Roberto Fiore: “Il contratto di governo? Pare scritto a sei mani da Di Maio, Salvini e Mattarella”.

Roberto Fiore: “Il contratto di governo? Pare scritto a sei mani da Di Maio, Salvini e Mattarella”.

E’ stato pubblicato oggi, nella sua versione definitiva, il “Contratto di Governo” tra Lega e Movimento 5 Stelle, alla ricerca di una quadra per formare un nuovo esecutivo a oltre due mesi dalle elezioni del 4 marzo. In merito ai contenuti di questo contratto, molto contestato e soggetto a diversi cambiamenti dalle prime bozze alla sua redazione definitiva, abbiamo intervistato Roberto Fiore, Segretario Nazionale di Forza Nuova.

Qual è la sua valutazione a caldo del programma definitivo che 5 Stelle e Lega hanno presentato oggi?

Positive le norme che escludono la massoneria dalla partecipazione ufficiale alla vita politica e che indicano il ritiro immediato delle assurde sanzioni alla Russia, così come l’istituzione del Ministero per le disabilità; anche i seppur generici sostegni reddituali alle donne, gli asili gratuiti, seppure fruibili anche per gli immigrati residenti da soli cinque anni, e la riforma del sistema pensionistico rappresentano comunque dei segnali positivi. Tuttavia – leggo dal programma che ho qui davanti – alcuni passaggi su temi fondamentali, come “rivedere, insieme ai partner europei, l’impianto della governance economica europea (politica monetaria, Patto di Stabilità e crescita, Fiscal compact, MES, procedura per gli squilibri macroeconomici eccessivi, etc.) attualmente asimmetrico…”, danno un po’ la cifra di tutto: come potrebbe l’Italia far “rivedere” a partner europei come la Germania l’impianto da essa stessa realizzato senza metterne in discussione la concezione? Non si tratta di semplici asimmetrie, ma di logiche sbagliate e gravemente penalizzanti per il futuro. Inoltre, e più in generale, dalla scuola all’economia, dall’immigrazione ai campi rom, fino all’obbligo vaccinale, la parola d’ordine più diffusa sembra essere quella di “rivedere”, “riorganizzare”, “potenziare”, quando in Italia, lessico a parte, ci sarebbe bisogno di rivoluzionare. Dov’è finita la furia iconoclasta di Grillo e Salvini? Sarei stato ben lieto di non doverlo affermare, ma molte pagine sembrano scritte a sei mani da Di Maio, Salvini e Mattarella. In particolare, la continuata adesione a UE e Nato vanifica ogni positiva fuga in avanti verso un possibile ritorno alla sovranità. 

Cominciamo dall’economia?

Non si affrontano in alcun modo i temi centrali della sovranità economica e della sovranità monetaria, nonostante la storia politica delle due forze in gioco parli la lingua del cosiddetto sovranismo.
Nulla rimane, però, di questa storia nel programma di governo, non vi trova spazio nemmeno quella proposta di moneta complementare che Berlusconi, non certo un sovranista, aveva avanzato qualche tempo fa. L’esclusione pro quota dal calcolo del rapporto debito-Pil dei titoli acquistati dalla Banca Centrale Europea con il Quantitative Easing ha il sapore di quelle piccole manovre contabili che non sfiorano nemmeno il tema centrale, quello della sovranità monetaria per l’appunto. Non comprendo, inoltre, come possano parlare di investimenti rivolti alle famiglie non intaccando in alcun modo i dogmi di quel liberismo monetario ed economico che è la lingua unica parlata a Bruxelles.

E il reddito di cittadinanza?

Così com’è, è solo un buon ammortizzatore sociale, niente di più. Mai i 5 Stelle hanno preso in considerazione seriamente il vero reddito di cittadinanza, quello del professor Auriti, a cui tutti gli italiani avevano diritto, a prescindere dalla loro condizione lavorativa ed economica e che aveva origine dalla proprietà popolare della moneta. Nel contratto si parla poi del Sud in modo talmente anonimo che sarebbe stato meglio non parlarne. Sembra si voglia esorcizzare un problema storico: la persistenza della mai risolta Questione Meridionale.

Positivo, per quanto riguarda la politica estera, il ritiro delle sanzioni alla Russia.

Sì, certo. Era ora. Ma, al di là di quanto voglia o non voglia fare Trump in questa direzione, ciò che impedisce all’Italia di essere libera, di essere una nazione realmente sovrana, è la sudditanza nei confronti della Nato, punto centrale che non viene nemmeno preso in considerazione, neppure nell’ottica di una messa in discussione degli accordi post-bellici e della loro natura. Un timido cerchiobottismo, che non coinvolga la questione dell’appartenenza all’Alleanza Atlantica, non cambia una virgola, purtroppo, rispetto allo status quo che vede l’Italia agire da troppo tempo ormai contro i propri storici interessi geopolitici. Ogni positiva fuga in avanti verso un futuro migliore, verso un recupero della sovranità, non è realizzabile senza affrontare il nodo della Nato e dell’UE.

Cosa pensa di quanto previsto dal “contratto” sul tema immigrazione?

Salvini aveva parlato più volte di voler bloccare gli sbarchi, ma nessun meccanismo è presente nel programma congiunto per raggiungere un simile obiettivo, né in Libia né sulle nostre coste. Senza interventi militari diretti nulla è destinato a cambiare e l’Italia continuerà a subire il ricatto umanitario del sistema dell’accoglienza e dei suoi sponsor nazionali e internazionali, che non vengono sfidati nemmeno dall’effettiva reintroduzione del reato di immigrazione clandestina. 

Anche il controllo sugli imam, una specie di lavagnetta buoni/cattivi, compilabile grazie al fatto che qualcuno assista in tutta Italia alle prediche in lingua italiana, è insignificante. Non possiamo impedire che i musulmani preghino, anche se non dovrebbero stare in Italia e vi si trovano a causa di politiche scellerate e autolesioniste, ma dobbiamo impedire decisamente che vengano costruite le grandi moschee finanziate dall’Arabia Saudita. E’ da questi avamposti wahhabiti che viene fuori l’Isis e non c’è nulla a riguardo nel programma del prossimo governo, nemmeno per quanto riguarda la salvaguardia del nostro patrimonio urbano e architettonico, che la presenza di grandi moschee altererebbe, compromettendo lo stesso aspetto artistico e paesaggistico della nostra Patria. Coi centri di espulsione poi – cosa sarebbero CIE, hotspot? – sembra essere tornati ai tempi di Maroni, con in più la paradossale richiesta di consenso alle regioni. E anche qui il sovranismo sembra eclissarsi.