Brevi note interreligiose per la sopravvivenza

Brevi note interreligiose per la sopravvivenza

L’Islam non ha missionari. Solo conquistatori.

L’ebraismo non fa proseliti, ma figli: sei ebreo perché tua madre è ebrea… una religione della razza e/o una razza con una religione.

L’ebraismo definisce i cristiani “insetti nocivi da sradicare”; la Madre di Cristo una prostituta; l’incesto preferibile al cristianesimo; la schiavitù dei cristiani, auspicabile.

L’Islam è universale. Il cristianesimo anche. 

Facilissimo diventare islamici: nessun catecumenato, solo la recita davanti a due testimoni della formula (shahada):La ilaha illa Allah, Muhammad rasul Allah.

(“Non esiste vero dio, che ha il diritto di essere adorato tranne che Allah e Maometto è il messaggero di Allah.”)

Uscire dall’Islam è impossibile, a meno che non si sia disposti a morire. Abiurare significa essere condannati a morte, senza eccezione alcuna.

La conversione all’Islam è avvenuta con la spada, ma altrettanto feroce è stato, in molti casi, l’impegno a non far convertire gli infedeli che, proprio perché tali, nelle terre di Allah erano soggetti al pagamento di tasse pesanti. La loro conversione avrebbe significato un enorme diminuzione delle entrate nelle casse dei signori locali. Pagare per essere protetti. L’Islam è il mantenuto della storia delle religioni!

L’Islam è una religione semplice: una teologia primitiva e cinque pilastri su misura per l’uomo del deserto.

La morale sessuale è infinitamente elastica, anche se schizofrenica: i peccati sessuali sono mortali nel cristianesimo. Non nell’Islam, dove il tradimento della donna è condannato con la morte, ma per ragioni di potere dell’uomo, di stabilità sociale, di “buon vivere”, non per questioni squisitamente teologiche.

Al maschio, per le stesse ragioni “culturali”, è concesso quasi tutto, dalla poligamia al concubinato, passando per la pratica della omosessualità, ampiamente frequentata.

L’induismo non ha missionari. L’induismo è tollerantissimo ed impietoso!

Gli induisti hanno guardato e ancora guardano stupiti l’opera di Madre Teresa di Calcutta, alla quale spiegavano che il malato che moriva mangiato dai vermi nella spazzatura di un sobborgo indiano stava scontando la pena meritata per una vita precedente cattiva, inadeguata. Aiutarlo significava impedirgli di avanzare, attraverso il dolore, sulla via crucis della sua personale redenzione.

L’induismo non fa proselitismo, non perché non sia una religione “universalista”, ma perché espande il proprio concetto di universalismo a tutte le religioni: ognuna è o può diventare una strada per la verità. È induista chi segue la strada della verità. Ogni uomo di buona volontà è sulla strada della verità.

La strada della verità, però, come visto, è spietata con colui che soffre.

L’ebraismo è una religione potente perché tutto quello che è radicato nel sangue e nella razza è potente.

L’Islam, più giovane del cristianesimo di seicento anni, non è ancora passato al vaglio del razionalismo e neppure della coerenza… cosa accadrà quando ciò avverrà rimane un mistero che non oso nemmeno sfiorare, ma la sua debolissima teologia non ha veri anticorpi che non siano il terrore e la sottomissione. Nessun Sant’Agostino, nessun Tommaso d’Aquino. Resistere con mezzi leciti non sarà facile né scontato.

Il cristianesimo ha superato di tutto: il Rinascimento, la Riforma, i Lumi, lo scientismo.

Ne è uscito forte. In alcuni aspetti migliore, in altri peggiore. Ma vivo, anzi… vivissimo!