La pericolosità reale del flusso migratorio in atto

La pericolosità reale del flusso migratorio in atto

È incredibile, eppure è vero, al mondo esistono esseri pensanti a cui non viene in mente un benché minimo dubbio sulla pericolosa finalità del flusso migratorio in atto (ossia, sovvertire la matrice bianca e cristiana della popolazione europea e danneggiare il mercato del lavoro) e sulla totale non liceità del comportamento delle navi ONG.

Resta da stabilire se si tratti di malintesa ed estrema bontà che sconfina nell’estrema ingenuità, oppure di disonestà intellettuale e ideologica. Probabilmente tutte e due.

Comunque sia, tutto questo si inquadra nello stravolgimento in atto di pensieri e parole. Ad esempio :

  • il diritto che diventa lo strumento per la realizzazione di un capriccio personale, per cui una donna sterile avrà pure il «diritto di diventare mamma» a tutti i costi, e una donna incinta «avrà pure il diritto» di estirpare dal suo corpo un concepimento che non vuole;
  • la liceità dell’inversione uomo/donna, papà/mamma;
  • la liceità che un figlio abbia due papà o due mamme;
  • la naturalezza perversa con la quale si insinua nel pargolo il dubbio sulla sua identità sessuale maschile o femminile;
  • in ultimo, la pretesa di abbattere i sacri confini della patria (quei limiti che indicano fin dove arriva la nostra storia, tradizione, identità e dove inizia un’altra realtà, altrettanto degna ma che è altra), perché la Patria, secondo quei figuri in malafede o babbei (o entrambe le cose), non avrebbe più senso e sarebbe ora di mescolarla per farne un nauseante quanto pericoloso impiastro di volemose bene (1).

I fatti attinenti al flusso migratorio sono di una evidenza tale che solo occhi foderati di prosciutto ideologico si rifiutano di vedere:

  • che le navi delle ONG incrociano intorno a una zona a poche miglia di distanza da dove partono i clandestini (2);
  • che spesso quelle navi vengono contattate telefonicamente (dai clandestini o dallo scafista stesso?), il ché fa ravvisare una fetente complicità diretta o indiretta con quei ribaldi del traffico di uomini;
  • che è veramente poco credibile che gli equipaggi di quelle navi ONG  non si rendano conto che così agendo fanno il gioco delle mortifere organizzazioni dei trafficanti di uomini;
  • che è altrettanto difficile credere che ai governi delle nazioni europee non vengano dubbi sull’ambiguità del comportamento di tali navi;
  • che i clandestini raccolti e poi sbarcati sono dotati di telefonino (ma cazzarola, io che godo di una buona pensione ci penso su un po’ prima di comprare un telefonino perché costa!), non sono smagriti e sono tutti sorridenti (gli occhioni impauriti descritti dalla Boldrini e dai suoi complici nella dittatura dell’accoglienza  sono quasi sempre un’invenzione); inoltre, che la maggior parte è composta da robusti giovanotti (pochissime sono le coppie);
  • che la maggior parte dei clandestini giunge da paesi dove non c’è guerra e dove con 4.000 o 5.000 dollari (quelli spesi per intraprendere il viaggio) metti su una redditizia attività di microimpresa;
  • che appena sbarcati, almeno da noi, non si comportano da ospiti, ma iniziano ad accampare, spesso in maniera insistente, diritti dei quali hanno contezza come se qualche suggeritore li avesse indottrinati in precedenza e, in ossequio al ribaltamento dei pensieri e delle parole, non esitano a tacciarci di razzismo quando quei pretesi diritti vengono disattesi.

Adesso Macron dice che i migranti devono rimanere nel paese dove sono sbarcati, dando per assodato, in ragione della geografia ma non del diritto, che quel paese sia l’Italia. E bravo Macron! Siccome geografia ha voluto che l’Italia fosse nel bel mezzo del Mediterraneo, tutti i clandestini riversiamoli lì.  

Ebbene, le navi battenti bandiere francese, olandese, tedesca, spagnola che incrociano a poche miglia dalla costa libica e fanno a gara a raccogliere i clandestini, sono a tutti gli effetti territorio francese, olandese, tedesco, spagnolo, dunque che li raccolgano e li portino nelle terre a cui fanno riferimento quelle bandiere!

È evidente che il trattato di Dublino (risalente a circa 15 anni fa e rinnovato da uno di quei figuri piagnoni della sinistra che adesso blatera contro chi l’aveva a suo tempo firmato) non è più adeguato ai tempi, e siccome un trattato non è fatto di tungsteno, i fratelli europei, al posto di trincerarsi dietro quella ipocrita scusa, se fossero veramente fratelli (e non coltelli) avrebbero dovuto subito sancire di comune accordo un «passez outre» e trovare il modo di frenare un esodo demenziale (di africani) e pericoloso (per l’Africa stessa e per noi) e procedere ad una ripartizione più equa che passi oltre Dublino e alla geografia, stabilendo di comune accordo che tutti i non aventi titolo di profugo vengano rispediti da dove sono partiti.

Questo, che sarebbe un comportamento onestamente europeo, non può accadere perché il problema non sono i clandestini in sé (tutti sanno che non fuggono da un bel niente, ma vengono invogliati ad andarsene dal loro paese), questi sono lo strumento per:

  • svuotare l’Africa di giovani «risorse» che potrebbero anche intralciare qualche politica di sfruttamento;
  • invadere il mercato del lavoro europeo immettendovi mano d’opera a basso costo;
  • rivoltare come un calzino la società europea, che al raffinato naso di Soros e compagni di merende (fra i quali numerose stelle di Hollywood… ma va!?) puzza ancora di Christianitas, iniziando dall’Italia ove insiste ancora – nonostante tutto e chissà ancora per quanto tempo – una tradizione cattolica e che costituisce un’autostrada nel Mediterraneo per raggiungere l’Europa.

È anche per questo che Francia, Spagna e Germania ci fan la guerra: è meglio che l’infame  miscuglio avvenga da noi.

Note

(1) Pericoloso perché lo spirito (tradizione, storia, identità) è come il vento, va a colmare ogni vuoto, e in quell’impiastro indecente quanto nauseabondo sognato dalle Boldrini, lascia tantissimi spazi vuoti a chi più di noi sente la propria spiritualità, tradizione, identità.

(2)  Li chiamo così perché prima di essere profughi sono sicuramente clandestini, che hanno trattato con mortifere organizzazioni mafiose di trafficanti di uomini per introdursi in un territorio secondo le banditesche procedure dei contrabbandieri.