Perché distinguere

Perché distinguere

Io scelgo, quindi sono, e quindi sono libero. Libertà è libertà di scegliere: di scegliere un credo fra tutti, di scegliere una vita fra tutte, un lavoro per la società, una moglie per invecchiare insieme, una buona battaglia da combattere. Libertà non è, come molti fanno credere, misurare il proprio valore dal proprio stipendio, dal proprio pensiero aperto e liberale, in ossequio alle mode e sempre nell’interesse di pochi. Libertà è scegliere, è determinarsi, e, quindi,  discriminare.

E se la libertà non è la possibilità astratta che si contempla dalle torri d’avorio, ma se al contrario è la donna vogliosa che si deve possedere nella concretezza della vita reale, allora scegliere diviene l’unico strumento possibile per determinare pienamente la propria vita di uomini liberi. E scegliere una cosa, significa necessariamente non scegliere il resto, significa distinguere, accordare una preferenza a qualche cosa e non a qualche cosa d’altro. Significa, quindi, discriminare.

E lasciate che i sacerdoti del politicamente corretto, che i preti laici del laicismo imperante, che gli alfieri del liberalismo più liberale cerchino di affermare in ogni dove una società senza distinzioni, senza differenze, senza quindi nemmeno l’ultimo palpito di vita che ci rende uomini. Lasciateli pure essere schiavi delle proprie paure, lasciateli cantare Imagine e immaginare così il loro mondo malato.

Lasciate che parlino dai loro pulpiti, e che indichino la via di un mondo uguale popolato da uguali, in cui tutti possono essere tutto, e dove quindi nessuno è mai niente. Aggrappatevi invece a una scelta fra tante, a una scelta fra tutte, e vivete per le vostre scelte in spregio della nuova atarassia suicida di una Europa che, rendendosi un luogo per tutti, è finita con il diventare un luogo di nessuno.

Rifiutate le grande metropoli cosmopolite che, per accogliere i cittadini del mondo, hanno scordato i popoli e le nazioni, e che, per fare spazio a tutte le culture, si sono dimenticate della propria. Ritornare ai paesi e agli steccati che segnano i confini, alle dogane come bellezza e segno di appartenenza, alle piazze e alle chiese, alle strade e ai vostri porti. Perché se è da lì che venite, è a lì che appartenete.

E non importa se il dogma del mondo globalizzato vi avrà fatto credere che distinguere sia la radice di ogni male, così come il filo spinato che divide due nazioni, con un paio di cartelli, sia la radice di ogni conflitto. Se è vero, come è vero, che il confine unisce, perché distingue almeno tanto quanto definisce, allora siate fieri dei vostri confini e delle vostre appartenenze. E distinguete, e discriminate, perché come nelle differenze giace la ricchezza della varietà di questo mondo, così nella capacità di distinguere troverete la vostra libertà.