Cos’è il “razzismo”? Un’analisi fuori dagli schemi – Seconda parte

Cos’è il “razzismo”? Un’analisi fuori dagli schemi – Seconda parte

Rilancio quanto ho evidenziato nel precedente articolo, circa il razzismo di risulta che alberga nella mente di molti migranti clandestini che “atterrano” sulle nostre coste, e sottolineo: quella forma di razzismo veicolata dalla maggior parte dei clandestini che ci considerano così cattivi per il nostro passato di «schiavisti e colonizzatori», tanto da metterci continuamente in mora e pretendere una sorta di risarcimento quantificabile nell’estesa accoglienza senza se e senza ma, sottintende un tipo di razzismo ben più pericoloso di quello di cui veniamo continuamente accusati noi refrattari all’invasione, o di quello espresso da “cialtroncelli” di quartiere che valutano il valore morale delle persone sulla base del colore della pelle o della provenienza geografica.

C’é sempre stato e sempre ci sarà un imbecille che esprime un pensiero razzista di bassa lega, che denigra il meridionale italiano chiamandolo «mangiasapone» e che considera il “negro” un subumano; tuttavia, tale forma di razzismo, pur insopportabile, non ha mai prodotto gravi conseguenze, se non in quelle società (spesso protestanti), prive di riferimenti cattolici, che partoriscono sette analoghe al famigerato KKK; ma in Italia, ove Santa Romana Chiesa ha improntato di sé la società, questa forma di denigrazione assoluta del prossimo, in ragione della sua nascita, non ha mai attecchito.

Diverso e più pericoloso è il «razzismo etico» (1), o ideologico, che ha permesso il genocidio vandeano operato dai rivoluzionari illuministi (volenterosi missionari della triade liberté, egalité, fraternité), e gli stermini di kulaki, ebrei, armeni; una forma di razzismo ben interpretata dai centri sociali.

Ma ritorniamo al dunque. Chi ha avuto modo, pazienza, oppure curiosità di intrattenersi  con i capannelli di clandestini – specie quelli mossi dalla fregola della militanza islamista (2) – sa che quanto tra loro dicono su di noi «occidentali» è speculare ai commenti che si scambierebbero i «razzisti di quartiere» – quelli tanto cari alla sinistra, bisognosa di esempi negativi da additare e contro cui lanciare allarmi sociali – ma con una pericolosa aggiunta: l’astio derivante da un forte sentimento revanscista nei confronti dei vecchi e ormai logori ex-dominatori, ossia noi.

Nelle comunità di militanti islamisti, oltre all’astio derivante dal revanscismo, alberga un fattore moltiplicatore del sentimento razzista: il «razzismo religioso», derivante dalla convinzione che noi siamo debosciati e che loro invece sono i prescelti, chiamati a purificare il mondo con la loro religione.

Insisto: smettiamola di autoaccusarci di razzismo e stiamo attenti a quel che pensano e dicono di noi le varie comunità di immigrati clandestini, specialmente se sono islamisti: ne ascolteremo delle belle!

Note

(1) Per “razzismo etico” si intende una forma di denigrazione assoluta del prossimo, fondata sulla convinzione che la sua visione del mondo ed il suo stile di vita siano il male da estirpare dalla faccia della terra. Un male da estirpare attraverso l’annientamento fisico di chi lo incarna.

(2) Con il termine ‘islamisti’ intendo gli islamici militanti attivi e volenterosi di imporre l’Islam a chi islamico non è.