Al neo-presidente della Camera Fico: la dichiarazione antifascista è una cagata pazzesca

Al neo-presidente della Camera Fico: la dichiarazione antifascista è una cagata pazzesca

 

Signor Presidente Fico,

nel Suo discorso d’insediamento alla presidenza della Camera dei Deputati, la terza carica dello Stato, Ella ha ricordato la lotta che, oltre settant’anni fa, fu combattuta contro il “nazifascismo” (definizione che, per la cronaca, anche un antifascista a tutto tondo come Giorgio Bocca riteneva un’emerita scempiaggine, ma lasciamo perdere…). Ecco, non vorrei che con questo incipit, Ella abbia voluto coonestare, contrariamente allo spirito di novità che il Suo movimento afferma d’incarnare, quella stonata sinfonia che da diversi anni, più che mai, risuona un po’ dovunque e che la Sua predecessora Laura Boldrini ascoltava estasiata, amplificandola e riservandole copertura istituzionale e mediatica.

Permetta quindi anche a me, Signor Presidente Fico, di fare qualche passo indietro, di una quarantina d’anni però.

Ricorderà in uno dei primi film di Fantozzi, la battuta del povero impiegato, dopo l’ennesima visione al cineforum aziendale della “Corazzata Potemkin”: E’ una cagata pazzesca!”. Uno dei momenti indimenticabili e più divertenti della storia del cinema italiano. Con quella uscita spontanea ed improvvisa, tutte le catene psicologiche che costringevano quei poveri dipendenti bistrattati e schiavizzati a simulare un partecipato interesse per quel mattone indigeribile saltarono istantaneamente e quel piccolo popolo a lungo represso, finalmente sciolto da quei vincoli grazie a quella frase liberatoria, come una formula magica che spezza l’incantesimo, poté sfogare la sua rabbia, la sua gioia, la sua ritrovata libertà sequestrando il cinefilo intellettualoide dalle fattezze trozkjiane, obbligandolo a godersi con loro la reiterata proiezione di “Giovannona coscialunga”, “L’esorciccio” e “La polizia s’incazza”.

Signor Presidente Fico, la realtà è spesso più fantasiosa della stessa fantasia ed oggi, infatti, ci chiedono di digerire la moderna versione del film di Eisenstein, ossia la “dichiarazione di antifascismo”Anche questa penosa pellicola, come direbbe Fantozzi, ”è una cagata pazzesca”.

Non può definirsi altrimenti la pretesa di far sottoscrivere una dichiarazione – sottoponendone la veridicità ad un obbligo penalmente sanzionato – con cui si “garantisce” (sic) che la organizzazione “si riconosce nei valori antifascisti espressi dalla Costituzione Italiana” o che “nei siti internet o social network… non presenta richiami e riferimenti (sic) all’ideologia fascista o alla sua simbologia, né a discriminazioni di carattere etnico, religioso, linguistico e sessuale”.

Come può un’interpretazione ideologica, peraltro su concetti dalle mille sfaccettature – cos’è “fascista”, “razzista”, “discriminatorio”? Cosa s’intende per “richiami” o “riferimenti”? Pure i costituenti evitarono di definire il “partito fascista”, la cui ricostituzione doveva essere oggetto di divieto, per l’impossibilità di  arrivare ad una condivisa opinione – essere oggetto di dichiarazione di verità, come se si dovesse affermare l’esistenza o l’inesistenza d’un fatto concreto, uno status, un reddito, una data di nascita, una residenza?

E quali sarebbero i “valori antifascisti espressi nella costituzione italiana”? Il principio di legalità e di precostituzione del giudice, espressi dall’art. 25, furono affermati dal codice Rocco. Il principio dell’interesse pubblico della tutela del risparmio e del credito (art.47) fu affermato nelle leggi bancarie del 1936, la funzione sociale della proprietà (art.42) nella Carta di Verona, e così pure la previsione della cogestione dell’impresa da parte dei lavoratori (art.46). O vogliamo parlare dell’ipotesi, presa in seria considerazione dai legislatori costituenti, di un Senato a composizione corporativa? E l’IRI, e i codici, e le leggi sociali furono per caso cancellate dai governi repubblicani del dopoguerra?

Ma, Signor Presidente Fico, al di là di queste considerazioni – a cui potremmo aggiungerne altre, a partire dal principio di imparzialità della pubblica amministrazione, il che significa che non possono essere esercitate discriminazioni nei confronti dei cittadini per motivi politici e non spetta alla pubblica amministrazione emettere, in maniera surrettizia, sanzioni che caso mai competerebbero alla magistratura – vi è una osservazione che dovrebbe allarmare chi, come lei, dovrebbe essere uno dei più fichissimi custodi della legalità repubblicana.

In tutte le mozioni presentate nei vari comuni, alcune di queste approvate, troviamo espliciti riferimenti a “comportamenti” (fascisti, razzisti, etc), a “coloro che non rispettano i valori, “che professano o praticano idee…”, a “organizzazioni neofasciste, portatrici di valori che si collocano  al di fuori del perimetro costituzionale e dell’ordinamento repubblicano, nonchè dei principi fondamentali della convivenza civile e del rispetto della dignità umana… – o, ancora – professando e/o praticando comportamenti fascisti, razzisti, discriminatori...”.

Insomma, “comportamenti”, “atteggiamenti”, “condotte”, “modi di essere”; una vera e propria elencazione di giudizi morali, indipendentemente dal fatto che quelli costituiscano condotte penalmente rilevanti.

La mozione prende di mira, cioè, non fatti, ma persone o associazioni che esprimono idee, modi di essere, atteggiamenti indefinibili e variamente interpretabili.

Ella sicuramente ignora che negli anni Trenta e Quaranta si manifestò una tendenza, nella dottrina penalistica, chiamata colpa d’autore o teoria della colpa d’autore, o anche colpa per il modo di essere.

Tale concezione si basava sull’idea che il concetto di colpa penalmente rilevante non risiedeva tanto nel fatto commesso, contrario alla legge penale, ma nel modo di essere dell’autore, diversamente dalla concezione adottata da tutti i paesi civili, per cui alla legge penale interessava il fatto, non già il modo di essere, il comportamento generale, la mentalità, la moralità o le motivazioni.

E’ evidente infatti che, mentre il concetto di colpevolezza classico costituisce, in base al principio di legalità (si punisce il fatto che è specificamente previsto dalla legge come reato) una garanzia di libertà contro gli abusi, la ricerca della colpa in un atteggiamento, in un modo di essere, apre la strada ad ogni inimmaginabile aberrazione.

Questa è l’essenza della colpa d’autore: un’indagine tutta rivolta alla psiche dell’uomo, alla sua mentalità, alle sue motivazioni, lasciando in second’ordine il fatto specifico, laddove al Diritto – lei che presiede un organo legislativo, Signor Presidente Fico dovrebbe saperlo –  interessa e deve interessare l’azione esterna, quasi svincolata dal suo autore; all’Etica caso mai interesserà il lato spirituale, le ragioni e la coscienza.

Allo Stato, invece, debbono interessare gli atti amministrativi nel diritto pubblico, i negozi giuridici nel diritto privato e i reati nel diritto penale. Caratteri, comportamenti, idee, animo, bontà e malvagità debbono rimanergli estranee, pena l’instaurazione di una polizia delle coscienze che ripugna ad ogni stato moderno e che finisce per creare discriminazioni intollerabili.

Gli ideatori della mozione, tanto cari alla Sua predecessora, caro Presidente Fico, senza saperlo ripercorrono proprio le strade del diritto penale della Germania hitleriana, dove, appunto, negli anni Trenta e Quaranta, si sviluppò questa concezione, deviata, del diritto, inteso come forma di “moralizzazione” che portava a punire il modo di essere (Taterschuld) del soggetto, il suo “io”, la sua personalità.

Questo è il germe che ha guidato gli autori della mozione e le maggioranze consiliari che le hanno votate, una pletora di fichini imbevuti di vuota ideologia antifascista, privi di serietà istituzionale, di senso dello stato, bestie del diritto. Per instaurare da lì una sorta di “tribunale delle coscienze”, come una moderna inquisizione, nella stessa maniera in cui Guidobaldo Maria Ricciardelli, il professorino cinefilo pseudointellettuale, perseguitava i poveri impiegati interrogandoli sulle scene e sui fotogrammi delle pellicole del realismo sovietico. Le sembra molto fico tutto questo, Signor Presidente Fico? Non Le sembra, parafrasando Fantozzi, una “cagata pazzesca”? Anzi, viste le conseguenze, una “porcata pazzesca”? O la riterrà una sorta di continuazione ideale della fichissima “lotta al nazifascismo” da Lei evocata?

Il suo dovere sarebbe, come presidente di un’assemblea legislativa, richiamare le forze politiche e gli amministratori alla serietà istituzionale e al rispetto della libertà. Dimostri che il Suo movimento è qualcosa di diverso e non, come molti pensano, ed io fra questi, una scherzosa e pittoresca variazione sul tema della più becera, ottusa e cretina Sinistra.

Voglia gradire la mia totale sfiducia nelle Sue capacità e nella Sua volontà; pronto comunque a ricredermi.