Dove va l’Arabia del principe Salman?

Dove va l’Arabia del principe Salman?

“La Bussola Quotidiana” di giovedì 29 marzo ha pubblicato un articolo dell’ottima Souad Sbai in cui, con tutte le riserve della sua onestà intellettuale, la brava giornalista marocchina evidenzia che «Sta succedendo qualcosa nel mondo arabo, di cui con ogni probabilità non si ha ancora piena contezza. Il principe Salman vuole modernizzare l’Arabia Saudita, cuore del mondo sunnita wahabita, con una serie di riforme che potrebbero cambiare la società e spezzare i legami con il jihadismo».

L’articolo della Sbai fornisce degli spunti di riflessione interessanti e che fanno ben sperare ma… siamo sicuri che quella del principe Salman sia veramente un’apertura e non invece una manovra mirata a fornire agli USA e ai loro vassalli (fra i quali anche noi) le giustificazioni atte a sostenere un paese musulmano (l’Arabia Saudita) che grazie ad un principe illuminato è diventato “presentabile” contro un altro (l’Iran sciita) che, a tutti i costi, si vuole che sia “impresentabile”?

L’Iran, una nazione nei confronti della quale l’Arabia Saudita sembra essere intenzionata a muovere guerra, per due ragioni sostanziali che tra loro s’intersecano: la prima – difficilmente comprensibile da noi moderni europei, perché di carattere squisitamente religioso – attribuibile al reddae rationem tra sunniti e sciiti, per dirimere l’annosa questione della fitna (la scandalosa rottura dell’unità in seno al mondo islamico) ; la seconda, invece, di carattere geopolitico, vista l’importanza acquisita in quella regione del mondo dall’Iran sciita.

A ben guardare quelle “aperture” sono di fatto solo di facciata (infatti, l’accesso integralista ed intollerante all’Islam nel paese saudita non è stato intaccato) – e, probabilmente, non più procrastinabili – e gli arresti, con confisca dei beni – e che quantità di beni!Quasi il PIL di una nazione – sono soprattutto serviti a rimpinguare le casse dello Stato in vista di un imminente incremento delle spese militari e ad allontanare dalle stanze dei bottoni una sequela di principi (ben oltre il centinaio) che erano suscettibili di condizionare non poco i nuovi equilibri regionali ed internazionali voluti dal giovane Salman.

La realpolitik, quella che concede deroghe alla legge di Dio, esiste anche nei paesi più religiosi del mondo arabo-islamico: si chiama takiya, ossia la dissimulazione.