Italo Accornero: patriota ed eroe della Regia Aeronautica

Italo Accornero: patriota ed eroe della Regia Aeronautica

Conosciamo le storie di grandi eroi, gloriosi martiri caduti per l’Idea, per la “Grande Europa”, quella dei popoli, ma talvolta ci dimentichiamo o non conosciamo alcune storie. C’è una vicenda molto interessante e affascinante dal punto di vista ideologico e morale: quella di Italo Accornero, aviatore, Sergente pilota appartenuto al 2° Nucleo Addestramento Aerosiluranti e al 41° Gruppo Autonomo – 205^ Squadriglia Siluranti Gadurrà.

Dopo aver frequentato il corso pre-avieri ad Asti, entra giovanissimo a far parte dei gloriosi reparti dell’Arma Azzurra. La sua breve ma intensa esperienza nella Regia Aeronautica inizia nel 1940, presso la Scuola di Pilotaggio Grosseto – Reparto Allievi, dove inizia a volare sul Breda BA.25, sul quale effettuerà il primo decollo, quale pilota solista, il 22 maggio 1940.

Accornero fu più che lungimirante nella sua carriera aeronautica, ma destino avverso vuole che il 26 giugno 1940, durante una  ricognizione armata tra Damietta e Porto Said (costa dell’Egitto), abbia il compito di attaccare le navi mercantili avvistate negli antecedenti sorvoli.

L’azione è rapida ed efficace, il siluro colpisce e danneggia l’obiettivo mandando in fiamme un piroscafo di medio tonnellaggio. Ma ecco improvvisa la reazione nemica: caccia inglesi di scorta mitragliano l’aerosilurante, che si trova in condizioni fatali e viene colpito dalle raffiche degli avversari, forti dei loro cannoncini da 20.

Accornero precipita in fiamme, lasciando dietro di sé una lunga scia di fumo. L’impatto con l’acqua è devastante e pare non lasciare alcuna speranza di salvezza all’equipaggio. La sorte vuole invece che Italo emerga tra le fiamme e miracolosamente venga soccorso dagli inglesi. Trasportato all’ospedale del Cairo, per le gravi ustioni riportate, il suo destino è segnato.

Agghiacciante è il rapporto scritto sul Libretto personale di volo:

Ricognizione offensiva armata con siluro tra Damietta, Porto Said, Jaffa e Rodi. Attaccato e colpito con siluro un piroscafo di medio tonnellaggio. Attaccato dalla caccia di scorta alle navi, l’apparecchio non è rientrato alla base.

Tuttavia l’odissea personale di Italo non termina qui. Sia pure in condizioni disperate per le gravi ustioni e ferite subite, viene raccolto in mare e trasportato con urgenza all’ospedale del Cairo dove, nonostante le cure, non sopravviverà. Commovente e significativa è la lettera scritta in data 14 giugno 1943 ai familiari dal Tenente medico Giuseppe Gozzo di Bologna, che lo curò e che di seguito si trascrive:

“Carissimi genitori di Italo, non vi sorprenda di ricevere oggi, la lettera di uno sconosciuto. Con coraggio devo, in questo momento, svolgere un compito piuttosto triste, cosciente di riaccendere una piaga dolorosa in voi e nella vostra famiglia. Dal 26 giugno al 4 luglio 1942 ebbi in cura nel mio reparto vostro figlio, il povero Italo. Il suo aereo, durante la missione di guerra, era stato abbattuto e vostro figlio, insieme al caporale Cavallo Luigi, gravemente ustionati agli arti inferiori, alle braccia, al petto ed al viso, poterono temporaneamente salvarsi, aggrappandosi a dei resti dell’apparecchio. Ricoverato lo stesso giorno all’ospedale nel mio reparto, constatai la gravità delle lesioni e, per ben otto giorni, cercai di lenire le sue sofferenze, facendo di tutto per porgergli tutte le cure più affettuose e interessate. Tutto fu vano, data la gravità delle ustioni e la loro estensione. Sopportò i dolori con forza non comune. Ricevette infine i conforti religiosi con ammirevole e cristiana rassegnazione. Spirava, abbracciato al mio collo il 4 luglio, alle ore 14,30. Che dirvi del suo contegno? Le mie parole sono troppo povere per poter degnamente elogiarlo. Durante le mie visite che, ogni giorno, al suo letto, erano numerose e lunghe, mi intratteneva con discorsi nobilmente elevati e sentitamente patriottici. Finché ne ebbe forza, fino all’ultimo, ripetutamente gridava:”Viva l’Italia” esortando i compagni degenti nel reparto a gridare con lui. Troppo poco è quello che io vi dico. Ricordando la famiglia, tante volte mi abbracciò e mi baciò…Riandando a quegli episodi i miei occhi ritornano rossi per la commozione. La distanza non mi consente di venire di persona a compiere il dovere di questa dolorosa comunicazione. Avendone l’occasione di trovarmi più vicino verrò a trovarvi. Con i miei più cordiali saluti vi porgo i suoi affettuosi abbracci e baci.”

La storia di Italo è manifesto di patriottismo incondizionato, di fedeltà e onore.