Avvenire attacca Salvini sulla dignità umana. Ma la dottrina cattolica dice tutt’altro

Avvenire attacca Salvini sulla dignità umana. Ma la dottrina cattolica dice tutt’altro

La prima pagina di Avvenire dello scorso giovedì 26 luglio ha pubblicato un editoriale firmato dal presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, in aperta polemica con le iniziative e le dichiarazioni del Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, in tema di immigrazione e di gestione della presenza dei rom sul territorio nazionale.

Ad attirare la nostra attenzione non è stato tanto il contenuto, scontatissimo, dell’editoriale, quanto il suo titolo: “Ma nessun uomo è mai un parassita”. Un titolo che, a nostro avviso, mette bene in evidenza come, all’interno della Chiesa, sia presente una pericolosa mentalità antropocentrica (quasi antropolatrica, vien da dire) che considera la dignità umana un valore assoluto, ossia un valore senza alcun tipo di vincolo e appartenente ad ogni singolo uomo.

Se la dignità umana fosse un valore assoluto ed in nessun caso intaccabile, allora nessun uomo potrebbe essere punito da alcuna autorità, in quanto la punizione andrebbe a ledere qualcosa di intoccabile. E, per la stessa ragione, nessun uomo e nessuna autorità potrebbe obbligare qualcuno a compiere alcun tipo di atto. Se la dignità umana è assoluta, ogni uomo diventa una divinità, un essere intoccabile e ingiudicabile indipendentemente dal suo comportamento.

La dottrina cattolica, però, in tema di dignità umana insegna ben altro. Vediamolo.  

La dignità è una qualità che conferisce a qualcuno una certa superiorità e distinzione. L’uomo ha dignità rispetto alle creature non razionali (minerali, vegetali, animali), ma non ha una dignità assoluta. Nell’ordine che contraddistingue la creazione, l’uomo occupa, dunque, un posto di valore superiore rispetto alle creature non razionali, ma questo non significa che la sua dignità sia assoluta, ossia che non abbia limiti.

La dignità umana si divide in due modi:

  • dignità radicale-ontologica: è la dignità della natura umana razionale, nella quale tutti gli uomini sono radicati e sulla quale si fonda l’uguaglianza tra gli uomini rettamente intesa (siamo uguali perché abbiamo la medesima natura razionale);
  • dignità morale o pratica: è la dignità che riguarda la persona nel suo essere e nel suo agire. La dignità che dipende da come si vive, da come ci si comporta.

È evidente che la dignità radicale-ontologica è un dato immutabile e non vincolato all’agire: indipendentemente da come ti comporti, resti un uomo in quanto la tua persona è radicata in una natura che è quella umana, la quale, in quanto razionale (ossia dotata di intelligenza e di volontà), ha una dignità comunque superiore a quella delle creature non razionali.   

Ed è altrettanto chiaro che a determinare la dignità morale di ciascuna persona è il comportamento, il quale deve essere conforme alla dignità della natura umana. In altre parole, si deve onorare con la propria vita la dignità della natura nella quale si è radicati. La dignità della natura umana esige un comportamento adeguato, ossia contraddistinto dalla disposizione a conoscere il vero e ad amare (desiderare) il bene.

Chi compie il male lede la dignità della propria persona, perché offende la dignità della natura umana nella quale è radicato. A tale riguardo Papa Leone XIII, nella sua Enciclica Immortale Dei del 1 Novembre 1885, insegna: “l’intelletto e la volontà che aderiscono all’errore ed al male decadono dalla loro dignità nativa e si corrompono”.

Alla luce di quanto sopra esposto, si può affermare che ogni uomo deve sforzarsi di vivere onorando la dignità della propria natura umana, constatando al contempo come questo, però, spesso non accada e come alcune persone vivano offendendo la dignità propria e del prossimo, rendendosi così passibili di condanna morale. Dunque non è errato affermare che alcuni uomini vivono come parassiti – intendendo con questo indicare persone che fanno del furto o della questua cronica le caratteristiche dominanti del proprio agire – mentre lo è sostenere che “nessun uomo è mai parassita”, in virtù di una presunta assoluta dignità umana.