Le lacune dello Stato Pontificio e l’opera risanatrice di Benito Mussolini

Le lacune dello Stato Pontificio e l’opera risanatrice di Benito Mussolini

Tramontata la stella di Roma, chi pose le basi di una nuova civiltà fu la Chiesa cattolica.

Il Medioevo lo testimonia con teologi, monaci, cattedrali e migliaia di abbazie dove non solo si pregava e si lavorava, ma si salvavano dall’oblio e dalla distruzione fisica persino le grandi opere dell’epoca pagana.

Le abbazie, benedettine e non solo, furono per secoli rifugio di sbandati, punto di riferimento di poveri, ostello per malati, appoggio degli ultimi, oltre che centro di sperimentazione di nuove tecniche agricole.

Ospedali, orfanotrofi, università furono solo cattolici. Negarlo, come piace fare di questi tempi, è stupido oltre che falso.

Se si vogliono, però, analizzare le condizioni di vita nelle terre che i Papi direttamente amministrarono per oltre mille anni; se si vuole, dal Rinascimento in poi, espandere lo sguardo nel tempo, non possiamo fingere di non vedere che la splendida spinta del Medioevo si incagliò e si spense fino ad esaurirsi quasi completamente. 

I viaggiatori del passato descrivono una situazione sociale ed economica difficile… e lo fanno onestamente anche quando i relatori sono emissari dello stesso Papa, come accadde alla fine del ‘700, periodo in cui Pio VI ordina un viaggio di ricognizione nelle sue terre.

 Nello Stato pontificio, si riporta, non si produce quasi più nulla, i monasteri vivono di sonnolenza cronica e di elemosine rare e magre!

 Il lavoro femminile, oltre a quello penoso nelle campagne, è contemplato esclusivamente in quei monasteri nei quali vengono assistite le orfane, le vedove, le condannate.

È vero che per loro non esiste altro rifugio se non quello offerto dalla Chiesa di Roma, ma, è ancora il delegato papale a parlare, è un rifugio povero e scomodo.

In Umbria i conventi non creano alcuna ricchezza, anche la situazione di quelli importanti, a Perugia e ad Assisi, è totalmente passiva.

Mille anni di dominio papale su buona parte delle terre del centro Italia non bastarono a risanare le paludi se non parzialmente, né a creare una rete stradale e ferroviaria ampia, efficiente  e sicura e tantomeno a diffondere cultura: l’85% della popolazione femminile è analfabeta; di poco inferiore la percentuale dell’analfabetismo maschile.

Si dovrà attendere un certo Benito Mussolini perché quello che per la Chiesa fu elemosina divenisse diritto.

Ci volle una legge fascista del 1923 per stabilire l’età minima di quattordici anni per l’avviamento al lavoro. Fu ancora una legge fascista a decidere che le donne in gravidanza non potevano essere licenziate e che gli ambienti di lavoro dovevano essere salubri. L’apprendistato regolato e pagato è una invenzione fascista.

La Chiesa dell’epoca è purtroppo succube della ricca borghesia che mette a tacere sia vescovi che cardinali.

Fu il solito Benito Mussolini a stabilire che tutti avevano diritto alle cure mediche e che queste non potevano essere lasciate alla discrezionalità di alcuno, fosse anche la più beata delle associazioni religiose. 

Le paludi pontine risanate definitivamente, strade adeguate, ferrovie efficienti in pochissimi anni e a forza di pala e piccone! Come testimoniato nel 1777 dal buon Francesco Simonetti, nemmeno il Papa aveva fatto tanto

Chi aveva costruito migliaia di chiese, fondato le università, pagato gli artisti più geniali al mondo, non si era curato abbastanza della propria popolazione: se ne meraviglierà Mussolini, il quale costruirà in tutta Italia edifici scolastici belli, funzionali e confortevoli, a servizio di una riforma che finalmente porta tutti a scuola, davvero tutti. Per la primissima volta!

Gli orfanotrofi della Chiesa di Roma, che pure avevano salvato da morte certa migliaia di piccolini e che erano stati l’unica speranza di donne sole ed abbandonate, divennero nei secoli sempre più poveri e più trascurati. Col fascismo si trasformano in luoghi dove si può crescere più che dignitosamente, quasi alberghi per la gioventù.

Con l’Opera Balilla i figli dei contadini vanno al mare o in montagna. Anche le ragazze fanno sport… e in calzoncini corti! E’ fascista anche la legge che decreta il diritto alla pensione di invalidità e di vecchiaia.

Cose così non si erano mai viste. Alla Chiesa dobbiamo l’Europa post-romana; a Mussolini, senza dubbio, l’Italia con le migliori leggi sociali.