Il Medioevo secondo alcuni storici

Il Medioevo secondo alcuni storici

Dopo aver ascoltato la sintesi di una neolaureata in Storia che sproloquiava a un drappello di amici su quanto fosse buio il nostro Medioevo, quando l’Islam invece brillava, e su quanto fossero state ingiuste le Crociate che hanno proditoriamente attaccato popolazioni musulmane, io – che laureato non sono, ma che dalla vita ho introitato l’antico adagio etiam si omnes ego non” e quindi ho imparato a guardarmi intorno e dietro con spirito libero da pregiudizi e a non fidarmi di quello che la vulgata grida alto – ho alzato il ditino e posto le domande che di seguito riporto (a 62 anni suonati, non mi va di essere preso per i fondelli): «Scusi, Dottoressa! Il Medioevo, che è formalmente durato quasi 1000 anni, se fosse stato veramente un periodo buio, come ha potuto produrre capolavori della speculazione filosofica e teologica, come le opere di Severino Boezio e Dante Alighieri, solo per citare, rispettivamente, un autore dell’Alto e uno del Basso Medioevo?  

Come ha fatto a pensare gli universali e il nominalismo e a disputarli con tanta passione e intelligenza?

E i capolavori della letteratura e dell’arte, e la produzione artigianale sia nel campo della decorazione che in quello della tecnica costruttiva (basti pensare ai cantieri per la costruzione di cattedrali) ed agraria?

E che dire delle organizzazioni di tutela del lavoro, e delle numerose sperimentazioni di differenti forme di governo della comunità?

E le donne? Fra le quali troviamo principesse, badesse, duchesse, regine, sante, tutte dotate della facoltà di esercitare una buona dose di potere (qualcuna esercitava anche la professione di medico)… è possibile continuare a chiamare “buio” un simile periodo?»

Sì, è possibile se lo si guarda con gli occhiali deformanti dell’ideologia invece che con quelli della storia.

Nello stesso periodo il mondo arabo, ormai anche islamico, ha prodotto più o meno analoghi capolavori nel campo della costruzione (forse meno che più), dell’artigianato e della sapienza, ma non ha prodotto nulla nel campo artistico a causa di un non licet imposto dal Corano, che avendo vietato la riproduzione di immagini, ha ridotto l’arte sacra a ghirigori.

Circa la sperimentazione politica, ogni iniziativa, essendo ingessata dalla Shari’a, è stata soffocata sul nascere.

Quanto ai filosofi arabi, se quella neolaureata ne avesse letto uno non lo avrebbe apprezzato come invece li apprezzo io, a causa di una reductio della filosofia a teologia. Volendo semplificare al massimo, le produzioni dei filosofi musulmani sono tutte sulla scia di un «itinerario della mente in Dio», nessuno che esca da quel pur importante, e da noi trascurato, filone.

Va bene la scienza, l’algoritmo, l’algebra e lo zero, ma ciò non toglie che senza algoritmo, algebra e zero i mentecatti medievali, con il solo aiuto di un abaco e applicando la regola della sezione aurea, hanno realizzato lo stesso dei capolavori d’ingegneria urbanistica coniugando la tecnica con l’estetica. E comunque un uomo del nostro Medioevo cristiano, Fibonacci, è considerato tra i dieci migliori matematici. Quanto alle albicocche (anch’esse giunteci dagli arabi) i gretti uomini del Medioevo facevano lo stesso ottime macedonie…

E vogliamo parlare delle Università? Tutte figliate dallo spirito medievale, hanno preso il testimone dalle antiche, e sempre medievali, Scuole Cattedrali, estendendo la (dantesca) “canoscenza” in ambito laico.

No, cara dottoressa, non è vero che la prima università è stata la Karaouine di Fes, quella, fondata intorno alla metà dell’800, non era un’università, ma era più o meno l’equivalente delle Scuole Cattedrali fondate intorno al 400. Quindi, se lei vuole innescare la tenzone su chi è arrivato prima, ebbene, quella cultura che lei tanto vitupera è arrivata con 400 anni di anticipo rispetto a quella che lei esalta per splendore, la quale al traguardo delle università non ci è proprio arrivata.

Le università, come erano intese nel Medioevo, sondavano lo scibile della “canoscenza” senza preconcetti, basti pensare alla diatriba sul nominalismo e ai quodlibetales (1), non si limitavano alla sola esegesi religiosa, come lo erano e lo sono le madrasa come la Karaouine di Fes, la Al Azhar del Cairo o la Zitouna di Tunisi, che noi impropriamente chiamiamo “università”.

Passando alle Crociate, premetto che quella neolaureata cum laude, che adesso va in giro a dispensare la sua scienza, manco si era chiesta a chi appartenessero quelle terre che i crociati hanno invaso. Gliel’ho spiegato io: quelle terre erano terre cristiano-bizantine, per cui, cara la mia dottoressa, adesso dovrebbe spiegare per quale ragione coloro i quali vanno a riprendere terre di loro pertinenza sono più colpevoli di chi le ha invase togliendogliele.

Quanto ai massacri, il Salah-Eddin tollerante e pietoso che rimette a posto un crocefisso rovesciato su un tavolo esiste solo nei film di Hollywood. Siffatto quadretto è frutto di una copiatura dei fantasiosi e non storici romanzi di Walter Scott, a sua volta condizionato dall’approccio illuminista delle Lettres persanes, per cui i crociati erano tutti rozzi e barbari e la civiltà islamica colta e raffinata.

Se si allarga la lettura oltre i testi partoriti dalla “leggenda nera” (2), che vuole i cristiani cattolici tutti bigotti e col cerino in mano, in fervente attesa di accendere un rogo per bruciarvi il primo eretico di passaggio, se ne scoprono delle belle… o, piuttosto, delle balle!

Leggendo la storia delle Crociate di Gabrieli e Les croisades vues par les arabes di Amin Maalouf (anche se non è uno storico ed è propenso alla critica nei confronti del fenomeno), ma soprattutto i testi di Cardini, salta subito all’occhio che la maggior parte dei musulmani neanche si accorse dell’arrivo dei crociati e della loro permanenza in quella che per noi era ed è ancora la Terrasanta. Anzi, non furono pochi gli emiri  che si allearono con i principi crociati per combattere emiri nemici.

Mi consta che il mondo arabo islamico abbia saputo delle Crociate solo quando le scuole dei colonizzatori europei, specialmente francesi, gliele hanno insegnate, in ottemperanza alla vulgata fasulla propagandata dagli illuministi, ed è così che i musulmani hanno imparato la farlocca versione, ancora in auge tra gli intellettuali europei, eredi di Voltaire e lettori dei romanzi di Walter Scott, per cui se gli islamisti ancora oggi ci accusano di essere dei “crociati”, la colpa è solo nostra.

Nel secolo successivo, la lettura marxista della storia ci ha messo il carico da novanta (quanto a imbecillità) e ha trasformato un fenomeno storico quasi marginale per il mondo arabo in un’invasione del pacifico e civilissimo mondo musulmano, a causa dell’eccedenza della manovalanza europea.

In ultimo, cara dottoressa in Storia, lei lo sa che lo stesso termine “Medioevo” è una forzatura illuministica che trae la sua origine dall’Umanesimo (forse troppo interessato alla lontana antichità per guardare un po’ più vicino) e dal Rinascimento, ormai sulla via di un ritorno al paganesimo? Si tratta, in sostanza, di una pura invenzione per marcare in maniera anti-cristiana un periodo, decisamente lungo per essere “medio”, ossia di passaggio, in cui l’Europa intera era chiamata Christianitas.

Ergo, ma chi cavolo gliel’ha data la laurea in storia a quella pisquana? Obviously un collegio di professori universitari che contribuiscono a far sì che la bugia storica si auto-alimenti. Questo è il perverso meccanismo che conferisce legittimità a teorie farlocche in campo scientifico e a vergognose menzogne ideologiche in campo storico e umanistico. Ecco come si affermano personaggi di nessun valore che, con legittimità farlocca, suonano la tromba della cultura ballista.

Note

(1) I quodlibetales erano dispute con libertà di scelta sul tema da parte del proponente. I temi riguardavano filosofia, teologia, diritto e comprendevano una prima fase di schermaglie tra studenti e una seconda fase in cui il “maestro” interveniva e gestiva la discussione… alla faccia dei moderni dibattiti e cineforum.

(2) La leggenda nera (in spagnolo: La Leyenda Negra) è uno stile di scrittura storica riconducibile agli ambienti protestanti, che miravano a screditare la Spagna e il cattolicesimo.