Cos’è il razzismo? Un’analisi fuori dagli schemi – Terza parte

Cos’è il razzismo? Un’analisi fuori dagli schemi – Terza parte

 

L’accusa di razzismo e xenofobia rivolta a noi italiani (adesso anche da parte di un pisquano del mondo del calcio, che risponde al diminutivo di “Balo”) proprio non mi va giù.

Per cui – dando per assodato che i disonesti intellettuali sempre troveranno un alibi per sputare le loro sentenze anti-razziste, anti-xenofobe, anti-fasciste, ma soprattutto anti-buon senso e anti-realtà – sento pressante la necessità di fare ulteriori precisazioni e di rivolgere alcune domande a quei compatrioti intellettualmente onesti che potrebbero anche lasciarsi convincere dagli slogan che, soprattutto ora che la destra ha ottenuto un ampio consenso elettorale, dipingono noi italiani come se fossimo dei simpatizzanti del KKK.

Il colonialismo condizionato dal razzismo positivista, figlio della modernità, è sicuramente stato un fenomeno che ci ha visti coinvolti con episodi (limitati) di tracotanza nei confronti dei colonizzati, però non si dimentichi che sono passati ben tre quarti di secolo da quando abbiamo lasciato le nostre colonie e non ci farebbe male cominciare pragmaticamente a porci le seguenti domande (per certi perbenisti, esecrande):

  • Se i colonizzatori fossero stati gli africani, gli arabi o gli indiani, siamo sicuri che questi si sarebbero comportati meglio di noi, dei francesi, degli inglesi, dei tedeschi, dei belgi, degli spagnoli, dei portoghesi? Ossia, i musulmani, gli indù, i buddisti e gli animisti, si sarebbero comportati meglio di noi cristiani? 
  • Trascorso il tempo di quel colonialismo, avrebbero maturato gli stessi complessi di colpa che noi continuiamo ad alimentare dopo ben tre generazioni da quando quel colonialismo ha smesso di esistere?
  • Nelle nostre campagne e città avrebbero lasciato quello che noi abbiamo lasciato nelle loro?

Sono personalmente convinto di no, perché, al netto degli eccessi commessi da alcuni coloni fetenti, il rapporto colonizzato/colonizzatore si basava su di un’etica tutto sommato cristiana. Affrontiamo la realtà per quella che è. Non ci sono dubbi che:

  • Se fossimo stati colonizzati da etnie musulmane saremmo dovuti diventare musulmani, o avremmo dovuto accettare la condizione di dhimmitudine.
  • Se fossimo stati colonizzati dagli indiani, probabilmente questi non avrebbero forzato la mano sulla conversione, ma saremmo stati ostaggio di una condizione di privazione dei diritti fondati sulla legge naturale, come ne sono privi gli uomini delle caste inferiori; e comunque, dove imperano gli induisti,  ai cristiani che non abiurano è riservata una vita ben grama, basti guardare cosa avviene in Bangladesh o in India: altro che  poetico ed esotico «namasté» a mani giunte.
  • Se fossimo stati  colonizzati dagli africani, stanti i loro capi di stato quali Bokassa, Idi Amin Dada, Menghistu, Ciombé, Mugabe e compagnia brutta, questi non avrebbero avuto le stesse remore (ancorché a volte tradite) che i coloni bianchi hanno avuto nel trattare il  colonizzato.
  • Quanto al lascito post-coloniale – analizzati i livelli tecnologici, costruttivi, organizzativi, produttivi, dei paesi già colonizzati – non penso proprio che avrebbero potuto contribuire al nostro sviluppo come noi colonizzatori abbiamo contribuito (pur con tutte le contraddizioni, le ipocrisie e le cattiverie commesse) al loro. A titolo di esempio, e per schiarire le idee annebbiate da una tiritera che sa di complesso di colpa instillato da chi ci vuole a tutti i costi “brutti sporchi e cattivi”, consiglio di consultare un Calendario Atlante De Agostini degli anni ’30-’40 per rendersi conto di cosa il colono italiano abbia portato in terra d’Etiopia, di Eritrea, di Somalia e di Libia, anche in paesini dell’entroterra: ambulatori medici e veterinari, uffici postali, strade, ponti, corriere, ferrovie, funivie, fabbriche/manifatture, etc.

C’é una simpatica canzoncina del ventennio intitolata «Me ne frego», in cui alcune strofe recitano: «che strano, c’è un ascaro che è allegro, è negro ma parla italiano (vuoi vedere che il fascismo lo aveva integrato?), per far veder che parla bene, proprio come si conviene, ripete a perdifiato tutto il dì … me ne frego, non so se ben mi spiego, me ne frego, fò quel che piace a me». Un’altra canzonetta che, al pari della più nota «Faccetta nera», fa intendere che, malgrado nel fascismo ci fosse qualche tendenza al razzismo di marca positivista, gli italiani non avevano ceduto alla tentazione della «superiorità della razza» intesa come negazione assoluta dell’altrui dignità.

Per inciso, quella canzonetta il cui titolo «Me ne frego» poteva lasciar trasparire una nota di arrogante mancanza di rispetto, specificava: «franchezza di marca italiana, non vana baldanza che disprezza».

Mi piace inoltre riportare una considerazione di un mio caro amico marocchino che, a proposito del colonialismo, un giorno mi confidò:

“I francesi ci hanno oppressi e sfruttati imponendoci di sopportare quel loro caratteristico atteggiamento di derisione; ci siamo liberati di loro dopo una lotta di indipendenza sanguinosa, anche se molto meno traumatica di quella algerina, e con ricadute sul futuro del nostro paese molto meno disastrose… ma la loro dominazione non può essere considerata solo una iattura, senza di essa adesso non avremmo quegli “acquis” che costituiscono la ricchezza del mio paese… Conosci un marocchino che serbi rancore per il Maréchal Lyautey? (il Governatore francese durante il protettorato, ndr)… C’è addirittura un apprezzato liceo francese a lui intitolato a Casablanca e nel cortile del Consolato di Francia, ben visibile dalla piazza più importante della città, campeggia addirittura la sua statua equestre! (Sarebbe un po’ come se da noi, a Milano, fosse visibile da Piazza del Duomo la statua equestre di Radetzky, ndr) È la storia amico mio! ci lascia sempre dei doni, basta saperli individuare e farli fruttare”.

Quando si dice il pragmatismo… e il superamento dei rancori… Ogni 25 aprile dovremmo rifletterci un pochino su come si superano i rancori. Mi si creda, questo tanto vituperato colonialismo non ha dato solo frutti avvelenati, anzi, e non tutti i francesi, inglesi, tedeschi e italiani colonizzatori erano spocchiosi come comanda la vulgata novecentesca post-Seconda Guerra Mondiale.