Il valore delle rovine. Architettura nazionalsocialista e romanticismo

Il valore delle rovine. Architettura nazionalsocialista e romanticismo

E’ possibile dire che l’architettura nazionalsocialista è romantica? La domanda può apparire bizzarra, probabilmente perché l’accostamento fra nazionalsocialismo e romanticismo non è dei più immediati.

Eppure, ad una analisi più approfondita, l’architettura ufficiale del Reich – che vide in Albert Speer il suo esponente di punta – risente in maniera considerevole di molti elementi che possono essere qualificati come “romantici”.

Come è noto, il modello più immediato a cui Speer e la sua scuola si rifanno – anche e soprattutto per ragioni ideologiche – è rappresentato dall’architettura classica: linee severe e definite, geometrie rigorose, ampie volumetrie ed espressi richiami ad elementi architettonici di matrice greco-romana. Così, nei monumenti realizzati ed ideati, si assiste ad un trionfo di colonnati, tribune, basamenti e timpani monumentali.

Ed è proprio nel carattere monumentale dell’architettura nazionalsocialista che deve essere rintracciato il primo punto di incontro con il romanticismo di matrice ottocentesca. Oltre la patina celebrativa, l’architettura del Reich è rivolta a suscitare emozioni nell’osservatore: grandezza, titanismo, soggezione, orgoglio. Elementi presenti anche nell’architettura classica, ma decisamente secondari in tale contesto rispetto al significato politico e religioso delle diverse realizzazioni della Classicità.

All’ambizione monumentale considerata in sé e per sé si accompagna, sempre in questa direzione, l’idea-chiave dell’architettura di Speer, ossia il cosiddetto “valore delle rovine”: anche secoli e millenni dopo la loro edificazione, i monumenti del Reich – anche ove fossero ormai ridotti in rovina – avrebbero dovuto conservare intatto il sentimento di grandezza e di austerità della società che li aveva realizzati.

Il senso della catastrofe imminente o futura e la volontà di veicolare un messaggio ancestrale riconducono direttamente alla tradizione figurativa germanica – e non solo – del pieno Ottocento, ove le rovine delle antiche civiltà facevano da sfondo alle raffigurazioni pittoriche (e non solo) del romanticismo maturo.

Nazionalsocialisti romantici, dunque? Forse sì, ma si tratta di romanticismo non privo di calcolo e, soprattutto, intimamente connesso alla Weltanschauung dell’epoca.