una “controrivoluzione”. Come d’altra parte gli stessi detrattori antifascisti non si attardarono a coniarlo col secondo termine, per ‘addobbare’ al meglio le loro false e pretestuose storiografie.      

Senza indugiare in vacui machiavellismi concettuali e senza mostrarsi pavidi nell’esporre le proprie salde convinzioni,  il forzanovista deve saper distinguere e differenziare la sua reale disposizione d’animo (contro)rivoluzionaria, eludendo ogni cedimento verso le parole d’ordine maggiormente consone all’eterno Nemico.

Nel tempo in cui è perfino il salumiere sotto casa ad invocare l’agognata rivoluzione, sarebbe importante adoperarsi per dare più vigore alla sostanza implicita racchiusa nella parola, invece che soffermarsi sul suo illusorio “nominalismo”.