Chi ha bisogno di un Governo “populista”?

Chi ha bisogno di un Governo “populista”?

Il 1° giugno 2018, dopo quasi tre mesi dal voto, finalmente l’Italia ha un nuovo Governo, guidato dal prof. Giuseppe Conte e costituito da ministri di estrazione leghista e pentastellata, oltre che puramente tecnica. Un governo unico nel suo genere, che ha sollevato ancor prima della sua nascita dubbi, critiche e paure.

Infatti, se da un lato due partiti sulla carta rivali hanno trovato un’intesa, dall’altra hanno confluito verso un “Contratto” comune che dalla ormai devastata sinistra europeista è definito irrevocabilmente come un programma “populista”.

Proprio questa sinistra, che ha perso il contatto con il popolo e con la realtà, ha esternato le reazioni più ridicole e grottesche, accusando il nuovo governo dei peggiori crimini possibili, che per il progressismo moderno corrispondono a fascismo, omofobia, razzismo, sessismo, ma persino parole d’ordine sulla carta inequivocabili come  sicurezza e patriottismo. Sono partite le minacce d’espatrio (ma magari!) e l’isteria collettiva che, come sappiamo, sfocerà nella solita (e ormai fuori controllo) violenza dei centri sociali.

L’esempio più eclatante di questo clima teso è rappresentato senza dubbio dalla contestazione alla nomina di Lorenzo Fontana a Ministro della Famiglia, un nuovo dicastero nato con l’obiettivo di far fronte alla grave crisi demografica in cui versa il nostro Paese. L’on. Fontana, pur essendo membro dirigente della Lega di Salvini, ha portato inequivocabilmente al governo due importanti punti del programma forzanovista, quali la lotta all’aborto (seppur solo per tramite dell’utilizzo dei consultori con finalità dissuasive) e gli incentivi alla famiglia come pilastro portante di uno Stato funzionante. A prescindere dalle proprie convinzioni religiose, un ministero come questo è solo da applaudire, quanto meno per i risvolti pratici che potrebbe avere sulla vita della Nazione. Uno schiaffo vero e proprio a quei partiti e movimenti che hanno creato un vero e proprio culto della morte di orwelliana memoria.

Le reazioni a tale ministero, ed al governo in generale, hanno confermato un’altra volta questa tendenza a cui ormai siamo abituati: la sinistra ha bisogno del fascismo!

E non stiamo parlando del fascismo storico o ideologico, ma di tutto ciò che negli anni è stato assimilato ad esso, anche per punti che sono propri di altre ideologie (compresa la difesa dei lavoratori, da sempre cavallo di battaglia del socialismo).

Vediamo il presidente Conte descritto come un “novello Hitler”, i sostenitori dei due partiti di governo considerati come gli acclamatori del Duce a piazza Venezia, gli ormai residuali elettori di sinistra visti invece come nuovi partigiani.

Questo irrazionale bisogno di “un nuovo fascismo” da odiare, che ha avuto la sua massima espansione nel periodo berlusconiano, ha però raggiunto ora il suo apice estremo ed ha dimostrato come la sinistra, nata appunto da un fronte comune anti-Cavaliere, non possa esistere senza il fascismo o, meglio, senza quello che Eco definiva “Ur-fascismo”.

Il sostegno ad aborto e matrimoni gay, ad esempio, non sono frutto di pensieri propositivi e pratici, ma vengono dalla semplice contestazione al Cattolicesimo, secondo molti altro grande alleato del fascismo. E la stessa sinistra, conscia dei danni che tali pratiche portano alla demografia del Paese, cerca di sopperire sostenendo l’immigrazione di massa, accusando di fascismo chiunque voglia proteggere frontiere e sicurezza.

L’antifascismo ha raggiunto livelli talmente permeati nelle menti progressiste da sostituire quasi completamente le ideologie di sinistra, dalla socialdemocrazia al comunismo, all’anarchismo. Il fascismo diventa quindi una droga, un feticcio, il vero motivo della lotta politica dei movimenti oggi definiti “lefty”; lo si vede ovunque, in Trump, in Putin, in Assad, nella Brexit, nella Croce, nei vecchi spot delle colazioni e persino in un padre che sale al Quirinale con il figlio in braccio.

E proprio questa ossessione, forse, ha causato la definitiva sconfitta delle idee progressiste e la rinascita, si spera, dei valori nazionali.