L’immigrazione clandestina per quello che è: un progetto di cambiamento antropologico dell’Europa

L’immigrazione clandestina per quello che è: un progetto di cambiamento antropologico dell’Europa

Se noi non assumiamo che l’immigrazione clandestina sia solo lo strumento di un satanico progetto che prevede un cambiamento antropologico dell’Europa, non riusciremo a venire a capo di nulla.

Tale progetto consta di più componenti. Enunciamoli in ordine crescente di pericolosità:

  • la massa di potenziali emigranti, prevalentemente africani;
  • le ONG;
  • le élite ideologizzate;
  • i centri di potere economico ultra-liberisti;
  • la cupola di potere che usa l’economia per imprimere un’impronta invertita alla società tradizionale (1).

La massa di potenziali emigranti è il grimaldello usato da chi vuol sovvertire la nostra società. Sostanzialmente passiva, la massa dei migranti non ha coscienza di essere uno strumento ed è composta da persone che, come abbiamo già visto, è uscita dalla situazione di sussistenza e intravede una possibilità di una ulteriore emancipazione economica a spese di una popolazione, la nostra, da quei migranti ritenuta debitrice perché accusata (spesso in maniera ingiusta) di passate cattiverie (schiavismo, colonialismo) nei loro confronti; senso di colpa continuamente rinnovato dalla «disinformatzija» del mainstream.

Le ONG sono la parte tattica attiva. Esse sono costituite da:

  • una maggioranza di persone ideologizzate in direzione di una società multietnica, ma che nel progetto ha parte solo attiva e non cosciente, muovendo da una posizione eminentemente pietistica nei confronti dei migranti e da un assunto storico falsato che li induce ad un continuo «mea culpa» per episodi poco edificanti risalenti addirittura alle Crociate, allo schiavismo, al Colonialismo e alla 2^Guerra Mondiale (eventi accaduti tra i 1000 e i 70 anni fa);
  • una minoranza cospicua di persone che invece condivide in toto il progetto di trasformazione antropologica della società e ne è complice per intimo convincimento che quel che resta della società tradizionale (famiglia, nascita e morte naturale, confini, patria, senso del sacro, etc) vada ribaltato.

Le élite ideologizzate, sono i salotti dove si straparla di multiculturalismo e ci si sente emancipati rispetto alla tradizione per il solo fatto che si hanno dei dubbi se credere o no in Dio, mentre si ha certezza che i nostri nonni, che credevano in Dio e nella patria, erano dei sottosviluppati mentali in quanto non avevano raggiunto le vette del sapere salottiero. Sognano la «società aperta», dove tutti vivano felicemente mescolati, della quale compiacersi dall’alto della loro dimora (aperta solo ai loro pari).

Essendo troppo innamorati degli sproloqui che alimentano il loro narcisismo culturale, non penso siano totalmente coscienti di cosa comporti e significhi il fenomeno in atto, sono sostanzialmente gli utili idioti altolocati dei centri di potere ultra-liberisti e della cupola che sogna il sovvertimento antropologico. Il loro quartier generale estivo in Italia si situa a Capalbio.

I centri di potere ultra-liberisti, ai quali non gliene frega niente di quel che era (la storia) e che sarà (il futuro) perché il loro credo – la massimizzazione del profitto – li pone in una dimensione extra-temporale. Vogliono una società dove le leggi del mercato, liberate dai legacci etici e morali determinino tutto, e credono, anzi ne sono certi, che il mercato produrrà la migliore delle società e il migliore degli uomini, quello il cui «cupio acquistandi» (si può dire? Ma sì, diciamolo!) sia sempre ai massimi livelli (2). Sono lo strumento cosciente, consenziente e complice della cupola.

La cupola di potere, identificata, per esempio, in uomini come Soros (ci vuole sempre uno che ci metta la faccia, al fine di materializzare un’identità). Francamente non credo che Soros sia il solo ad aver ideato – ed ora a gestire – questo progetto satanico che prevede l’inversione dei valori; non so chi siano i suoi complici (o capi), ma non posso non rilevarli in alcuni personaggi ai vertici delle istituzioni economiche e politiche nazionali e internazionali e perfino della Chiesa, così come non posso non rilevare che il progetto, così come lo sta portando avanti adesso, affonda le sue radici in un momento storico ben preciso, quando l’uomo ha deciso che Gesù Cristo era solo (nella migliore delle ipotesi) un maestro di vita e che Dio non è nostro Padre, ma un non meglio definito «spirito del mondo»… chi può aver suggerito, se non uno slogan satanico (3), un’inversione di portata tale con ricadute perniciose sull’antropologia,  sulla società, sulla morale e finanche sull’estetica? (4) 

L’immigrazione clandestina è un fenomeno che, in sé, è facile da contrastare. Il fatto che non ci si riesca evidenzia che la posta in gioco, per chi ha coscienza del progetto e lo gestisce, è alta e ha mobilitato tutte le peggiori energie:

  • persone influenti (della politica, dell’università, dei media, etc.) ideologizzate o corrotte;
  • collegamenti internazionali palesi (mainstream) e occulti (lobbying tra centri di potere economico);
  • burocrazie statali (funzionari invitati ad emanciparsi ignorando i divieti sui matrimoni e adozioni tra omosessuali);
  • organismi dello Stato ideologizzati (magistratura, enti sanitari);
  • partiti politici della sinistra internazionale e non solo (l’adesione al progetto mondialista di una certa destra, «moderna» e prona alla UE è nota) ;
  • movimenti religiosi (ad esempio Sant Egidio e quella parte della Chiesa che vede nel post-Vaticano II l’inizio di una nuova Chiesa e di un nuovo cristianesimo (5));
  • mafie internazionali (specie libiche, per il traffico di carne umana, e nigeriane, per la prostituzione e lo spaccio);
  • impiego di ingenti capitali.

Non facciamoci ingannare, non siamo razzisti e xenofobi solo perché preoccupati del flusso continuo di clandestini, che vogliamo giustamente fermare in quanto palesemente attenta alla sopravvivenza della nostra identità.

Oltre ad opporci all’immigrazione clandestina e senza soluzione di continuità, dobbiamo affermare i principi ed i valori fondanti della nostra civiltà e smettere di aderire a chi, in malafede, insiste nel suscitare in noi sensi di colpevolezza sciocca (nel senso toscano del termine) per le Crociate e l’Inquisizione, lo schiavismo, il Colonialismo, etc. Dobbiamo rigettare i dubbi, altrettanto sciocchi, propagandati da una moda culturale imbecille sui fondamenti della nostra civiltà: l’inequivocabile differenza tra uomo e donna, la sacralità della famiglia, la sacralità della vita dal suo concepimento alla morte naturale, la sacralità della Patria con i suoi confini, nonché l’etica fondata su secoli di tradizione greco-romana e cristiana.  

Note

(1) O quel che di essa resta, visti i danni procurati dall’eresia protestante, dalla massoneria, dall’illuminismo, dal liberalismo, dal comunismo, dal modernismo in campo ecclesiale e dal Sessantotto.

(2) Non per niente mirano a ribaltare il concetto di uomo e donna, di coppia e di famiglia perché l’uomo, la coppia, la famiglia secondo l’ordine naturale tradizionale, la coppia tradizionale e la famiglia tradizionale, per natura, sono caratterizzati da uno stile di vita volto al risparmio, laddove, invece, l’omosessuale, la coppia omosessuale sono propensi allo sperpero modaiolo.

(3) Lo slogan satanico che sta alla base di questo fenomeno degenerativo e di altri analoghi, tutti degenerativi, è «egalité, fraternité, liberté»… sembra una banalità, ma non lo è, in quanto è semplicemente la formula matematica per la cancellazione della realtà; infatti tale assunto, che ha avuto tanto successo dalla Rivoluzione francese in poi, ha messo in risalto tre concetti appartenenti alla nostra Tradizione cattolica, ma li ha spogliati di ciò che conferisce loro la consistenza, ossia la realtà; la realtà del vissuto, del vivente e di quel che ineluttabilmente vivrà, infatti:

  • che senso ha citare in maniera cruda la «egalité», quando la realtà vuole che non esista un uomo uguale ad un altro, se non nella dignità che il Creatore, Dio, ha dato alla natura umana nella quale ogni uomo è radicato (ma che, con il proprio comportamento deve onorare)! Lo stesso Dio che i fautori della «egalité» mettono in dubbio. Che senso ha parlare di «egalité» quando gli stessi che la proclamano disprezzano e considerano nulla chi dissente da loro e si sentono autorizzati a far tabula rasa di tutto pur di affermarla?
  • «Fraternité», la fratellanza… il simbolo massonico per eccellenza! Perfettamente riassunto nei versi manzoniani: «…o compagni sul letto di morte o fratelli sul libero suol» che hanno accompagnato le cospirazioni carbonare. La fraternité non è da confondere con la fratellanza apostolica e nemmeno con quella d’arme, perché quella fraternité, decontestualizzata dai sanculotti, è una fratellanza di élite, una fratellanza tra «illuminati», tra iniziati, in un mondo di idioti che devono essere rieducati o eliminati.
  • circa la «liberté» di scegliere i mezzi migliori, o ritenuti tali, per realizzare il fine a cui ogni uomo è chiamato: vivere conformemente alla propria natura, ossia come essere creato ad immagine e somiglianza di Dio, conoscendo, amando e servendo il proprio Creatore. Libertà che, in considerazione delle conseguenze scaturite dal Peccato Originale, può essere correttamente esercitata dove imperano la disciplina e la subordinazione all’Ordine stabilito da Dio.

(4) Infatti da allora anche l’estetica è andata degenerando in direzione di una disarmonia generalizzata, basti pensare alla moderna pittura che esprime immagini bidimensionali, alle orrende chiese in cemento armato dalla dimensione areale come le moschee, senza la fuga verso il punto focale: il Santo Sacramento; e che dire dei suoni disarmonici e stridenti della moderna musica rock e metallara?

(5) Sant’Egidio ha svolto il compito di apripista per trasformare l’attività caritatevole della chiesa in un’attivismo non solo caritatevole (ong-style) ma anche politico in direzione di una visione del mondo multiculturalista.