“O dolci baci, o languide carezze”

“O dolci baci, o languide carezze”

Che si sia trattato di “cordiali colloqui” – questo si legge nel comunicato del Vaticano –  lo hanno visto tutti. Baci e carezze non sono mancati e la straordinaria durata dell’udienza che Francesco ha concesso al paladino delle famiglie arcobaleno e alla sua più che attempata consorte – poco meno di un’ora – ha stupito molti osservatori. Questi ultimi, e non solo, hanno quindi potuto agevolmente constatare – sono parole di Vatican News – la sussistenza di “buoni rapporti bilaterali tra la Santa Sede e la Francia”. Più che buoni, a quanto pare: scandalosamente privilegiati, direi.

Rapporti che, come emerso nelle ultime settimane, non sono altrettanto buoni tra governo italiano e Francia, a causa dello scontro in atto, non solo verbale, sulla questione delle Ong e sulla politica da adottare in Libia, questione quest’ultima che, al di là delle dichiarazioni apparentemente simili sugli hotspot, mostra mentalità e interessi molto differenti tra i due Stati. Si tratta di divergenze strategiche non certo nuove, ma che l’atteggiamento del tutto succube, quando non complice, dei precedenti governi italiani e dell’ex Presidente Napolitano aveva nascosto dietro scelte suicide, fino al punto di accettare la disastrosa azione di Sarkozy contro Gheddafi, che, come è noto, innumerevoli problemi ha comportato per l’Italia.

Quanto meno inopportuno quindi che Papa Francesco, in qualità di Capo di Stato, abbia concesso simili affettuose cordialità al leader transalpino, in un contesto di rapporti tra Italia e Francia a dir poco molto tesi: freddo, quando non apertamente critico, verso il nuovo corso italiano e fin troppo vicino alla Francia e al suo imbarazzante Presidente, peraltro notoriamente capofila del pensiero liberal e anticattolico.

Ed è sul Macron paladino delle cosiddette “famiglie arcobaleno” che vorrei soffermarmi, quello stesso personaggio immortalato, alla vigilia della visita in Vaticano, attorniato da attivisti gay. È lo stesso Macron che scelse, in piena campagna elettorale per il ballottaggio che lo opponeva a Marine Le Pen, di diffondere un video in cui, senza mezzi termini, scandalizzava una classe di bambini delle elementari con considerazioni del tipo “al giorno d’oggi ci si può sposare con chiunque” (forse pensava anche a se stesso?) e domande come: “Qualcuno di voi ha dei genitori dello stesso sesso?”, o ancora con perle di saggezza da uomo di mondo: “L’idea che si debba avere la stessa famiglia per tutta la vita non è affatto vera”. Qui molti avranno pensato alle reazioni del primo marito della premièr dame, quando deve aver saputo che la moglie adescava quel ragazzetto che oggi è anche il suo presidente.

Disgustoso? Già, ma non è tutto. Le politiche che il governo francese porta avanti contro, per usare l’espressione di Benedetto XVI, “i valori non negoziabili” non dovrebbero lasciare spazi per “buoni rapporti bilaterali” con la Santa Sede, anzi, e stupisce che non sia così, anche se non è certo la prima volta che si è costretti a registrare simili cortocircuiti durante questo pontificato e su questi temi fondamentali.

Alcuni esempi. Era appena l’estate del 2017 quando il segretario di Stato all’Eguaglianza del governo transalpino, Marlène Schiappa, annunciava la ferma intenzione di lavorare per garantire la fecondazione artificiale gratuita a tutte le donne, lesbiche e single comprese, precisando trattarsi di “un impegno preso in campagna elettorale” dallo stesso Macron. E ancora, era il marzo 2018 quando proprio lo stesso Presidente, che scandalizzava e indottrinava i bambini nel video a cui facevo riferimento, presentava il suo progetto di istruzione obbligatoria a partire dai 3 anni, una misura più che giacobina, degna di Pol Pot, perché lo Stato, uno Stato che la pensa come abbiamo visto, così facendo sottrae la libertà di educazione alle famiglie fin dalla più tenera età, le rimpiazza e strappa i bambini ai genitori.

Tutto questo mentre si svolgono sempre in Francia gli “Stati generali della bioetica”, dove utero in affitto ed eutanasia vengono presentati come conquiste di civiltà e si staccano i supporti vitali ad una quattordicenne, Inés, nonostante i numerosi ricorsi dei genitori, o non si dà alcuna risposta alle lettere inviate allo stesso Macron dai genitori di Vincent Lambert, a cui i medici vogliono interrompere idratazione e nutrizione, in barba agli appelli del medesimo Bergoglio, che contro l’eutanasia si è comunque espresso.

La situazione è scabrosa, l’enfant prodige parigino cerca sponda oltre Tevere in un momento in cui la Francia liberal rischia l’isolamento internazionale, mentre il populismo dilaga, e lo fa con chi dovrebbe rappresentare l’ultimo degli interlocutori possibili.

Se “la Chiesa non è una Ong”, Bergoglio ha perso ieri un’occasione per dimostrarlo, perché questo è ciò che pensa Macron, il quale – lo ha ribadito anche poco più di un mese fa in un incontro con i Vescovi del parigino Collège des Bernardins – non intende accettare “ingiunzioni” da quella che, da agnostico dichiarato, vede solo come un’influente organizzazione non governativa di respiro internazionale, utile quando schierata con i liberal e con Soros sull’immigrazione – e contro gli interessi italiani – e assai molesta quando fa riferimento a quei valori morali irrinunciabili su cui Francesco farebbe bene a concentrare esclusivamente la propria attenzione per fornire un’opportunità di riscatto al suo disastroso pontificato, non certo rivalutabile dopo i baci e le carezze mostrati senza vergogna davanti al mondo e ai cattolici, oggi più che mai perplessi.

L’auspicio è che il vento che spira dai Paesi cattolici dell’est europeo, Polonia e Ungheria in testa, e che pare inizi a soffiare in Italia, possa entrare anche in Vaticano e che quest’ultimo si allontani dall’idolatria del migrante ossessivamente sbandierata, nefasta ideologia per troppi versi sovrapponibile al medesimo credo che il maître à penser di Macron, George Soros, apertamente professa.