Le proposte di +Europa: ottime per il disastro economico e sociale

Le proposte di +Europa: ottime per il disastro economico e sociale

Sanremo è finito (per fortuna) e si ritorna a quello che si faceva prima: ascoltare i politici che fanno campagna elettorale. Tra questi spunta Emma Bonino, che va in ogni trasmissione a mostrare il suo programma, intriso di un becero europeismo che farebbe rabbrividire persino il più europeista del nostro pianeta, per non parlare del programma politico del partito di cui la Sig.ra Bonino è la promotrice.

Il partito si chiama + Europa (già il nome è tutto un programma) e si prefigge, fra i vari obiettivi, quello di portare alla creazione degli USE (gli Stati Uniti d’Europa), riempiti però di orde di immigrati clandestini il cui unico compito è la svalutazione del fattore lavoro, contribuendo a un dumping salariale nei confronti dei lavoratori nazionali che, privi di diritti sociali, saranno costretti ad accettare paghe da fame. Chiedere ” più Europa” a un paese che sta morendo di troppa Europa è come dire a un tossicodipendente che sta morendo che ci vuole più droga.

Ma vediamo le proposte di questo partito: fra queste troviamo il blocco della spesa pubblica primaria nominale per i prossimi 5 anni. Ma cosa significa? La spesa pubblica primaria nominale è la spesa pubblica al netto della spesa per interessi sul debito pubblico, cioè si tratta della spesa per far funzionare la macchina statale e distribuire servizi sociali e contributi alle famiglie. Che si tratti di spesa nominale vuol dire che non si considera l’aumento dovuto all’inflazione. Peccato che la spesa pubblica sia una componente positiva del PIL, poiché oltre ad aumentare la domanda ha tra i suoi effetti indiretti quello di aumentare il reddito: se lo Stato vuole costruire un ponte, dovrà assumere lavoratori che dovranno essere pagati e che in parte consumeranno e risparmieranno questo stipendio. Il consumo fa aumentare la produzione e, mediante i cosiddetti moltiplicatori, il reddito nazionale.

Fare politiche espansive, come ad esempio un aumento del deficit pubblico (=surplus del settore privato, cioè famiglie e imprese) è l’unico modo per alleggerire il debito pubblico in rapporto al PIL. E’ semplice matematica: se abbiamo il rapporto debito/PIL, ad esempio pari a 56/10= 5,6 % e vogliamo ridurre questo rapporto, lo Stato potrà aumentare il deficit pubblico di un punto (=ricordiamo ancora che il deficit pubblico è ricchezza del settore privato) facendo aumentare anche il PIL. Quindi, per riprendere il nostro esempio, avremmo un rapporto debito/PIL pari a 57/11,25= 5,07%, ipotizzando il caso più restrittivo in cui i consumatori spendano a malapena il 20% del proprio reddito.

Ecco l’unico modo per una efficace riduzione del debito: non ulteriori manovre lacrime a sangue che rendono la nostra domanda interna anemica; se si vuole evitare un’ulteriore macelleria sociale e si vuole ridurre il debito c’è solo un modo, che è aumentare gli investimenti pubblici e la domanda di servizi collettivi, facendo sì che cresca il denominatore, cioè il PIL. Ma per fare questo bisogna combattere contro i vincoli al debito e al deficit imposti dai trattati europei e contro il contesto economico-finanziario che ne impone il rispetto, cioè l’integrazione monetaria, che comporta il controllo sulle finanze dei singoli stati da parte della BCE.

L’altra proposta della Bonino, cioè la riduzione delle imposte alle imprese (Ires) e la loro sostituzione con l’aumento dell’Iva, peggiorerebbe ancora di più la situazione. Infatti l’aumento dell’Iva avrebbe i seguenti effetti diretti: aumenterebbe i prezzi e ridurrebbe in proporzione il reddito della massa dei lavoratori, visto che si tratta di una imposta per definizione regressiva, cioè che, pesando ugualmente sul miliardario e sul commesso di negozio, redistribuisce il reddito nazionale dai poveri ai ricchi.

E’ evidente come Emma Bonin(S)o(ros) abbia fatto un buco nell’acqua, apostola di un neoliberismo che ha portato solo morte (per ulteriori approfondimenti chiedete in Grecia, oppure semplicemente fatevi una passeggiata ai mercati generali del vostro paese). Al “più Europa” rispondiamo “più Italia”, e per gli italiani… sia per chi lotta ogni giorno per portare a casa un pezzo di pane per sé e per i suoi figli, ma anche per chi non c’è più, per chi si è tolto la vita a causa delle folli politiche economiche imposte da questa europa (volutamente minuscolo). Non vi dimenticheremo.