Berlusconi riabilitato, ma questa politica ha fatto il suo tempo

Berlusconi riabilitato, ma questa politica ha fatto il suo tempo

Due mesi per un inciucio, grazie a una legge elettorale e a un Capo dello Stato mirati a questo risultato: il blocco della speranza di crescita dell’economia, attraverso il blocco della spesa pubblica per 3-4 anni. Lo vuole l’Europa!

L’inciucio fra 5 Stelle e Lega durerà quanto potrà, ma porterà male a entrambi. FdI non vi partecipa e, giusto ieri, è rientrato in campo, nuovamente candidabile, anche Silvio Berlusconi; ma questa politica ha fatto il suo tempo e servono forze nuove.

Abbiamo visto l’avv. Giuseppe Palma guardare al Presidente della Repubblica, poco garante della Costituzione. Potessimo, vorremmo un Presidente eletto dai cittadini, ma questa Repubblica non ha le carte in regola per essere realmente democratica. Per attuare una Costituzione ad attuazione differita occorre la partecipazione del popolo, e che sia sovrano, non a parole. La trama dei principi costituzionali, invece, è stata soggetta all’arbitrio dei partiti: quelli che l’art. 49 indica come strumento attraverso il quale i cittadini possono partecipare alla vita politica della Nazione.

Peccato che non sia stata fissata un’altrettanta trama di principi cui farli soggiacere. Per esempio, Onestà, Alternanza, Trasparenza gerarchica e amministrativa. Così, l’attuazione della Costituzione da parte di chi, se e quando è stata assoggettata agli interessi particolari delle consorterie, sempre più personali, e la politica è diventata il Super Enalotto degli ignoranti senza faccia, cultura e onore, in vendita al miglior offerente. Sembra assurdo che la quarta potenza industriale abbia avuto un siffatto destino e si sia svenduta onore, welfare, futuro: tutto! In soli vent’anni. La Repubblica è ridotta ad una agenzia di svendita del patrimonio, dell’identità, del sudore degli italiani, in cambio del potere dato a pochi arrivisti, con elezioni incostituzionali di fatto. Perché?
Perché la Repubblica nacque per conquistare e demolire, non per costruire. Sembra che questo si possa affermare perché il vero unico legante dei partiti delle tre resistenze era la conquista del potere, contro il fascismo e contro la monarchia. “Contro il fascismo”, o l’antifascismo, divenne una bandiera ipocrita, che ancora viene riesumata e sventola in mancanza di valori veri intorno a cui realizzare la coesione nazionale. Diciamo ipocrita perché il fascismo era finito prima del 25 luglio, che, altrimenti, non ci sarebbe stato e la Repubblica Sociale Italiana, con la sua Costituzione – guarda caso – fondata sul lavoro, ne rappresentò già una evoluzione; ed era così finito che il Mussolini, fuggiasco fra i tedeschi, era travestito da tedesco. Non si ritirava attorniato dalle camicie nere.

Mancano troppe tessere per comporre e leggere quella storia, ma possiamo ricordare che l’alleanza dei sei partiti della Resistenza (ma si dimenticano sempre le Forze Armate, impegnate da subito contro i tedeschi), dalla quale si estrassero i 75 Padri Costituenti, era un’alleanza di scopo: prendere il potere dello Stato fascista. E, infatti, lo Stato mutò il suo ordinamento; ovviamente, rimase, in buona parte invariato nei suoi organici, come apparato amministrativo.

L’alleanza dei sei partiti fu effimera e lo dimostrarono gli anni di sangue del partito comunista e la veloce scomparsa del partito d’azione. Lo dimostrano ancora oggi l’A.N.P.I., brutalmente comunista. L’ipocrisia e la disonestà tennero a battesimo la democrazia, in nome della quale fu assassinato il governo della R.S.I. e fu rubato l’oro di Dongo, cioè, l’oro della Banca d’Italia. Perché tre resistenze? Perché, al Sud, lo Stato rimase incardinato intorno al re e, tranne la rivolta eroica di Napoli, non ci fu resistenza; al centro, le armi lasciarono molto che per loro parlasse il pontefice; al Nord, ci fu, anzi ci furono due resistenze: quella partigiana e, con le debite riserve, non dimenticherei, quella passiva della Repubblica Sociale, con l’esempio della X MAS, collegata con il Regno del Sud.

Le tre Italie ci sono sempre state. La divisione ci accompagna e l’entrata nell’Eurozona, senza praticamente più sovranità né confini, ha significato il requiem della Repubblica. Lo smantellamento del corpo produttivo – eccellenza italiana perché siamo un popolo di lavoratori – è stato, però, opera di traditori, venduti ai poteri della finanza globalista, che hanno sottoscritto trattati suicidi in nome di un’Unione europea utopica, che mai vedremo.