Italia paese «razzista e di sbirri»: il delirio di fronte all’invasione

Italia paese «razzista e di sbirri»: il delirio di fronte all’invasione

Dal Marocco, dove risiedo, ascolto il TG, leggo i giornali, seguo i talk-show e trasecolo:

  • l’Italia sarebbe un Paese «razzista e di sbirri», o almeno sarebbe così per Gino Strada e i suoi amici;
  • sarebbe anche una «nazione sempre più razzista e cattiva, che sembra concentrare, più di altri paesi europei, la tendenza alla xenofobia e alla discriminazione» (così per Amnesty International);
  • Repubblica riesce addirittura a far combaciare la geometria dei solidi con la statistica: infatti, per questo giornale, l’Italia è diventata «una piramide dell’odio», che sforna «5 casi di discriminazione al giorno»;
  • i rappresentanti del PD sono quotidianamente scandalizzati e denunciano i rigurgiti fascisti e quanto noi italiani siamo diventati razzisti e xenofobi;
  • un Cardinale chiosa «Ero straniero e non mi avete accolto». Cosa vuole che le dica, eminenza? In questi ultimi dieci anni siamo stati così indaffarati ad accogliere una caterva di stranieri che non ci siamo resi conto che anche lei lo è! 

Celie a parte, che il PD si scandalizzi per l’iniziativa di Salvini di chiudere i porti alla feccia proveniente dalla Libia e unisca il suo peana a quello di Francia e Spagna fa un po’ incazzare, soprattutto se si pensa che il suo Ministro dell’Interno (quello del trascorso governo-staffetta Renzi/Gentiloni), per frenare un flusso non più sostenibile, al posto di assumere un comportamento degno di una nazione che ha a cuore i suoi cittadini e che ha la volontà di  risolvere una problematica di portata strategica, non ha trovato di meglio che stabilire accordi con tale «‘Ammou» (ossia «Zio»), Mohammed Dabbashi, capo di una organizzazione mortifera di trafficanti di esseri umani nonché “proprietario” di almeno due brigate/milizie che controllano il territorio per meglio gestire il malaffare.

Ho parlato a bella posta di “feccia” che giunge dalla Libia per marcare la giusta differenza tra il becero e disonesto idealismo degli intellettuali di Capalbio e il realismo di chi deve convivere con un’invasione che nessuno vuole definire per quel che è: un’invasione, e che deve anche fare i conti con uno spregevole ricatto morale («Ero straniero e non mi avete accolto»).

Sì, lo ribadisco, di feccia trattasi: la maggior parte di loro espleta i bisogni nelle aiuole dei nostri giardini pubblici, spaccia droga, sfrutta la prostituzione, importuna le donne (da loro tutte considerate puttane), capita anche che le violentino, ed è anche capitato che un cretino abbia giustificato tale abuso in quanto quella feccia di uomo, in forza della sua cultura, non sapeva che le donne non si abusano.

Nei talk-show si insiste a sostenere che quei poveri immigrati mossi dalla speranza (speranza!?) non sanno in quali mani finiscono quando intraprendono quel «viaggio della speranza». Non saprei dire se si tratta di un’affermazione cazzara oppure di una volontaria bugia, probabilmente è entrambe: una cazzata e una bugia:

  • tutti loro sanno in quali sozze mani  si mettono quando versano i 3-4.000 dollari per iniziare il viaggio;
  • tutti loro sanno quali peripezie li attendono via terra andando incontro a sicuri maltrattamenti;
  • tutti loro sanno che gli arabi, in generale, considerano i “negri” inferiori;
  • tutti loro sanno (o quanto meno immaginano) quale sarà il trattamento che verrà loro riservato dalle bande di delinquenti libici.

A questo punto la domanda è: ma perché partono? Semplice, intanto li spinge un fatalismo a noi ignoto che li aiuta a sopportare attese e fatiche; poi hanno una garanzia (che noi forniamo loro): sanno che prima o poi (prima sganciano gli sghéi e prima fanno) si ritroveranno finalmente su un battello, che fatalmente sarà intercettato da una nave soccorso che li trasborderà e li porterà proprio dove avevano puntato tutto per arrivare… tre o quattro, al massimo sei mesi di disagi per vedere poi realizzarsi il sogno che hanno coltivato. In termini di tempo e di disagio, tutto sommato, i nostri connazionali che emigravano, legalmente,  con tutta probabilità hanno sofferto di più.

La maggior parte di coloro che intraprendono i cosiddetti «viaggi della speranza» non fugge da persecuzioni, ma da guai con la giustizia. Partono con l’intenzione di immettersi nel mercato del malaffare e alcuni di loro hanno già in testa di creare un proprio business, fatto di spaccio e sfruttamento della prostituzione; coloro i quali dicono di fuggire da persecuzioni, nella maggior parte dei casi fuggono la vendetta del delinquente che loro avevano gabbato.

Qualcuno di loro si illude di “emanciparsi” e realizzare quello che nel suo paese non ha, ma è il superfluo che lo spinge e, con tutta probabilità, dopo esser giunto da noi, visto che il superfluo non c’è, lo cercherà immettendosi anch’egli in quel mercato tanto redditizio del malaffare.

Si noti, inoltre, come una larga parte di questi migranti sia costituita da giovani nel pieno delle fregole, perché «in Italia è tutto gratis», «in Italia si fa soldi», «in Italia si sta bene, si fa quel che si vuole e le donne sono disponibili (uso un eufemismo)», «in Italia sei padrone perché l’italiano è un pauroso», «gli italiani ci hanno colonizzati e noi adesso ci riprendiamo quello che ci hanno tolto», «gli italiani sono debosciati, non sono uomini veri e le loro donne sono troie». Potrei riportarne altre di frasi simili, tutte pronunciate da quei bei tomi difesi a spada tratta dai professionisti dell’antirazzismo e del multiculturalismo.

Tra questi giovani c’è anche chi sbarca in Italia per insegnare (e arrivare ad imporre) a quelli che loro considerano una società debosciata, ovvero la nostra, una nuova etica e una nuova morale, quella della Sharia islamista.

Macché «Ero straniero e non mi avete accolto»… ‘Ste cispole, caro Cardinale Ravasi, con tutto il rispetto di un baciapile come me, che ha letto con piacere la maggior parte delle sue pubblicazioni; ribadisco: ‘ste cispole.

Eminenza, non confonda lo straniero del Vangelo con chi, non accontentandosi di quel che ha in casa sua, sceglie deliberatamente di spendere quel tanto che ha (ma proprio tanto, perché con 3-4mila dollari in Africa apri un’attività di microimpresa) e riduce la cristiana speranza di campare onestamente in casa propria a bassa fregola per il superfluo.

Nel Vangelo che lei cita si indicano con disprezzo gli scribi e i farisei ipocriti e si invita a che «il tuo sì sia un sì e il tuo no sia un no», e si parla di «carcerati da visitare», dando per scontato che il delinquente stia giustamente in carcere e che la pietas cristiana imponga di andargli a dare un po’ di conforto… in carcere!

Pertanto, parliamoci chiaro: trattasi di persone che di fronte ad una scelta hanno optato per essere  conniventi con la peggiore feccia di questo mondo, quella dei trafficanti di uomini, a cui noi, con il nostro vocabolario invertito ed ipocrita, teniamo il bordone spesso ricorrendo in maniera furfantesca al Vangelo; questo espediente è appena accettabile da parte di chi, militando nella sinistra ideologica scientemente confonde il «sì» con il «no», ma lo trovo inaccettabile da parte di chi il Vangelo lo dovrebbe compulsare secondo verità. Soprattutto, a fronte di questo satanico fenomeno di inversione del significato delle parole e dei concetti, nonché di fronte ad un’invasione disarmata ma mortifera per le premesse con le quali viene messa in atto. Insomma, soprattutto in considerazione del senso di inquietudine e di smarrimento che colpisce milioni di italiani e di cristiani.

A proposito di feccia, inoltre, occorre considerare anche le numerose navi delle ONG che offrono le migliori garanzie a passeggeri e scafisti di giungere a destinazione… ovviamente in Italia; i loro equipaggi sono composti da pochi Don Chisciotte mossi da sincero senso umanitario e da tanti prezzolati che, del soccorso in mare, hanno fatto un business trasformandosi in compagni di merende dei trafficanti di carne umana.

La ragione per cui viene dato per scontato che il loro carico debba venire scaricato da noi non è nota, ma la si può intuire: gli onesti Don Chisciotte e i professionisti del business del soccorso sono gli strumenti di una suprema volontà, incarnata da personaggi come Soros e da organizzazioni ipermercantiliste e massoniche, che anelano al rinnovamento di questa nostra civiltà aprendola come una cozza e mescolando tutto quel che è mescolabile pur di cancellare persino il concetto stesso di identità.

In questa fase, come fecero Stalin e Mao tra il 1940 e il 1968, stanno spostando le popolazioni.

In questo frangente l’Italia, oltre ad essere un’autostrada per l’Europa, è anche la nazione dove insiste il centro della spiritualità occidentale, Roma e Santa Romana Chiesa, la cui distruzione costituisce l’obiettivo finale dei funerei progetti sia di Soros che dell’ISIS.