Il Comandante De Falco, dalla ribalta della TV a quella della politica

Il Comandante De Falco, dalla ribalta della TV a quella della politica

 

Guardando il TG scopro che il Comandante Gregorio De Falco, quello del «salga a bordo cazzo!», è candidato alle prossime elezioni con i 5 Stelle, i quali penso saranno stati favorevolmente colpiti dalla sua indiscussa, tuttavia non proprio comprovata, capacità di occuparsi concretamente delle situazioni di crisi.

La notizia, giocoforza, mi rimanda a quella sera in cui il De Falco è balzato all’onore della cronaca, mentre lo Schettino era già affondato nella merda e nel disonore, a bordo di una barchetta sotto la sua nave ormai adagiata su un fianco, sostanzialmente fuori gioco (e in fondo è stato meglio così, vista la sua manifesta incapacità).

Schettino è indifendibile sia sotto il profilo professionale (lo scoglio centrato e lo squarcio sotto la chiglia parlano da soli), sia sotto il profilo etico (era ben lungi dall’affondare con la sua nave, infatti, per sua fortuna e per il disonore della marineria italiana era già «caduto» su quella patetica barchetta) e questa non vuole essere la sua improponibile difesa, ma solo l’espressione di alcune perplessità nei confronti di colui che lo ha sputtanato in mondovisione e che si è guadagnato l’ammirazione di qualcuno che probabilmente, in maniera superficiale, si è lasciato blandire dal piglio simil-militaresco con il quale ha ruggito via etere: «Schettino, salga a bordo cazzo!».

Quella intimazione dal tono quasi pornografico (per la carica di umiliazione in cui ha sprofondato lo Schettino), tanto apprezzata specialmente da chi non ha dimestichezza con la gestione di situazioni di crisi e il relativo impartire di ordini, in realtà, a chi scrive, è sembrata solo una sfuriata fuori luogo.

Infatti, continuiamo a chiederci: che senso aveva ordinare a Schettino «lei adesso risale quella biscaggina e va a bordo», quando da quella biscaggina stavano scendendo i naufraghi che avevano trovato rifugio sul lato emerso della nave? Era evidente a tutti, tanto più a un marinaio, che quell’ordine reso perentorio da quel «salga a bordo cazzo!» avrebbe avuto come conseguenza quella di interrompere per un tempo abbastanza lungo (necessario a risalire una biscaggina lunga oltre una cinquantina di metri) l’evacuazione dei naufraghi.

Non posso pensare che un comandante della Marina Militare non avesse preso in considerazione  quali sarebbero state le conseguenze di un ordine simile: un inutile Schettino che sale ansimante una biscaggina, interrompendo per un tempo prolungato il deflusso dei naufraghi lungo la stessa.

E mi fa male pensare che quell’ordine potrebbe essere stato impartito sulla scia dell’incazzatura, perché chi è preposto a gestire le crisi non si può incazzare, deve mantenere la calma e l’oggettività dell’analisi della situazione: è stato addestrato per questo e questo ci si aspetta da lui, cazzo!

Peggio ancora mi pesa il sospetto che quell’ordine, sostanzialmente inutile, possa essere stato ruggito nell’intento di fare bella figura in mondovisione, strapazzando uno Schettino ormai fuori gioco che, oggettivamente, non avrebbe saputo gestire una simile situazione.

Inoltre, il De Falco aveva già notificato al povero balbettante Schettino: «Schettino, adesso assumo io il comando». Che senso aveva mandarlo a bordo? 

Beh, con comandanti così – per i quali nutro il sospetto che siano più interessati a far bella figura, magari in danno al più debole e in mondovisione, piuttosto che gestire una crisi in maniera sobria ed efficace – non si va da nessuna parte.

Infatti lo Schettino quella biscaggina non l’ha risalita, fortunatamente. E il De Falco, guarda caso, s’è dato alla politica.