Occhio a Boko Haram

Occhio a Boko Haram

In molti hanno creduto alle farneticazioni della stampa secondo cui Boko Haram, la formazione jihadista vicariante nel nord Nigeria e aree limitrofe, aveva deposto le armi. Quand’ecco che, guarda caso, proprio a Pasqua, l’organizzazione ha perpetrato un’ulteriore carneficina (20 morti e un centinaio di feriti) e ha prodotto, prima di tutto a scopo pubblicitario (ma anche per spaventare quelle mammolette che siamo diventati noi europei), una serie di immagini dalle quali, stando all’acronimo DENA (dislocazione, entità, natura, atteggiamento) tanto caro agli analisti militari, si evince che quel gruppo terrorista non è più solo un gruppo formato da predoni tenuti assieme dal feroce carisma di Abubakar Shekau, ma sembra essersi trasformato in un gruppo dal marcato  profilo militare, armato ed equipaggiato ex novo e soprattutto intenzionato ad incrementare il proprio peso nell’area del nord Nigeria. Guarda caso, quest’area confina con il Niger e il Ciad, dove sono presenti numerosi capi di ISIS/DAESH esfiltrati dalla regione dello Sham (Siria/Iraq) e che, in combutta con AQMI e bande da preda locali, starebbero ora cercando di ricreare nella regione sahelo-sahariana quell’aborto di Califfato che avevano realizzato tra Siria e Iraq.

Non cediamo a un facile allarmismo se assumiamo che Boko Haram è una realtà ancora attiva e, cosa più pericolosa, anche rinnovata nelle sue potenzialità operative.

E non cediamo alla tanto deprecata dietrologia se assumiamo che, ancora oggi, Boko Haram riceve fondi e approvvigionamenti da istituzioni caritatevoli islamiste riconducibili a realtà statali dei paesi del Golfo e a organizzazioni islamiste come Eid Charity, IRW, etc.

Ed è facile, ad un occhio mediamente esperto, capire come quella che era una feroce banda di predoni nigeriani si sia trasformata in un pericoloso reparto militare dell’internazionale jihadista, ora proiettato nel teatro sahelo-sahariano.