Occidentale sarà lei!

Occidentale sarà lei!

 

Meritano di essere valutate attentamente le dichiarazioni rilasciate da Assad all’indomani dei bombardamenti. La prima dichiarazione, a caldo, sicuramente dopo le manifestazioni di piazza a Damasco con sventolio di bandiere siriane e russe: “Gli attacchi occidentali contro obiettivi militari del governo di Damasco renderanno la Siria e il suo popolo ancora più determinati a continuare a combattere e a schiacciare il terrorismo in ogni angolo del Paese, centimetro dopo centimetro“. La seconda, di carattere meno televisivo, è stata rilasciata durante il colloquio con il Presidente iraniano Rohani, e suonerebbe più o meno così: i raid dimostrano il “fallimento” delle potenze occidentali nel raggiungere i loro obiettivi in Siria dopo la sconfitta dei terroristi.

Ebbene, tali dichiarazioni contengono un termine – occidentali che le qualifica sul piano della contrapposizione, ossia Assad, Rohani – ma anche la popolazione minuta di Siria, Iran, Giordania, Iraq, etc – ci identifica come “occidentali”.

E occidentali sono quelli che, riuniti in improponibili coalizioni, si sono resi responsabili delle seguenti imprese: nel 1991 sono andati a rompere i maroni in Iraq; nel 1993 sono andati in Somalia senza cavare un ragno dal buco, anzi permettendo che si affermasse il gruppo jihadista Al Shabab; nel 2002 son tornati in Iraq, scombussolando definitivamente gli equilibri regionali e permettendo l’affermarsi di quello che scopriremo poi essere l’ISIS; l’anno scorso, e ancora in questi giorni, hanno bombardato la Siria, sempre accompagnati da uno slogan idiota : «Mission accomplished». Occidentali che, a partire dal 2010, hanno sostenuto le cosiddette “primavere arabe” che hanno scombussolato quel mondo dal Maghreb al Mashrek.

Ebbene, l’idea di essere identificato per un occidentale – dunque come uno al traino degli americani, dei loro presidenti (boia ce ne fosse stato uno di decente, da Reagan in poi!) e dei loro più stretti vassalli (Francia e Inghilterra) – proprio non mi va giù, e questo per una ragione molto semplice: trascurando ogni giudizio sulla loro entrata in guerra nel secondo conflitto mondiale dello scorso secolo – e sulle sue ricadute in termini di equilibri politici, culturali ed etici che ha avuto sulla nostra società –  non ci sono dubbi che, dopo la fine di quel conflitto, ovvero dal 1945 in poi, non ne hanno azzeccata una e che tutte le mosse sbagliate sono poi ricadute su di noi.

Sul piano culturale le ricadute sul nostro groppone sono state particolarmente pesanti, basti pensare alla marcusiana demenzialità della «immaginazione al potere», con la quale dal Sessantotto ci stanno frantumando le glorie, rovinando generazioni di studenti, a partire da quelli che oggi fanno i professori. Se cito Marcuse, non è a caso che lo faccio, lo considero più o meno uno dei tanti «missili intelligenti» degli americani: era un membro dell’OSS, ossia Office of Strategic Services, cioè la CIA prima di diventare CIA.

Sul piano degli equilibri internazionali che più ci toccano da vicino, vogliamo parlare della guerra fredda? Della Crisi di Cuba e dei missili installati in Europa per difenderci da quelli che, fino al 1945, erano i loro alleati, i sovietici ? Della spietata – è proprio il caso di dirlo, visto come è andato a finire Enrico Mattei – guerra che le 7 sorelle hanno mosso all’ENI? Dell’irrisolta questione israelo-palestinese? Dell’ingerenza nella nostra politica interna? Della crisi di Sigonella, dove, in barba a un trattato che prevede l’uso delle basi per esclusive esigenze NATO, sono giunti quasi al confronto coi nostri Carabinieri perché volevano far decollare un aereo per un’azione antiterroristica senza l’autorizzazione del nostro governo?Dell’intervento in Kosovo (a due passi dalle nostre coste adriatiche) che ha favorito la minoranza kosovara musulmana in barba alla maggioranza serba cristiana? E l’intervento demenziale in Libia? E l’alleanza con l’Arabia Saudita, madrina del jihadismo predicante e armato che imperversa in Europa e in casa nostra?

Francamente, da siffatta coalizione “occidentale”, io mi sfilerei o, se non altro, cercherei di marcare le distanze. Come, in qualche modo, ha sempre cercato di fare l’Italia fino ad ora.