“La nuova ombra”: la battaglia di Tolkien per l’Uomo

“La nuova ombra”: la battaglia di Tolkien per l’Uomo

Anche molti fra i lettori più entusiasti degli scritti tolkeniani, forse, non conoscono quanto ambizioso fosse il progetto del Professore. Circa un decennio dopo la stesura definitiva de Il Signore degli Anelli, infatti, Tolkien mise mano ad un nuovo scritto che, nei progetti, doveva costituire la continuazione ed il coronamento della sua opera più celebre.

La grande opera creatrice del mondo raccontata nel Silmarillion, la giovinezza del mondo – con tratti senza età – de Lo Hobbit e la devastante guerra contro il male dell’Anello avrebbero avuto, così, un epilogo in un mondo assai più simile a quello di oggi: quello dominato dall’Uomo. “La Nuova Ombra“: il titolo scelto da Tolkien per la sua ultima fatica suggerisce, al contempo, le ragioni per cui l’opera fu abbandonata.

Nelle poche pagine completate e oggi conosciute, il mondo ha assunto tinte cupe ed uniformi. Gondor risplende ancora, ma la gente non riesce a coglierne la grandezza. Gli eredi di chi combatté il Male vivono in pace ma scossi da una sotterranea inquietudine: i due mali gemelli della distrazione e della noia. Per tale ragione la forza apparentemente senza rivali del regno degli uomini cede al proprio interno al primo soffio del male che si manifesta: un male che emerge anzitutto nei bambini e nei giovani e di fronte al quale gli anziani rievocano il terrore della propria giovinezza combattente.

Profonde sono in verità le radici del Male, e forte scorre in loro la scura linfa. L’albero non verrà mai distrutto. Che gli uomini lo abbattano quanto volte possono, e sempre getterà nuovi virgulti non appena volgeranno lo sguardo”.

Ed è proprio questo che accade nella Terra di Mezzo di un secolo nuovo. Nessun bosco elfico sotto la luna, nessuna voragine di fuoco, nessuna Contea verdeggiante: solo la monotona e debolissima grandezza dell’Uomo. Da un capo all’altro della Terra di Mezzo una pace svogliata e illusoriamente definitiva non riesce a restare sveglia: si assopisce e dagli angoli in ombra ciò che era stato sconfitto riemerge.

Tolkien, posando la penna, ha compreso che la battaglia fra l’uomo e il male non poteva più giocarsi sui campi del Pelennor: andava combattuta altrove, in luoghi in cui lo scrittore non può accedere, ma in cui ciascuno è solo.

La Nuova Ombra è un pugno che si ferma a un soffio dal nostro viso. È un ammonimento profondo, perché perduti gli istinti più alti – il contatto con il sacro – l’uomo non è altro che un giocattolo nelle mani di potenze che desiderano la sua perdizione.

Ed è un atto di grande potenza quello compiuto dal Professore, che avrebbe semplicemente potuto non scrivere nulla di questa epoca così simile alla nostra e, invece, in tredici facciate – non di più – ci ha voluto mostrare. Ciò che accade dopo, dunque, è rimesso all’uomo: è rimesso a noi. Sradicare l’ombra e vegliare, perché i nostri giorni non siano sopraffatti dal male.