Cooperativa figli: la morte delle più ovvie verità

Cooperativa figli: la morte delle più ovvie verità

Ho deciso di spacciarmi per medico chirurgo… per adesso.

Quando mi girerà diversamente e la mia fantasia vorrà seguire l’estro e il capriccio del momento diventerò ingegnere e poi – perché no? – fisico nucleare, psichiatra, geologo.

Dal momento che in Italia, nella libera città del Toro, un eccentrico sindaco ha deciso che Niccolò Pietro è nato da Chiara e Micaela, rivendico il diritto di divenire, senza laurea, quando mi parrà, dottore in tutte quelle scienze di cui sopra e delle quali non conosco un tubo.

D’altronde, converrete con me, per quanto possa esser dura di comprendonio, è più facile credere che io abbia preso una laurea in fisica nucleare piuttosto che bersi la storia di una Chiara o di una Micaela che avrebbero messo incinta una donna.

E poi, se si può attestare ufficialmente che è accaduto un evento impossibile, perché non si può fare altrettanto per un evento ugualmente non accaduto, ma possibile?

La giovane e inesperta (molto inesperta, evidentemente!) sindaco di Torino afferma che la fecondazione tra le due sia davvero avvenuta tanto da scrivere nero su bianco che le signore in questione sono i genitori del bambino.

In altri tempi si sarebbe parlato di “falso in atto pubblico” anche perché, confesso la mia ignoranza, mi sembrava servisse la collaborazione di un vivace spermatozoo per concepire un figlio… ma ho cinquant’anni e i tempi cambiano.

La biologia, ad onor del vero, dovrebbe rimanere fedele a se stessa, ma la politica sta clamorosamente smentendo sia le mie convinzioni che le sue leggi!

Persino a sinistra, dove si adora Madonna Scienza e Dea Razionalità e dove gli atei più ostinati continuano a sfottere la credenza cattolica per la quale Gesù è stato concepito grazie allo Spirito Santo, persino lì non un accenno di ironia di fronte al figlio di due madri… nemmeno una piega, un’allusione sarcastica o una battutaccia di quelle che riservano per la Madre di Cristo, alla notizia che il primo cittadino di Gabicce Mare, Domenico Pascuzzi, ha registrato due gemellini quali figli di due padri.

Il miracolo laico ha lasciato indifferenti i razionalisti nostrani, Cecchi Paone (evidentemente convinto solo quando si tratta di teologia di essere uno scienziato e non un giornalista), Odifreddi e la pletora di pennivendoli, conduttori, articolisti che seguono il mainstream come b(r)anchi di sardine.

Eppure la notizia non mi sembra da poco, i fortunatissimi piccini possono vantare un esercito genitoriale: oltre a due padri pure due mamme, una donatrice dell’ovulo, una marine, e una portatrice, “una ragazza squisita”, come la definiscono gli entusiasti neo-papà.

Una coop, quella messa in piedi dai signori di Gabicce, che ha sfornato due creature alle quali racconteranno «la verità, spiegando tutto come se fosse una favola».

Saranno eccitanti le riunioni di famiglia: figli un po’ di tutti, un po’ di nessuno… un toccasana per costruire identità forti sapere che tuo padre dorme con un uomo e che una delle tue due madri si è venduta l’ovulo mentre l’altra ha rinunciato a te dopo il parto.

Se prevedo che i due bambini non saranno felicissimi di scoprire la verità, sappiate che, al momento, quella sconvolta sono io, perché dopo aver scoperto di non capir nulla delle più basilari leggi della vita, anche le nozioni di geografia faticosamente assimilate a scuola, sono state recentissimamente demolite di fronte alle mie costernatissime orecchie: il Giro d’Italia, urlava la radio in questi giorni, è iniziato a Gerusalemme!

Le squadre israeliane dagli anni Novanta sono iscritte alle competizioni europee… m’era sfuggito e dormivo sonni sereni convinta ancora che Pechino fosse in Cina, l’Aspromonte non si fosse mosso dalla Calabria e il Gennargentu dalla Sardegna.

Poi sono arrivati la Appendino e Pascuzzi e ho scoperto “cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi in fiamme al largo dei bastioni di Orione e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser… e un parto maschile … e un ovulo fecondarne un altro