Una divagazione estiva. Affondare il Kraken della modernità

Una divagazione estiva. Affondare il Kraken della modernità

La città espelle con i propri sifoni di creatura marina – crostaceo di metallo, lumaca di asfalto – la singolarità. Ne fa una perla brillante e argentata, perfettamente liscia, totalmente incompatibile con la propria anima di granchio iracondo.

Ciò che meticolosamente viene sminuzzato, triturato e scalciato via dalla città è l’io sonoro, la voce che elevandosi senza diventare scroscio dà un nome alle cose, definisce lo spazio come un compasso di ossidiana, piombando come l’ombra delle tre pomeridiane nella calura dove tutto è immobile.

Per noi che giocoforza dobbiamo addentrarci in queste spugnose cavità metropolitane e sulle sensibilissime vibrisse del Mostro, la posta in gioco non è mai scarsa: mettiamoci una feluca di Ottocento e chiamiamola libertà.

Se i colleghi incravattati sono vongole voraci, camminare senza strisciare e cadere nelle bocche nere non è impresa facile. Lillipuziani balbettanti, dall’occhio grande del sistema verremo infallibilmente scoperti, dal suo sacco ventrale aspirati.

Siamo scesi di malavoglia dalle sommità azzurre e veniamo a parlare e a odorare di sale contro questa creatura marina. Inutile come un singulto quando due ciottoli ottusi battono? Oppure esercizio non vano?

Ma quando il colorato crostaceo si alza, magari mozzo a metà, la parte molle viene avanti alle nostre lance di Achille; patetico divertimento e inabili risate che tintinnano come i cocktail dei galli da spiaggia. Molta più acqua che spirito, nessun distillato, insipido sciaguattare di bicchieraglia.

Potremmo anche venire in spiaggia con gli scarponi chiodati dei nostri inviolati ghiacciai e delle nostre ascese, ma a che pro? Per schiacciare le conchiglie vuote di spiluccanti megere che pubblicano cagnolini? O per essere ferro contro la sabbia dei giorni nella clessidra rotta del mare? Vedi, l’acqua si agita, ma la roccia rimane lì. Anatre, c’è poco da fare, ma se volete cantate.

Assumiamo allora una consapevolezza nuova, un bambino dai polpastrelli bianchi – appena arrivato, sceso da una berlina magari – potrebbe rigirarla e girarla e poi tirarla via come un vetro verde. Non apparterremo alla grande frattaglia, abbiamo vinto la prova, siamo la prova.