Presentazione “Cinecittà Futura”. Progetti in corso e prospettive delle nuove attività di Cinecittà

Presentazione “Cinecittà Futura”. Progetti in corso e prospettive delle nuove attività di Cinecittà

Mercoledì 31 gennaio, nei meravigliosi Studi di Cinecittà, si è tenuto l’incontro stampa per presentare il futuro degli stabilimenti siti in zona Tuscolana e voluti da una figura come Luigi Freddi (1895 – 1977), il vero “padre” di quell’unicum mondiale che è Cinecittà, inaugurata ufficialmente il 28 aprile 1937, in occasione della quale Mussolini pronunciò la celeberrima frase: “La cinematografia è l’arma più forte”. A dire il vero, trattasi di una consolidata imprecisione, poiché il Duce riprese tale slogan da un precedente discorso di Lenin. Per documentarsi meglio su queste cose, le poche che rendono il cinema materia seria quando si fa storia e non sterile critica, rimandiamo all’interessante volume Cinema in camicia nera (Chieti, Solfanelli, 2016) di Agata Motta.

Prima dell’incontro, si è offerta ai giornalisti una bella visita sui principali set. Tra questi, segnaliamo la recente ricostruzione del cortile del Tempio di Gerusalemme. Imponenti sono poi quelli della serie Rome (2005 – 2007), prodotta dalla HBO, il cui set, completamente in vetroresina, è stato portato a termine in nove mesi. Qui la guida ha acutamente fatto notare la precipua caratteristica di questi set, nel loro essere permanenti e, contemporaneamente, riutilizzabili e modificabili, facendo di Cinecittà una specie di museo all’aperto in continuo divenire.

Alla conferenza hanno preso parte il Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, Nicola Borrelli (Direttore Generale Cinema), Roberto Cicutto (Presidente e Amministratore Delegato Istituto Luce Cinecittà) e il simpatico Felice Laudadio (Presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia), il quale, tuttavia, ci è parso decisamente in tono minore, chissà forse per le vacuità e gli immancabili numeri senza qualità, per dirla con René Guénon, che è il renziano marchio di fabbrica di Franceschini.

Ministro a parte, e di cui parleremo in seguito, sono state illustrate le nuove attività culturali e di produzione in corso a Cinecittà, con la prospettiva di ampliamento degli spazi, insieme ai prossimi progetti creativi e di innovazione tecnologica. È previsto pure il ritorno delle grandi produzioni internazionali, con l’arrivo di realtà come Netflix e Paramount; e poi le mostre, come quella attesa per marzo dedicata a Monica Vitti. Infine, è stata pianificata la creazione di due nuovi grandi teatri di posa e la ristrutturazione del Teatro 7, danneggiato durante la Seconda Guerra Mondiale

Simbolo della rinascita di Cinecittà sarà la rassegna Fellini 100, per celebrare il centenario dalla nascita di Federico Fellini (1920 – 1993), che ricorre nel 2020 e che vedrà Istituto Luce, Centro Sperimentale di Cinematografia e Cineteca di Bologna lavorare al restauro e alla ristampa dell’opera omnia del regista, la cui memoria è fortemente legata a questo luogo; ovvero, al mitico Teatro 5, la “seconda casa” di Fellini, qui infatti il gaudente cineasta romagnolo aveva un appartamentino tutto per sé.

Alla domanda su quale fosse la sua città italiana preferita, egli goliardicamente rispose: “Cinecittà”. Non una delle sue tante battute per una volta, bensì un’affermazione coerente, poiché le città nei suoi film altro non sono che dei non luoghi, espressione introdotta dall’antropologo francese Marc Augé nel saggio Non-lieux. Introduction à une anthropologie de la surmodernité (1992). Spesso ci è capitato di andare totalmente controcorrente, sostenendo come la fulgida stella di Fellini abbia oscurato registi assai più capaci di lui, pensiamo, ad esempio, a nomi come Alessandro Blasetti, Elio Petri, Sergio Leone, Luchino Visconti, e, specialmente, l’inarrivabile Vittorio De Sica; il tutto per fare del cinema di Fellini un “brand” commerciabile all’estero. Per questo e altri motivi, riteniamo che, citando Paolo Sorrentino: “Parlare di cinema è come parlare di calcio, noioso e inutile”. In altre parole, le ciarle servono a poco, la ricerca scientifica invece è indispensabile e doverosa, e se così fosse stato fatto dai critici dell’Italia Repubblicana, beh, allora Fellini verrebbe considerato per quello che effettivamente è, bravo, talora geniale, ma sostanzialmente uno dei tanti registi validi che abbiamo avuto, e non certo il migliore, come si ripete di continuo.

Sia come sia, è stato altresì annunciato che gli studi romani stanno ospitando la produzione del Nome della rosa, serie TV tratta dal romanzo omonimo di Umberto Eco, per la regia di Giacomo Battiato e la fotografia di John Conroy. A vestire i panni del protagonista sarà John Turturro, che reciterà a fianco del suo antagonista, interpretato da Rupert Everett. Inoltre, è stato detto, quasi fosse un sussurro, che qui verrà anche girata la nuova serie proprio di Sorrentino The New Pope.

In ultimo, si è espressa la volontà di allestire nell’ex-Laboratorio di Sviluppo e Stampa il Museo Nazionale dell’Audiovisivo e del Cinema, il quale dovrebbe aprire entro l’anno. Il Museo, che conterà quattromila metri quadrati, prevede attività di formazione rivolte ai giovani, declinate in formato Erasmus, con scambi e residenze internazionali. Senza timore di sorta, diciamo che questo museo è un po’ una presa in giro, visto che Roma ne possedeva già uno dedicato alla Settima Arte, nonché di enorme importanza. Parliamo del Museo Internazionale del Cinema e dello Spettacolo (MICS), fondato dall’esuberante, poi scomparso nella misera e nel più totale anonimato, José Pantieri. Esso racchiudeva nella sua sede in via Portuense la più importante collezione al mondo sul cinema muto. Quando era sindaco Rutelli, si decise di abbattere per meri motivi di speculazione edilizia il Palazzo che lo ospitava; “uccisione” successivamente eseguita da Veltroni, che asserisce da sempre di essere uomo di cinema, ma che si è ben guardato da salvare questa inestimabile raccolta, finita, forse, in qualche magazzino della Capitale. Tutto ciò è disgustoso, quanto disarmante, lo sappiamo. Eppure, se il Popolo si beve tutte le bugie del Potere andrà puntualmente così, anzi, probabilmente peggio.

Torniamo al sopracitato Ministro, che si è distinto per essere l’unico tra i relatori a “giochicchiare”, persino quando nominato, col cellulare, per poi interrompere bruscamente tale attività para-ludica, in modo da “sparare” numeri, promesse, ecc., ecc., senza avere contezza del significato delle sue parole, o almeno così le abbiamo percepite: lunghe liste, perlopiù di numeri, come detto. Vogliamo essere maligni? E sia, concediamocelo, in barba al rigore accademico. Ci è parso, ma sicuramente abbiamo ragionato male, che Franceschini leggesse sul suo telefonino quello che doveva dire subito dopo, quasi fosse sotto dettatura; leggeva, poi parlava, e tornava a leggere, andando avanti così sino alla fine.

Lo squallore di questi politici di oggi è stato alleviato da un abbondante “lunch” – l’uso a sproposito delle parole inglesi di stampo piddino è cosa nota – ma principalmente dalla Bellezza di Cinecittà, un non luogo immerso nel verde, dove i sogni sembrano circondarti.