L’inesorabile deterioramento dell’ordine pubblico. C’è da preoccuparsi?

L’inesorabile deterioramento dell’ordine pubblico. C’è da preoccuparsi?

A fronte dei recenti episodi occorsi a Napoli, a Salerno e in altri centri abitati italiani – in cui baby-gang nostrane, quasi fossero bande di professionisti del crimine, hanno taglieggiato alcuni loro coetanei – nonché sulla scorta di quanto già avvenuto a Colonia nel Capodanno 2016 e in questi giorni a Torino – dove una banda di giovani (sembrerebbe arabi/maghrebini) ha depredato un gruppo di altrettanto giovani skater torinesi – è d’uopo immaginare quel che è prevedibile: ossia che bande di giovani immigrati (per definizione potenzialmente suscettibili di essere poco o nulla  integrati (1)), che vivono ai margini della loro realtà familiare (spesso già incistata in Europa) e della nostra società, potrebbero prendere lo spunto da quegli episodi (dai quali, tra gli altri fattori, emerge una limitata capacità di autodifesa degli aggrediti e una illimitata possibilità d’azione degli aggressori) per costituire un’altra tipologia di banda, caratterizzata da una volontà criminogena associata a spinte ideologiche e religiose. 

Una banda malavitosa che si auto-giustifica e che sa di poter reclamare e ottenere una giustificazione sociale da chi sostiene le solite trite e ritrite tesi della mancata integrazione e della nostra cattiveria dei tempi del colonialismo.

In particolare, i fatti di Colonia – che non sono stati sviscerati in tutta la loro ampiezza, probabilmente per evitare di darla vinta a chi parla «politicamente scorretto», verificatisi anche in altre piazze europee – sono paradigmatici e non lasciano sorpreso più di tanto chi conosce l’indole dei giovani appartenenti alle comunità islamiche in odore di militanza, in cui si mescolano, pompati all’inverosimile, sentimenti di revanscismo religioso con un’etica tradizionale che, tra le altre cose, pone la donna su di un piano di subalternità e che considera la società non musulmana una società composta da debosciati che si lasciano facilmente sopraffare.

Quel che è avvenuto a Colonia e che probabilmente si è ripetuto con una metodologia diversa in quel di Torino, risponde ad una logica stringente che noi ci rifiutiamo di riconoscere e che è suscettibile di esplodere in tutta la sua gravità: sussiste un oggettivo rischio che gli immigrati non integrati appartenenti a etnie dal profilo «machista» possano sentirsi autorizzati ad esternare le loro frustrazioni ed affermare la loro etica sulla nostra, depredando una gioventù considerata debole perché più avvezza al colloquio che alla scazzottata, e molestando le «sgallettate» (2) (passatemi il termine militaresco) donne di una «sgallettata» società che, benché immorale e decadente, li ha dominati e continua impunemente a farlo “boot on the ground”  sul suolo arabo-islamico (Iraq prima e Siria poi) e con ingerenze di vario tipo su altri paesi di quel mondo (Egitto, Libia, Tunisia).

E’ una realtà che chi vive in mezzo a loro, li conosce e, soprattutto, ne conosce l’auditum (quello che nessuno di loro mai confesserà, ma che passa di bocca in orecchio), dà per assodato e non può fare altro che sorprendersi quando la gente «cade dal pero» a fronte di quel che è avvenuto a Colonia, forse a Torino e chissà dove ancora …

Dobbiamo mettere in conto che le molestie sessuali ai danni delle « nostre » (3) donne e la sopraffazione ai danni dei nostri giovani avvezzi più al «parliamone» che alla difesa ad oltranza, rischiano di subire un incremento.

Note

(1) Il termine “integrazione” è qui utilizzato secondo il significato che il buon senso gli attribuisce, ossia integrazione intesa come adeguamento degli immigrati alle leggi ed agli usi e costumi dei luoghi e dei popoli presso i quali si trovano a vivere.

(2) “Sgallettati” sono i dadi dei bulloni che hanno perso la loro filettatura.

(3)  L’espressione “le nostre donne” – al fine di calmare eventuali paturnie di chi ama sottilizzare che le donne non sono di nessuno, tanto meno della nostra razza/civiltà/nazione – è un termine utilizzato in un senso speculare a quello che usano gli islamisti militanti: «Le loro donne non sono morigerate come le nostre».