Esplode la Libia: Macron e gli inglesi non vedono l’ora di farci fuori

Esplode la Libia: Macron e gli inglesi non vedono l’ora di farci fuori

Riuscirà il nuovo governo a non farci morire di mal d’Africa?

Nel 2011, tra febbraio e marzo, la Francia decise di far fuori Gheddafi e scatenò la guerra contro la Libia. La “colpa” imperdonabile del rais, più volte ricevuto con tutti gli onori all’Eliseo dalla vipera Sarkozy? Aver proposto la sostituzione del Franco CFA con una moneta panaraba. Sarebbe stata la fine dell’asfissiante colonialismo di fatto, esercitato sulle ex colonie francesi grazie ad una moneta stampata e venduta da Parigi a 14 nazioni africane, essenziale per tenere in piedi l’altrimenti molto traballante economia transalpina e le aspirazioni da superpotenza dei nostri “cugini”.

Ucciso Gheddafi si scatenò l’invasione immigratoria dell’Italia, saltarono gli accordi petroliferi favorevoli appena stipulati con lui da Berlusconi e iniziò la lunga storia dei commissariamenti politici anti-italiani, con la colpevole complicità interna dei Napolitano e dei vari soggetti, da Monti a Gentiloni, che si alternarono alla Presidenza del Consiglio.

Oggi, però, con un’immigrazione dalla Libia ridotta notevolmente, senza Obama e con un Donald Trump che ha riconosciuto all’Italia il ruolo di referente politico privilegiato per la stabilizzazione della nostra, martoriata ex-colonia e, inoltre, con la conferenza di Sciacca – prevista per il prossimo novembre e organizzata dall’Italia, presenti il segretario agli esteri Usa Mike Pompeo e Sergej Lavrov suo omologo russo – potrebbero essere indicate le tappe di un nuovo progetto di stabilizzazione.

Cosa fa allora il degno successore di Sarkozy, Emmanuel Macron? Spedisce in Libia il ministro degli Esteri Le Drian per fare in modo che le tensioni mai sopite si riaccendano apertamente, cosa a cui stiamo assistendo, e il razzo esploso a Tripoli a due passi dall’ambasciata italiana non può essere casuale.

L’Italia rischia, così, un nuovo, disastroso 2011, una nuova destabilizzazione che coinvolgerebbe, come allora, tutto il Nordafrica, con devastanti conseguenze per noi e per il nostro interesse nazionale. Il Governo deve allora uscire dall’apatia e prendere serie e immediate contromisure – tanto più che l’imminente crollo di Idlib in Siria potrebbe portare via Nordafrica diversi jihadisti in fuga anche da noi – Macron e i francesi vanno fermati e in Egitto gli inglesi che non mollano l’osso vanno tenuti a bada pure loro. Si guardi al caso Regeni e ai continui successi ENI – oggi come allora un nuovo gigantesco giacimento di gas è stato scoperto dai tecnici italiani – che tanto li hanno infastiditi e li infastidiscono. La storia si ripete, non vogliono italiani tra i piedi.
Al Serraj, eredità dei governi PD, non può essere il nostro unico interlocutore e i nostri buoni rapporti con l’Egitto di Al Sisi, vicino ad Haftar e ai russi, vanno usati per cercare un approccio col più stabile degli interlocutori libici.

Dietro l’ipocrisia di una decolonizzazione ormai storicamente acclarata si combattono aspre guerre, per nulla anacronistiche, tra interessi contrapposti su molti scenari tradizionalmente coloniali. Guerre di cui non c’è da stupirsi e che vanno combattute.

Riuscirà il nuovo governo a combatterle e a vincerle non morendo di mal d’Africa?
Tutti ce lo auguriamo, chi lo ha preceduto ha sempre fatto gli interessi del nemico, ma le quinte colonne, oggi come nei giorni di Napolitano, non mancano di certo… e tifano Macron.